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07/06/07

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Musica - Laura Escalada, moglie del Maestro argentino Astor Piazzolla, è in Italia. Martedì 20 sarà presente presso la Sala Sopracenerina in Piazza Grande a Locarno per il triplo concerto dedicato alla figura di Astor Piazzolla
Il Maestro Astor negli occhi di Laura

È una bella donna, Laura Escalada Piazzolla. I lineamenti gentili e gli occhi sfavillanti, una forza e una gioia di vivere travolgenti. Parla a ruota libera di tutto, dell'Argentina, della musica, dei suoi viaggi e del Grammy Awards, appena ricevuto dal disco di Yo-Yo Ma.
Però è solo quando parla dell'amato Astor che la sua voce cambia e   i suoi occhi diventano ancor più luminosi. «Ci siamo conosciuti nel 1976 - dice- e siamo rimasti insieme fino al 1992. Sedici anni». Faceva la cantante lirica, quando lo ha conosciuto. Ha lasciato tutto per lui. Lo ha seguito in capo al mondo, tournée dopo tournée, condividendo con il geniale musicista ogni momento. Ha vissuto per lui e con lui, e continua a farlo tuttora.
Perché la decisione di dare vita a una Fondazione?
«Astor mi ha dato tutto, e la Fundacion International a lui dedicata vuole essere un piccolo segno di riconoscenza oltre che di continuità della sua opera. Il mio quintetto lo porta ancora nel mondo e il mondo risponde sempre. Piazzolla è un genio riconosciuto della musica del novecento, un patrimonio culturale che non si può disperdere.
Astor ha avuto più riconoscimenti all'estero che in patria. L'Europa e gli Stati Uniti lo hanno amato e gli hanno attribuito il giusto peso nel panorama musicale. La fondazione non riceve aiuti e riconoscimenti ufficiali da parte delle istituzioni argentine. Io e pochi amici ci occupiamo di tutto, organizzare tournée e conferenze nel mondo».
Nessuno è profeta in patria
«Questa è una frase che non sopporto, che ho cancellato dal mio frasario. È tremendamente triste pensare che un artista non possa essere profeta nella sua terra. Anche se poi nella realtà dei fatti è andata così. Astor genio riconosciuto nel mondo, ma non completamente nel suo paese».
È anche per questo motivo che per molto tempo avete vissuto all'estero?
«La scelta di vivere per un lungo periodo a Parigi, ha molte ragioni. Certamente il Vecchio continente e gli Stati Uniti avevano capito Piazzolla e la sua musica. E per un artista la possibilità di esibirsi, di trovare spazi è fondamentale anche per la sua creatività. Io preferisco ancor più gli States, un mondo nuovo e giovane dove le tensioni artistiche sono tangibili. Ovunque ti giri ci sono teatri e luoghi dove esprimere la propria arte».
Quali possono essere le ragioni di questo destino?
«Ogni rivoluzione culturale, comprendente quindi anche quelle musicali, può generare questo tipo di cose. Astor Piazzolla ha rivoluzionato il Tango, il suo bandoneón osa dove altri musicisti non si spingono. Il suo è un tango innovativo, che rompe le regole classiche».
Horacio Malvicino, Fernando Suarez Paz, Pablo Ziegler, Héctor Console sono stati i musicisti che hanno avuto un peso nella storia artistica  del Maestro. Qual era il suo rapporto con il famoso Quinteto?
«Astor è molto umano, e soprattutto ha il senso della democrazia. Con i suoi musicisti condivide tutto. Penso che sia  uno dei pochi grandi ad aver fondato una cooperativa con i suoi musicisti. Parti uguali per tutti. Anche se, a posteriori, su queste scelte io sono molto critica».
Lei parla del Maestro Piazzolla come se fosse ancora presente
«Sì è vero. Per me lo è. A volte accadono delle cose strane. Spesso nei concerti ho la sensazione che lui sia lì a guardare e controllare che tutto vada per il meglio.  Astor ci guarda e ascolta la sua musica. A questo proposito ho un aneddoto simpatico. Ero stata invitata in un paesino in Argentina per l'inaugurazione di una via a lui intitolata. Arrivata al paese mi guardarono un po' tutti stupiti, forse non si aspettavano che presenziassi alla cerimonia. Alla fine  decisero di dedicargli una piazza. E così per festeggiare misero in piedi anche uno spettacolino. C'era un omino simpatico con una piano elettrico. La gente ballava, c'era la carne sulla brace, una normale festa di paese insomma. Era una giornata bellissima anche se in pieno inverno. Il cielo terso, un bel sole che scaldava, non una nube all'orizzonte. Ad un certo punto arrivò un cantante, che si rivolse a me dicendomi che non conosceva il repertorio di Astor. Però per l'occasione avrebbe cantato Chiquilin de bachin , un pezzo famoso per pianoforte e voce. Ebbene il cantante si rivelò uno strazio, stonato e fuori tempo. Una vera catastrofe. Ad un certo punto il tempo cambiò repentinamente e si levò un vento così forte e insistente da far volare via gli spartiti. I due poveretti furono costretti a rincorrere parole e musiche per la piazza. Era intervenuto Astor».

Michele Mancino

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