Il lavoro cambia e con esso le modalità di approccio al mondo
dell'occupazione. Le nuove formule lavorative sono sempre più collegate all'evoluzione
del mercato e richiedono una disciplina particolare, sia a livello di tutele nei confronti
del lavoratore che di impegno da parte del datore di lavoro nel rispettare le nuove
identità lavorative prive di una disciplina precisa. Ed è per questo che proprio una
delle forme di protezione dei lavoratori "atipici" è rappresentata
dall'attività di NIDIL-CGIL, un servizio attivo da tre anni presso le Camere del Lavoro
di tutta Italia.
A Varese siamo andati a fare qualche domanda su come cambia il lavoro a Garrì Frank,
responsabile cittadino del servizio.
Quali sono, Garrì, i dati relativi ai lavoratori che possono definirsi
"atipici" in provincia?
"Parliamo di dati che si aggirano attorno al 10% della forza lavoro in tutto
il territorio provinciale, rispecchiando una tendenza che già da tempo indica questa
tipologia di lavoratori in netto aumento rispetto a quelli "tradizionali", a
tempo indeterminato insomma".
Da quali fattori dipende una situazione di questo tipo?
"Il fatto che circa l'80% dei nuovi accessi nel mondo del lavoro sia
rappresentato da figure atipiche è sintomatico di una situazione che consiste
nell'esigenza, da parte dei datori di lavoro, di un alleggerimento degli oneri
contributivi e del costo del lavoro in generale, così da offrire impieghi a neolaureati o
a chi ha un primo contatto col lavoro e che spesso è costretto ad accettare la formula
della collaborazione come unico strumento per entrare nel mondo del lavoro.
Una sorta di ribaltamento dell'ingresso nel mondo del lavoro che dal tradizionale
contratto a tempo indeterminato - l'assunzione - si è trasformato a tempo
determinato".
Sui giornali si legge però che la recente Legge Finanziaria ha di fatto parificato
le collaborazioni coordinate e continuative con il lavoro subordinato...
"Questo è vero per quanto riguarda l'aspetto fiscale, che di fatto assimila
nel collegato alla Legge Finanziaria 2000 il collaboratore al lavoratore subordinato e
attua di fatto - con la Legge Finanziaria 2001 - alcuni benefici economici per tutti i
redditi fino a 60 milioni annui.
Rimangono però aperte tutte le considerazioni da fare vuoi sotto il profilo delle
tutele del lavoratore (vedi ad esempio malattia, ferie, tredicesima, TFR ecc.) vuoi a
livello previdenziale, fattori che si concretano nella frequente inesistenza di contratti
scritti in cui figuri l'oggetto della prestazione, il compenso, la durata del rapporto;
insomma tutta quella serie di garanzie implicite in un contratto di lavoro
subordinato".
Quale sarà il futuro di queste tipologie di lavoratori e che ruolo avrà il
sindacato?
"Direi che oltre all'aspetto fiscale di cui abbiamo parlato, sul piano delle
tutele è in via di approvazione in Parlamento un Disegno di Legge che una volta
promulgato potrà garantire una serie di diritti e tutele che oggi mancano e che
renderanno il rapporto di lavoro più definito e al di fuori di quella pressoché assenza
di regole in cui oggi versa. In quest'ottica il sindacato ha e avrà una posizione
fondamentale a livello di consulenza giuridico-legale nel consigliare il lavoratore circa
la strada migliore per tutelare la propria posizione ed effettuare le debite pressioni
presso il committente affinché vengano garantiti ed applicati i diritti derivati dalla
normativa sopra menzionata".