| Quanti pianisti osano eseguire in
pubblico tutti i dodici "Studi trascendentali" di Liszt? C'era Ferruccio Busoni
all'inizio del Novecento, c'è stato Lazar Berman un ventennio fa. Non è solo un problema
di difficoltà tecniche (che sono spaventose) ma di resistenza fisica.
Paolo Restani, pianista lisztiano di
razza, è tra i pochissimi a osare l'impresa. Ne ha dato prova domenica 18 a Varese, in un
Salone Estense pieno solo a metà, per la stagione Domenica in Musica. Le ottave prese con
impeto furioso si accompagnavano a velocità elevatissime, in alcuni studi portate a
limiti estremi: "Chasse-neige" sembrava percorso più che da note da filamenti
di suoni. Pauroso "Mazeppa" per l'impeto, il volume sonoro, la rapidità dei
movimenti. Lo stesso si può dire per altri studi (soprattutto i nn. 7, 8 e 10).
Restani, da buon allievo di Vincenzo
Vitale, lavora poco con busto e avambraccio privilegiando una tecnica di dita. Siede
piuttosto basso e tiene il polso molto abbassato: può farlo perché ha una mano
esageratamente grande e dita d'acciaio, anche se il suono risulta sempre un po' aspro.
Precisione notevole e gesti essenziali. Poche concessione allo spettacolo. Lo spettacolo
è nella dimostrazione di bravura tecnica, non nelle sfumature e nelle magie del suono.
Abbastanza scialbe sono al contrario
apparse le "Ballate op. 10" di Brahms, in apertura di concerto. Esecuzione
affrettata e con un suono per nulla fascinoso. Lo scorso anno a Busto Arsizio nelle stesse
"Ballate" Restani aveva dimostrato ben altre doti. Ma a Varese il pensiero
andava probabilmente all'imminente sfida con il virtuosismo di Liszt. Sfida che senza
ombra di dubbio lo ha visto vincitore.
|