| Due anni di fitte indagini.
Una trama costruita con cura e lavoro certosino. Da qui il nome dell'operazione Penelope
che questa mattina ha portato all'emissione di 13 ordinanze di custodia cautelare, di cui
due comunicate in carcere, e a 54 decreti di perquisizione. A sgominare il fiorente
traffico di stupefecanti è stata la Squadra Mobile di Varese coordinata dal pubblico
ministero di Busto Arsizio Roberto Craveia.
Nell'agosto del '98 sono partite le indagini che hanno ricostruito l'organigramma di
un'organizzazione legata a clan della malavita calabrese per rifornire di cocaina i
mercati del bustocco e di altre città del nord Italia: da Novara ad Alessandria, a
Trento, Bolzano, e Lecco.
Personaggio di spicco è Franco Giordano, vecchia conoscenza delle forze dell'ordine
considerato vicino alla famiglia Arena di Isola di Capo Rizzuto. Giordano si era da poco
trasferito a Gazzada da Solbiate Olona dove in questi due anni è stato notato più volte
utilizzare la propria abitazione come punto di raccolta, raffinazione e smistamento della
cocaina.
Altro personaggio di rilievo è Daniele Viviani,
arrestato proprio due giorni fa nel corso di un'operazione di controllo in un bar di
Olgiate Olona dove era stato trovato in possesso di una pistola con la matricola abrasa e
il colpo in canna.
Tredici uomini, di cui due incensurati, non legati tra loro da un vincolo gerarchico che
avevano rapporti con la famiglia Gattini di Lamezia.
Un traffico di cocaina di svariate centinaia di milioni che permetteva ai gestori di
condurre una vita tra lussi e sprechi.
Almeno 500 i capi d'imputazione formulati: dal traffico allo spaccio, alla detenzione,
alla raffinazione, al trasporto di droga e al traffico di armi. Ad aggravare la loro
posizione anche l'accusa di aver preteso prestazioni sessuali da alcune acquirenti.
Le indagini sono ancora in corso: prove schiaccianti risulterebbero a carico dei 54
indagati, mentre si sta valutando la posizione di un'altra trentina di persone.
L'operazione Penelope se da un lato conferma le
preoccupazioni sull'intensificazione di attività criminali legate Malpensa, dall'altro
smentisce la presenza di organizzazioni malavitose stanziali. Sul nostro territorio sono
presenti cosidette "teste di ponte", personaggi indipendenti in contatto con le
grandi famiglie del sud per fornir loro appoggio logistico.
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