| «"Cronaca
Prealpina" apre la propria edizione con un editoriale del sottosegretario agli
interni Giorgio Pini, il giornalista del Duce, dal titolo l'intransigenza che vale [...]
Mentre Pini sostiene che il fascismo ha ancora energie per resistere e per rinascere,
Mussolini, lo stesso giorno, lascia Milano, chi crede per la Svizzera, chi verso
l'inesistente "Ridotto alpino valtellinese" per "la bella morte"
sognata da Pavolini nell'estrema battaglia della vita. I gerarchi, dal canto loro, sono
alla caccia di un luogo sicuro in cui nascondersi; le prefetture, le questure, i presidi
della Gnr si stanno svuotando rapidamente. Gli anglo-americani, frattanto, travolte le
ultime deboli resistenze dei fascisti sono penetrati in quasi tutte le città lombarde. I
bombardamenti mietono ancora vittime: Enrico Banfi di 39 anni è l'ultimo caduto varesino.
E' la tragedia ma alcune apparenze sembrano nasconderla: sorgono i nuclei ausiliari di
sicurezza per prevenire i furti; c'è chi ha coraggio ancora di promettere un'indennità
speciale di 500 lire oltre il salario in busta paga; in molti uffici pubblici e
privati il lavoro continua regolarmente [...] All'alba
di questa giornata che passerà alla storia ma ce per molti versi appare del tutto simile
alle altre, giunge a Giuseppe Macchi (Claudio), il comandante della 121ma Brigata
Garibaldi "Walter Marcobi" l'ordine dell'insurrezione generale»1
(sopra: il Comandante
"Claudio")
Comincia così uno degli ultimi capitoli
del bellissimo libro del giornalista-storico Franco Giannantoni: Fascismo, Guerra e
società nella Repubblica sociale italiana - Varese 1943-45. In quel capitolo,
intitolato "la resa", Giannantoni descrive il clima che si respirava in
città il 25 aprile del 1945. Subito dopo l'ordine pervenuto al comandante
"Claudio", scatta l'offensiva finale dei partigiani. Busto Arsizio sarà la
prima città della Lombardia ad essere liberata, la voce della Resistenza si diffonde
attraverso Radio Busto Arsizio libera, ex voce "nera" del regime. La
colonna tedesca, guidata dal Colonnello Stamm, viene fermata sul Ticino. A Varese gli
ultimi focolai del regime si arrendono di fronte agli uomini della Marcobi e della
Matteotti. Nel sud della provincia ci sono brevi e intensi scontri con i nazifascisti in
fuga. A Uboldo sette partigiani della 183a Brigata Garibaldi rimangono vittime
di una trappola di una colonna nazifascista.
A varese nella scuola "Felicita Morandi" è asserragliata la Brigata nera
"Gervasini", che ingaggerà con gli uomini della Marcobi, prima della resa, uno
scontro a fuoco che durerà tutta la notte, fino al 26 aprile.
I partigiani controllano quasi tutto il
territorio, compresi i varchi verso la Svizzera pattugliati da gruppi misti formati da
partigiani e finanzieri. Ad uno ad uno si arrendono i rappresentanti del regime, compresi
i paracadutisti agli ordini del tenente colonnello Edvino Dalmas, di stanza a Tradate,
mentre sul confine vengono bloccati personaggi eccellenti dell'Italia fascista. Il centro
di Varese viene invaso dalla folla festeggiante: è arrivata la libertà.
1Franco Giannantoni, Fascismo,
Guerra e società nella Repubblica sociale italiana - Varese 1943-45, Milano 1999,
Franco Angeli, pp 868
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