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07/06/07

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Basket xxx – Contro Roma Roosters in ginocchio 91-101
Aria di retrocessione a Varese

L'emblema degli attuali Roosters è Albertone Burditt appena terminata la partita; seduto contro il muro,   fuori dagli spogliatoi con la testa tra le mani. Come se stasera fosse successo qualcosa di grosso; qualcosa si fosse rotto. Non è successo niente di grave: "la luce si è spenta" commenta Lombardi. Ecco, si! Si è spenta, ma già da un pò. Stasera è solo la terza conferma consecutiva. La prova che anche l'effetto Lombardi si è vaporizzato, non ha resistito ad un tempo lungo; ha piuttosto, subito l'effetto Bianchini dello scorso anno. Squadra sfilacciata, irascibile, timorosa e a tratti penosa. L'effetto "urlo" di Dadone ha fatto il suo tempo.  Nessuno lo ascolta e forse nessuno lo teme. Sicuramente nessuno ne subisce più l'influsso benefico. Di certo non lo sente più Jones, allarmante nella sua definitiva latitanza dal gioco. E il caso del giocatore americano, fino a poche giornate fa un buon acquisto, sta diventando un problema dai risvolti nefasti per la squadra. Lombardi non si sbilancia nelle diagnosi: si limita a sottolineare ancora le precarie condizioni di Cazzaniga, di Di Giuliomaria e, appunto, la crisi di Jones. Sembrano, a dire il vero, delle giustificazioni non probanti. I problemi sono ben oltre e ben altri. E sono i soliti. Non ultimo, a nostro parere, il continuo, suicida insistere sui lunghi minutaggi di play e pivot, Pozzecco e Burditt. E se Pozzecco   va a molla, seguendo la imprevedibile sinusoide del suo temperamento - anche stasera in ogni caso 37 punti per lui - le forze di Burditt, e ormai le dimostrazioni sul campo sono numerose, da devastanti nel primo tempo, scemano paurosamente alla lunga rendendolo di fatto poco utile alla causa comune. Nessun appunto ai giocatori. E' solo palese che di lucidità alla fine sia l'uno che l'altro ne abbiano ben poca. E così rimarcando le solite cose: assenza del tiro pesante, eccessivo carico sugli stessi giocatori, scarsa personalità di fondo del collettivo, anche la sfida di stasera con una Roma lanciata all'inseguimento della Kinder capolista, si risolve in una brutale conferma delle limitate ambizioni della squadra. Solo per cinque minuti, nel corso del terzo quarto, i galletti paiono all'altezza della situazione riacciuffando una Adr sin lì sempre avanti anche con 15 punti di vantaggio. Lombardi chiama la zona, temeraria contro le bocche da fuoco di Roma che dispone di un ispiratissimo Espil (37 punti per lui, con 7/13 dal perimetro), di un buon Marcaccini, di Tonolli e di Allen, tutta gente che non ha paura di provare e che in media la mette. Pochi minuti di assestamento poi l'adeguamento della difesa varesina trova il suo effetto. Roma si blocca, dall'altra parte in una vampata d'orgoglio tutto il quintetto dei Roosters riesce miracolosamente a trovare la via del canestro. Un parziale di 11-0 riporta la sfida in una insperata parità. Ma è giusto un lampo: Lombardi, inspegabilmente, a parere nostro, altera il quintetto che con Di Giuliomaria e Vescovi, di sostegno a Burditt, riusciva a bloccare le penetrazioni e i tiri esterni. Rimette lo stralunato Jones e la difesa si perde. Due bombe di Allen ed Espil ricacciano in un amen indietro Varese. Il treno della vittoria non ripasserà più. Roma riprende il controllo della situazione; cioè ribadendo il suo basket veloce, fatto di rapidi spostamenti della palla, poche forzature e tanti tiri facili approfittando di una difesa oratoriale, per lo più, molle e senza coesione. Varese rischierebbe tracolli di proporzioni anche maggiori se Pozzecco non facesse il suo solito corri e tira dei momenti d'emergenza. E' lui che tiene il vantaggio entro proporzioni ridotte. Ma ancora una volta le colpe di una gestione eccessivamente personalistica del suo ruolo coincidono con le responsabilità di un insieme di squadra che non darebbe sicurezze e che non garantisce e punti e cattiveria nemmeno a pregare. Spento l'ultimo ardore, tutto il nervosismo e la frustrazione escono allo scoperto: le occhiataccie reciproche fioccano, i gesti di stizza non si contano, gli errori di stanchezza e di sfiducia si ripetono. E mentre Cantù approfitta della crisi Paf per tornare a respirare. Varese si ritrova ultima, in coabitazione. Non è un bel risveglio dopo le illusioni recenti. Lombardi invoca il rinforzo, la società non risponde. Domenica il derby al Pianella potrà dire con un pò meno di dubbi se l'organico attuale di Varese è davvero, come al momento sembra, il peggiore della A1. Potrà dire se Varese, come al momento sembra, è la squadra più vicina alla retrocessione.      

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