Si chiama Cristina
Cini e fa parte della sezione arbitrale di Firenze. Domenica sarà della terna arbitrale,
come guardalinee, che scenderà sul terreno del Franco Ossola. Non che sia una
novità, visto che sono ormai dieci anni che l'AIA ha spalancato i battenti alle
"gonnelle nere". Ma è ancora un'eccezione, considerato il numero esiguo di
fischietti rosa presenti sui campi di calcio e le difficoltà che incontrano per arrivare
ad arbitrare tra i professionisti. Cristina Cini, guardalinee in serie C, rappresenta la
punta di diamante delle donne arbitro.
Di strada se ne è fatta molta da quando l'emiliana Luana Ercolessi chiese, circa
vent'anni fa, di entrare nell'Associazione arbitri. Luana non ci riuscì nemmeno
ricorrendo alla magistratura. La sua battaglia di principio servì pero' a chi, come
Cristina, arrivò alla passione del fischietto qualche anno dopo. In Europa abbiamo dei precedenti illustri e i paesi francofoni
sembrano essere come al solito i primi a cogliere i sintomi rivoluzionari presenti nella
storia, come nel caso della bella Nicole Petignat- recentemente
insignita del
Premio Cantello - apprezzato arbitro internazionale. La prima della classe è
stata però la sua collega e compatriota Ghislaine
Peron Labbè che, il 2 novembre 1999, come guardalinee, ha arbitrato, in Coppa Uefa, la
gara Bologna-Anderlecht. Certo, la data non era delle più propizie, ma tutto andò
secondo copione, con l'arbitro Bre soddisfatto della collega. "Oui, je suis madame
Ghislaine Peron Labbe", avrebbe risposto, per niente intimorita, ad un giornalista
curioso. Lei d'altronde era abituata ad arbitrare, nella massima serie francese, quasi
ogni domenica.
Sul problema degli epiteti, non c'è da preoccuparsi e non è il caso di fare esempi. I
tifosi sapranno trovare degni sinonimi nel loro colorito campionario linguistico.
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