| E' in Italia solo per alcuni giorni,
accolto dall'affetto dei suoi amici varesini che hanno messo in piedi anche una
associazione per sostenerlo nella sua opera di pastore di anime africane. Don Emilio
Patriarca passerà qualche giorno con i suoi concittadini pensando alla situazione che ha
lasciato nel suo paese di adozione:"Ora in Zambia la situazione politica è calda:
c'è il problema della terza legislazione del presidente della repubblica Chiluba, che per
la costituzione sarebbe vietata. C'è però, da alcuni mesi a questa parte, un movimento,
forse fomentato dal presidente, che chiede una modifica alla costituzione per permettere a
Chiluba il terzo mandato. Molti nella società civile non sono d'accordo: la chiesa
cattolica ha preso apertamente posizione, ma anche altre organizzazioni non governative,
alcuni ministri e lo stesso vicepresidente si sono schierati contro questa prospettiva. Si
tratta di un problema di giustizia, che sta prendendo una piega di lotta tra tribù: i
Memba infatti sostengono il loro presidente e appoggiano l'ipotesi del suo terzo mandato.
I tonga, invece, lo avversano".
Quella delle lotte tribali in Zambia è una
situazione in qualche modo paragonabile a situazione più vicine a noi?
"No, si tratta di concetti e situazioni profondamente dissimili: quando parliamo di
tribù parliamo proprio di popoli diversi, che parlano lingue diverse. Penso che non si
possa paragonare la loro situazione alle differenze regionali di qui... forse a queste
latitudini è più paragonabile alla situazione dell'ex Jugoslavia: ci possono essere anni
di relativa calma, ma la lotta tra gruppi può scoppiare all'improvviso e molto
facilmente. La questione scoppiata a Mazabuka proveniva da lontano, e probabilmente è
diventata più critica anche a causa dei parroci precedenti. Ma la diatriba è scoppiata,
per motivi relativamente piccoli come la lingua dei canti durante la messa, quando in
parrocchia c'erano due preti bravi (di cui uno zambiano e uno di Besozzo, don Maurizio
Canclini, n.d.r.)". Così mi sono sentito di scrivere quella lettera, di comunicare in un
incontro il mio dispiacere e di esternare la mia decisione di ritirare i due preti dalla
parrocchia. I parrocchiani hanno compreso in fretta, hanno trovato un accordo tra
loro e i preti sono tornati a lavorare lì, tra le ovazioni da stadio della gente"
L'impressione, dai suoi racconti, è che in
Zambia la chiesa si "sporchi di più le mani" con le faccende del mondo, che in
fondo "faccia politica" come non avviene in occidente....
"Lì siamo in un contesto dove la chiesa è voce di coloro che non possono parlare:
perciò può e deve far valere i principi di giustizia e pace. La Chiesa non si sostiene
un partito o l'altro, noi ci limitiamo a segnalare delle esigenze inderogabili di
giustizia, come il dovere dello stato di occuparsi del problema sanitario dei suoi
cittadini o il rispetto della Costituzione. D'altra parte, i concetti di giustizia, pace e
politica, molto spesso viaggiano insieme. E in quel contesto la chiesa può fare un lavoro
consapevole".
Il suo lavoro pastorale in Zambia risente dei legami con la
diocesi di provenienza? "La diocesi di Milano collabora in due diocesi dello
Zambia sia economicamente sia attraverso l'esperienza dei preti che sono lì. Nella
diocesi di Monze ci sono quattro parrocchie rette da sacerdoti diocesani: quello che
vorrò chiedere al cardinale sarà un ulteriore aiuto in questo senso. La maggior parte
dei sacerdoti zambiani - e a giugno ne saranno ordinati ben nove, su un totale di 15 -
sono di fresca ordinazione, non più di quattro anni. A fianco a loro c'è bisogno di
preti maturi, con forte esperienza pastorale. Sacerdoti che accettino di condividere
l'esperienza con i sacerdoti locali, per introdurre i giovani alla pastorale, per crearne
uno stile. Stiamo inoltre attuando un programma pastorale, che porterà al centenario -
nel 2005 - della evangelizzazione dello Zambia meridionale che si ispira a quelli del
cardinal Martini, incentrato sull'eucaristia come luogo di incontro di una comunità e
sulla missione".
Sentiamo tra le notizie di cronaca quelle che
riguardano le decisioni sui farmaci per l'aids per l'Africa: com'è la situazione dalle
sue parti?
"L'Aids in Zambia è un problema altissimo: l'incidenza
della malattia è di circa un malato su ogni sei cittadini, un problema che ha grandi
effetti sulla società. Gli insegnanti, per esempio, sono stati decimati: solo nel 2000
sono morti in 1300. E' in atto un impegno per ottenere medicine anti aids a costo
inferiore, e questo è importante, ma lì non mancano solo le medicine specifiche per
l'Aids, mancano anche quelle più semplici: lì la situazione degli ospedali è
drammatica. L'aids, per esempio, è una malattia che si sta diffondendo in maniera
seriamente preoccupante, che aumenta la già enorme fila degli orfani,ma non è ancora
quella che uccide di più: è la malaria ancora la prima causa di morte. Solo la settimana
scorsa nel principale ospedale della mia diocesi sono morti di malaria 15 bambini"
Don Emilio Patriarca sarà tra i suoi vecchi
concittadini mercoledì 25 aprile dalle 16.15 alle 22, in una giornata molto intensa di
incontro che prevede innanzitutto un incontro dove don Emilio racconterà degli ultimi
avvenimenti in Africa. Alle 18.30 ci sarà una messa celebrata anche dal vescovo di Monze,
poi ci sarà un cena, offerta su prenotazione, dagli scout di Varese.
Per informazioni e sostegno:
Associazione Amici di Mons. Emilio Patriarca
piazza Canonica 7 21100 Varese
tel.0332.236019 - fax. 0332.236370
conto corrente Banca Popolare di Bergamo Credito Varesino n.57509 - cab 10801 - abi
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