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07/06/07

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Musica - Paolo Restani vince a Varese la sfida con gli "Studi trascendentali" di Liszt
Virtuosismo da togliere il fiato

Quanti pianisti osano eseguire in pubblico tutti i dodici "Studi trascendentali" di Liszt? C'era Ferruccio Busoni all'inizio del Novecento, c'è stato Lazar Berman un ventennio fa. Non è solo un problema di difficoltà tecniche (che sono spaventose) ma di resistenza fisica.

Paolo Restani, pianista lisztiano di razza, è tra i pochissimi a osare l'impresa. Ne ha dato prova domenica 18 a Varese, in un Salone Estense pieno solo a metà, per la stagione Domenica in Musica. Le ottave prese con impeto furioso si accompagnavano a velocità elevatissime, in alcuni studi portate a limiti estremi: "Chasse-neige" sembrava percorso più che da note da filamenti di suoni. Pauroso "Mazeppa" per l'impeto, il volume sonoro, la rapidità dei movimenti. Lo stesso si può dire per altri studi (soprattutto i nn. 7, 8 e 10).

Restani, da buon allievo di Vincenzo Vitale, lavora poco con busto e avambraccio privilegiando una tecnica di dita. Siede piuttosto basso e tiene il polso molto abbassato: può farlo perché ha una mano esageratamente grande e dita d'acciaio, anche se il suono risulta sempre un po' aspro. Precisione notevole e gesti essenziali. Poche concessione allo spettacolo. Lo spettacolo è nella dimostrazione di bravura tecnica, non nelle sfumature e nelle magie del suono.

Abbastanza scialbe sono al contrario apparse le "Ballate op. 10" di Brahms, in apertura di concerto. Esecuzione affrettata e con un suono per nulla fascinoso. Lo scorso anno a Busto Arsizio nelle stesse "Ballate" Restani aveva dimostrato ben altre doti. Ma a Varese il pensiero andava probabilmente all'imminente sfida con il virtuosismo di Liszt. Sfida che senza ombra di dubbio lo ha visto vincitore.

Luca Segalla

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