| Gianluigi Restelli sarà il
nuovo segretario generale della Cisl varesina. Per stessa ammissione del segretario
uscente, Giuseppe Sofia, su questa proposta vi è stata la piena unanimità da parte delle
segreterie di categoria. Candidatura riconfermata anche per la Fragassi. La nuova squadra
di dirigenti vede anche una novità: l'integrazione della segreteria con la candidatura di
Sergio Moia, attuale segretario dei metalmeccanici.
(sopra, da sinistra: Restelli, D'Antoni e Sofia)
Unità, questa è l'immagine che la Cisl varesina
vuole dare di sé, anche se nei mesi che hanno preceduto questo sesto congresso non sono
mancate le tensioni interne. Molti delegati presenti hanno salutato con favore l'ingresso
nella segreteria di Sergio Moia (nella foto a
sinistra), già segretario dei metalmeccanici. La
relazione di Sofia sembra mettere comunque tutti d'accordo, e l'invito, rivolto dal
segretario uscente ai delegati, di dare il massimo consenso alla proposta congressuale
sembra non trovare ostacoli di alcun tipo, stante l'accoglienza riservata dai
presenti alle tesi congressuali prospettate dal leader uscente: sviluppo della
concertazione, il lavoro che cambia e le flessibilità contrattate, il modello
contrattuale articolato su due livelli.
La Cisl varesina, chiamata a raccolta nella
Sala Napoleonica delle Ville Ponti, guarda, dunque, al futuro senza dimenticare il
passato. In prima fila c'è chi ha fatto la storia dell'organizzazione sindacale: Emilio
Zeni e Alberto Boldrini. «Mi sembra un discorso coerente quello fatto da Sofia -
dice Zeni- arriviamo a questo sesto congresso uniti. C'è un rinnovamento che è
fisiologico, che porta avanti le radici dell'organizzazione. Il futuro impone nuove
sfide e responsabilità, perché i problemi che affronta oggi il sindacato sono diversi
rispetto al passato. La decisione di allargare la segreteria mi sembra una scelta che va
nella direzione segnata dalla Cisl che fa della partecipazione e della democrazia
allargata due cardini della sua azione sindacale».
Non poteva mancare un riferimento alla
"provincia sindacale mancata", stante la divisione con la consorella Cisl-Ticino
Olona, impegnata anch'essa in un congresso speculare al Museo del Tessile di Busto
Arsizio. Due strutture che si trovano a svolgere il proprio ruolo e a confrontarsi su temi
analoghi, negli stessi luoghi e con gli stessi interlocutori, con il doppio dei
sindacalisti impiegato dalle altre associazioni, con ricadute sulla strategia generale e
sulle risorse finanziarie e umane a disposizione. «Come Cisl Varese - ha concluso
Giuseppe Sofia- abbiamo privilegiato la ragione politica più nobile, che ci ha
aiutato a sostenere l'ipotesi della provincia. Essa è basata sulla consapevolezza che a
fronte di una realtà in cui tutti gli interlocutori sociali, istituzionali e
sindacali sono organizzati su base provinciale, in cui i problemi, i livelli di
confronti contrattuali e di concertazione nonché le grandi opere ed infrastrutture
individuano il loro ambito di trattazione nella provincia, la Cisl rimane invece
organizzata in due strutture nella stessa realtà provinciale. La Cisl regionale sembrava
che potesse condurci all'obbiettivo dell'unificazione, ma non ha avuto il coraggio di
formulare la proposta di ricostituzione della provincia, spiegando che questo
congresso non poteva decidere sugli assetti del comprensorio, impegnandosi però a
riaprire la discussione sull'argomento il giorno dopo il congresso, con il primo consiglio
generale dell'Usr utile».
|