Torna alla
zona sud

E-mail


Ore 16.30.53
Giorno
07/06/07
Il forum per esprimere il proprio parere

Occorre riunire la Cisl e non proporre nuove province 

Maffezzoli per una politica di continuità

Busto Arsizio  - Il segretario della Cisl Ticino Olona spiega perché vede con favore lo sviluppo di una nuova provincia
Venti di secessione nel sud della provincia

Leggo sul Vostro quotidiano la dichiarazione di Sergio Moia, Segretario generale della FIM comprensorio Varese Laghi, che polemizza con una mia recente intervista nella quale riaffermavo le posizioni della CISL Ticino Olona sul tema dell'autonomia dell'Alto Milanese, tesi non nuove e ribadite più volte anche dal mio predecessore Giovanni Pedrinelli.

Le motivazioni che ci spingono a riproporre quegli argomenti non sono certo il frutto di una mentalità nostalgica. Non le ripresentiamo ricordando il passato, che pure ha la sua importanza, ma riflettendo sulla situazione presente e con un occhio al prossimo futuro. Il territorio dell'Alto Milanese sta attraversando cambiamenti significativi che ne stanno mutando la composizione sociale e il sistema produttivo che, tradizionalmente, ne hanno retto le sorti economiche, nei periodi gloriosi dello sviluppo industriale e nelle difficoltà più recenti, stigmatizzate dal riconoscimento di area a declino industriale obiettivo 2, dall’U.E. Alla riduzione di peso del settore industriale, che pure rimane una risorsa essenziale del territorio, si contrappone uno sviluppo dei servizi, in particolare di quelli legati alla nascita di grandi infrastrutture. Malpensa duemila, il decentramento della fiera campionaria di Milano, la prossima nascita del polo fieristico di Busto Arsizio comporteranno una mutazione dell'Alto Milanese. Una mutazione che produrrà molte opportunità per lo sviluppo del territorio ma che avrà anche conseguenze negative per i lavoratori e i cittadini del comprensorio. Conseguenze che riguardano l'ambiente, la viabilità, l'ordine pubblico, la vivibilità nel suo complesso. Alcuni segnali d'allarme sono già presenti. Si manifestano, ad esempio, nella perenne conflittualità tra gli enti locali adiacenti a Malpensa, giustamente preoccupati per l'impatto ambientale determinato dall'aeroporto, e la dirigenza aeroportuale che ha il problema di gestire e di sviluppare un'infrastruttura che è un’importante risorsa per tutto il paese. Sono visibili nelle difficoltà che, dopo l'apertura di Malpensa, sta vivendo la casa circondariale di Busto, che si è trovata improvvisamente a dover affrontare un incremento di detenuti, ben oltre le possibilità di capienza della struttura (400 reclusi contro i 200 fisiologici). Anche il settore industriale sta innovandosi, vedi l'esempio Franco Tosi, determinando nuove tensioni sul mercato del lavoro. Mancano figure specializzate e operai in genere, mentre permane una disoccupazione strutturale, superiore alla media regionale, che non trova sbocchi se non nel lavoro marginale o precario. C'è bisogno di nuovi immigrati per i lavori manuali, ma questo determina una grave tensione abitativa (vedi problema area Cantoni di Legnano). E potrei continuare.

Tutti questi problemi riguardano un bacino molto omogeneo, una grande città ipotetica che va da Legnano a Gallarate, passando da Busto e Castellanza e che coinvolge anche il Saronnese, che rischia di subirli senza trovare udienza nei palazzi dove vengono prese le decisioni. Per questa ragione sono importanti i due patti territoriali, anzi, sarebbe ragionevole che venissero unificati. Temi complessi di questa portata, che comprendono lo sviluppo delle infrastrutture e dei centri d'eccellenza, le trasformazioni del mercato del lavoro, il monitoraggio e la promozione delle conoscenze e delle professionalità, il governo dell'ordine pubblico, le nuove povertà, l'accoglienza e l'integrazione degli immigrati, eccetera, non possono venire governati solo con gli strumenti tradizionali. Occorre sviluppare i tavoli di concertazione locale, far vivere una coalizione territoriale che superi i campanilismi e le barriere determinate dai vecchi e, questi si, obsoleti, confini istituzionali. Che l'affermazione di questa coalizione, oggi purtroppo ancora ipotetica, produca, nello sviluppo del processo, anche la nascita di una provincia è, non solo per me, auspicabile. Com'è noto la CISL, a novembre, ha organizzato un convegno su questi temi che ha visto un grande interesse da parte delle forze istituzionali e sociali chiamate in causa. E' significativo che i rappresentanti di Legnano, Busto, Gallarate e Castellanza, chiamati finalmente a confrontarsi, si siano trovati d'accordo sulla necessità di sviluppare una maggiore coesione dell’Alto Milanese. La documentazione presentata nel corso del convegno è reperibile nel nostro sito http://www.cislticinoolona.org

Ho già abusato dello spazio e non proseguo, anche se avrei molte altre cose da dire. Mi concedo soltanto una breve battuta sui problemi interni alla CISL, sollevati da Moia, ben sapendo che non è un organo di stampa il luogo più idoneo per affrontarli. Mi limito a ricordare al segretario varesino della FIM che la mia elezione è avvenuta con il 90% dei consensi. Che tutte le categorie, meno la FIM beninteso, sostengono le tesi qui da me espresse. Che la CISL del Ticino Olona negli ultimi dieci anni si è sviluppata, aumentando di quasi diecimila iscritti, in gran parte nell'industria e nel terziario, che è stata presente da protagonista su tutti i tavoli aziendali e istituzionali. Sull'Aventino, noi, non ci siamo mai stati e non ci saremo nemmeno negli anni futuri, con buona pace di Sergio Moia.

Grazie dell'ospitalità.

Luigi Maffezzoli
Segretario Generale CISL Ticino Olona

Torna all'inizio dell'articolo