| Leggo sul Vostro quotidiano la
dichiarazione di Sergio Moia, Segretario generale della FIM comprensorio Varese Laghi, che
polemizza con una mia recente intervista nella quale riaffermavo le posizioni della CISL
Ticino Olona sul tema dell'autonomia dell'Alto Milanese, tesi non nuove e ribadite più
volte anche dal mio predecessore Giovanni Pedrinelli. Le
motivazioni che ci spingono a riproporre quegli argomenti non sono certo il frutto di una
mentalità nostalgica. Non le ripresentiamo ricordando il passato, che pure ha la sua
importanza, ma riflettendo sulla situazione presente e con un occhio al prossimo futuro.
Il territorio dell'Alto Milanese sta attraversando cambiamenti significativi che ne stanno
mutando la composizione sociale e il sistema produttivo che, tradizionalmente, ne hanno
retto le sorti economiche, nei periodi gloriosi dello sviluppo industriale e nelle
difficoltà più recenti, stigmatizzate dal riconoscimento di area a declino industriale
obiettivo 2, dallU.E. Alla riduzione di peso del settore industriale, che pure
rimane una risorsa essenziale del territorio, si contrappone uno sviluppo dei servizi, in
particolare di quelli legati alla nascita di grandi infrastrutture. Malpensa duemila, il
decentramento della fiera campionaria di Milano, la prossima nascita del polo fieristico
di Busto Arsizio comporteranno una mutazione dell'Alto Milanese. Una mutazione che
produrrà molte opportunità per lo sviluppo del territorio ma che avrà anche conseguenze
negative per i lavoratori e i cittadini del comprensorio. Conseguenze che riguardano
l'ambiente, la viabilità, l'ordine pubblico, la vivibilità nel suo complesso. Alcuni
segnali d'allarme sono già presenti. Si manifestano, ad esempio, nella perenne
conflittualità tra gli enti locali adiacenti a Malpensa, giustamente preoccupati per
l'impatto ambientale determinato dall'aeroporto, e la dirigenza aeroportuale che ha il
problema di gestire e di sviluppare un'infrastruttura che è unimportante risorsa
per tutto il paese. Sono visibili nelle difficoltà che, dopo l'apertura di Malpensa, sta
vivendo la casa circondariale di Busto, che si è trovata improvvisamente a dover
affrontare un incremento di detenuti, ben oltre le possibilità di capienza della
struttura (400 reclusi contro i 200 fisiologici). Anche il settore industriale sta
innovandosi, vedi l'esempio Franco Tosi, determinando nuove tensioni sul mercato del
lavoro. Mancano figure specializzate e operai in genere, mentre permane una disoccupazione
strutturale, superiore alla media regionale, che non trova sbocchi se non nel lavoro
marginale o precario. C'è bisogno di nuovi immigrati per i lavori manuali, ma questo
determina una grave tensione abitativa (vedi problema area Cantoni di Legnano). E potrei
continuare.
Tutti questi problemi riguardano un bacino molto omogeneo, una
grande città ipotetica che va da Legnano a Gallarate, passando da Busto e Castellanza e
che coinvolge anche il Saronnese, che rischia di subirli senza trovare udienza nei palazzi
dove vengono prese le decisioni. Per questa ragione sono importanti i due patti
territoriali, anzi, sarebbe ragionevole che venissero unificati. Temi complessi di questa
portata, che comprendono lo sviluppo delle infrastrutture e dei centri d'eccellenza, le
trasformazioni del mercato del lavoro, il monitoraggio e la promozione delle conoscenze e
delle professionalità, il governo dell'ordine pubblico, le nuove povertà, l'accoglienza
e l'integrazione degli immigrati, eccetera, non possono venire governati solo con gli
strumenti tradizionali. Occorre sviluppare i tavoli di concertazione locale, far vivere
una coalizione territoriale che superi i campanilismi e le barriere determinate dai vecchi
e, questi si, obsoleti, confini istituzionali. Che l'affermazione di questa coalizione,
oggi purtroppo ancora ipotetica, produca, nello sviluppo del processo, anche la nascita di
una provincia è, non solo per me, auspicabile. Com'è noto la CISL, a novembre, ha
organizzato un convegno su questi temi che ha visto un grande interesse da parte delle
forze istituzionali e sociali chiamate in causa. E' significativo che i rappresentanti di
Legnano, Busto, Gallarate e Castellanza, chiamati finalmente a confrontarsi, si siano
trovati d'accordo sulla necessità di sviluppare una maggiore coesione dellAlto
Milanese. La documentazione presentata nel corso del convegno è reperibile nel nostro
sito http://www.cislticinoolona.org
Ho già abusato dello spazio e non proseguo, anche se avrei molte
altre cose da dire. Mi concedo soltanto una breve battuta sui problemi interni alla CISL,
sollevati da Moia, ben sapendo che non è un organo di stampa il luogo più idoneo per
affrontarli. Mi limito a ricordare al segretario varesino della FIM che la mia elezione è
avvenuta con il 90% dei consensi. Che tutte le categorie, meno la FIM beninteso,
sostengono le tesi qui da me espresse. Che la CISL del Ticino Olona negli ultimi dieci
anni si è sviluppata, aumentando di quasi diecimila iscritti, in gran parte
nell'industria e nel terziario, che è stata presente da protagonista su tutti i tavoli
aziendali e istituzionali. Sull'Aventino, noi, non ci siamo mai stati e non ci saremo
nemmeno negli anni futuri, con buona pace di Sergio Moia.
Grazie dell'ospitalità.
Luigi Maffezzoli
Segretario Generale CISL Ticino Olona
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