| E stata una telefonata a
far scattare lallarme. Il telefono questa volta non solo allunga la vita, come
pubblicità insegna, ma riesce anche a sventare una rapina. Alle 10.30 di questa mattina,
al Credito Italiano, di via Alberto da Giussano, una funzionaria, al telefono con la
propria mamma, ha il tempo di mormorare "una rapina
una rapina" prima di
riappendere. Prontamente, dallaltra parte del filo, la donna avverte il 113. Scatta,
nel frattempo, anche lallarme della banca, mentre i due rapinatori, Marco Saccani, 27 anni, e Roberto Amante di 31 anni, puntando le armi contro due clienti della banca, fanno man bassa
del denaro disponibile. Tutte le volanti di polizia
e carabinieri disponibili, in perfetta azione sincronizzata, arrivano in zona. Lo stile
della regia è irreprensibile. Mentre i due rapinatori escono dalla banca con le sacche
stracolme 140 milioni in banconote di vario taglio e le pistole in pugno
partono i primi colpi intimidatori, in aria. Presi dal panico i due rapinatori abbandono
il bottino e lasciano cadere le pistole cariche con i colpi in canna una beretta
automatica 7,65 risultato poi, rubata a Milano nel 98 e una Smith&Wesson 38
special con il numero di serie cancellato e cercano scampo nella fuga, mentre il
complice che li attendeva in macchina, li abbandona, decidendo per una egoistica e
solitaria ritirata.
Stretti nella morsa attuata dalle forze dellordine,
che chiudono ogni possibilità di uscita, i rapinatori imboccano via Cattaneo e si
rifugiano in un palazzo. Nel frattempo sul posto intervengono anche il vice- questore
Luigi Mauriello e il capitano dei carabinieri Pierpaolo Mason a coordinare, direttamente,
loperazione.
Scatta lazione setaccio, iniziando dai sotterranei,
perquisendo ogni angolo delledificio, con decisione e fermezza, gli agenti riescono
a catturare i due delinquenti barricati allultimo piano del palazzo, in un
appartamento in ristrutturazione, insieme ai due muratori che lavoravano allinterno.
"La tempestività dellintervento, sia di
polizia, sia di carabinieri spiega con soddisfazione Luigi Mauriello, nel corso
della conferenza-stampa indetta con rapidità - che sono presenti sul territorio ed
inseriti in maniera capillare, nei limiti di possibilità che consentono gli organici,
sono intervenuti in maniera efficace". "Il commissariato è stato svuotato in un
attimo aggiunge Pierpaolo Mason - tutti gli uomini presenti e disponibili si sono
catapultati nella zona dintervento permettendo, così, la piena riuscita del piano
di cattura".
Amante Roberto, nato a Rho il 1 settembre
'69, e Zaccagni Marco, nato a Milano il
1 luglio del '73 entrambi residenti a Milano e già arrestati per reati contro la persona
e il patrimonio, sono al moneto sotto interrogatorio
mentre si cerca di rintracciare il terzo uomo.
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