È
dal 1993 che il numero degli infermieri che operano nel Servizio sanitario nazionale tende
a contrarsi.
Nellultimo triennio a fronte dei
12.500 neo pensionati annui, solo 3.500 giovani si diplomano ogni anno. Ed è una
quantità assolutamente insufficiente a coprire il fabbisogno di personale, soprattutto
nelle strutture pubbliche ospedaliere e territoriali del Centro-Nord. Anche i ripetuti
tentativi di coprire la carenza con limmissione di personale extracomunitario non
sono stati risolutivi: dal 1999 ad oggi solo 207 infermiere extracomunitare hanno avuto il
riconoscimento del titolo per esercitare in Italia. Cifre ridicole, se paragonate al
fabbisogno reale! Ancora più risibili nella prospettiva di un potenziamento dei servizi
al cittadino come quello indicato dal Piano sanitario nazionale.
Questi dati, forniti da unindagine
della Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi, non sono altro che una conferma delle
comunicazioni Ocse dello scorso anno. Secondo lOcse infatti, lItalia e la
Grecia sono i Paesi nei quali si registra il più basso rapporto tra infermieri e abitanti
e in cui il numero dei medici supera di gran lunga quello degli infermieri. Nel 1998
lItalia aveva 5,9 medici e solo 5,3 infermieri per mille abitanti.
LIrlanda, invece, che ha conquistato
il primo posto della classifica Ocse, può contare su 15,9 infermieri per mille abitanti.
Nonostante lOrganizzazione Mondiale
della Sanità abbia assegnato il secondo posto al nostro Paese nella graduatoria
internazionale per il rendimento globale delle prestazioni sanitarie, il 70% degli
italiani si dichiara soddisfatto dei servizi erogati dal nostro sistema sanitario (Eurisko
2000). Tra le insufficienze denunciate rientra quella della cattiva organizzazione del
personale infermieristico.
Unaltra anomalia rilevata
dallindagine Ipasvi, è che il 20% degli infermieri, in organico al 31 dicembre
2000, ha erogato una quantità ridotta di ore di lavoro rispetto al dovuto contrattuale.
Le cause sono le più svariate, ma il vero problema è che gli assenti non vengono
sostituiti, creando disagi ai malati ed enormi difficoltà sul piano dei carichi di
lavoro, della turnazione e dellorganizzazione delle attività di reparto.
"Una recente ricerca della Società di
consulenza internazionale Kearney ha analizzato che il tempo degli infermieri viene speso
dal 23% al 32% in attività burocratiche amministrative e per meno del 40%
nellassistenza diretta" afferma la Presidente della Federazione Nazionale dei
Collegi Ipasvi, Annalisa Silvestro. "Questo significa che manca assolutamente la
progettazione dei servizi. Per ovviare a questo problema lunica strada percorribile
è valorizzare al massimo la risorsa infermieristica, a partire dallattivazione
della dirigenza infermieristica".