| «Stasera ho provato a mettere
un disco di Beethoven per vedere se posso ritornare al mio mondo e alla mia razza e sabato
far dire a Rino: "Il priore non riceve perché sta ascoltando un disco". [...]
Volevo anche scrivere sulla porta "I don't care più", ma invece me ne care
ancora molto»: è il finale dell'ultima lettera di don Lorenzo Milani a Francuccio
Gesualdi, uno dei suoi "ragazzi di Barbiana" mandati all'estero a imparare le
altre lingue e gli altri uomini. E' da quella lettera, datata 4 aprile 1967 (ottantatre
giorni prima della morte), che viene il titolo di questa nuova raccolta di scritti di
Lorenzo Milani. Essi non ne capovolgono la figura. E neppure
impongono revisioni radicali della sua vicenda privata e pubblica. Del suo impegno di
cittadino. Del suo lavoro di maestro e di prete. Del suo posto nella storia della
società, della cultura e della chiesa italiane.
Aiutano tuttavia a leggere più chiaramente i suoi obiettivi. A
intendere più compiutamente le sue provocazioni. A servirsene per orientarsi meglio nella
realtà e nei problemi del nostro tempo, in apparenza tanto diverso da quello in cui egli
è vissuto e ha operato, ma immutato nella sostanza dell'impegno etico e dell'assunzione
di responsabilità necessarie ad almeno tentare di farsi, come lui chiedeva,
"cittadini-sovrani". Due soli richiami, per dimostrarlo: le considerazioni sul
comunismo e sulla Dc (lettere del 26 dicembre 1947 e del 30 ottobre 1950, alle pagine 34 e
37); il duro processo parallelo alla scuola pubblica dello stato e a quella privata dei
preti (lettera del 9 marzo 1961, a pagina 98).
Alcune centinaia di inediti integrano così su molti punti, anche
nodali, quanto è già noto. Decine di testi già editi e riediti, ma con ammaccature,
soppressioni e stravolgimenti di frasi, cancellazioni o storpiature di nomi, omissione di
riferimenti ed episodi, ricompaiono con un "restauro" sempre interessante oltre
che doveroso, qualche volta determinante.
Il grosso dei documenti sono lettere private a 6 diversi
interlocutori: i cugini materni, Ottocar e Carlo Weiss; il segretario di papa Giovanni,
monsignor Capovilla; Francesca Pellizzi, compagna di liceo ritrovata dopo la frattura
della guerra, e il marito Luciano Ichino; Elena Pirelli Brambilla, l'amica che ha amato e
aiutato i ragazzi di Barbiana «con affetto silenzioso e ritirato» (testimonianza a
pagina 204); un giornalista, Giorgio Pecorini; il minore dei due fratelli finiti a vivere
nella scuola-canonica di Barbiana, Francuccio Gesualdi.
Due testi, uno sulla storia del termine "borghese",
l'altro sul fumo, anch'essi in forma epistolare, sono prodotti culturali della scuola,
sperimentazioni di quella tecnica di scrittura collettiva che avrà in Lettera a una
professoressa il risultato più alto.
Gli appunti per un progetto di giornale-scuola che guidasse gli
illetterati a decodificare il linguaggio e a denunciare gli imbrogli dell'informazione,
sono integrati e arricchiti dalle notizie fin qui sconosciute dell'unica sperimentazione
pratica, tentata da Aldo Capitini con alcuni amici, e dalla critica che Milani ne fa.
Altri appunti ricostruiscono infine il complesso, faticato lancio di
Lettera a una professoressa; e l'ansia con cui Milani, lucidamente consapevole
dell'imminente fine, lo guida, per misurare l'impatto di quell'ultima provocazione sua e
dei suoi ragazzi.
Quasi ad appendice, c'è lo stralcio da un carteggio della madre di
Lorenzo con la figlia minore Elena quand'era lontana. E' diviso in due parti.
La prima, dal 1946, ultimo periodo di Lorenzo in seminario, alla sua
morte, nel '67, è densa di riferimenti a persone, fatti e problemi su cui il figlio
informava la madre, e che questa trasmetteva alla figlia aggiungendovi le proprie
considerazioni, le proprie apprensioni e i propri commenti. Oltre al riverbero di tutte le
polemiche, contengono una serie di particolari minuti ma non minori, preziosi per la
ricostruzione di molte vicende e per valutarne meglio ripercussioni e conseguenze
Le lettere della seconda parte, dalla morte del figlio a quella
della madre, nel '79, sono ricche di annotazioni e considerazioni sul diffondersi e
l'allargarsi, in Italia e fuori, dell'interesse per le proposte e le provocazioni di don
Milani, sulle prime pubblicazioni di inediti, sui tentativi di strumentalizzazione e di
stravolgimento.
Ognuno dei 6 carteggi e degli altri blocchi di documenti è
preceduto da un breve cappello che dà conto della nascita e dello sviluppo. Di tutti,
sono indicati i collegamenti essenziali. In ogni documento, note a piè di pagina
contestualizzano gli avvenimenti citati. Quando e fin dove è stato possibile, collegano
vicende e persone alle citazioni ricorrenti negli altri blocchi, e negli scritti di don
Milani e della sua scuola editi altrove.
L'organizzazione e la contestualizzazione dei testi sono state
compiute, su incarico della sorella di Lorenzo, Elena, da Giorgio Pecorini che, incontrato
don Milani nel 1957 per intervistarlo all'uscita di Esperienze pastorali, ne è diventato
amico, pur essendo non credente, e restandolo. Dopo la morte del priore di Barbiana,
Pecorini ha scritto numerosi articoli e saggi su lui e la sua scuola. Nel 1966 ha
pubblicato il libro Don Milani! Chi era costui? (Baldini & Castoldi) inserendovi un
primo gruppo di testi inediti e accludendovi un'audiocassetta con la registrazione dal
vivo delle due conversazioni-lezione trascritte nel volume.
Giorgio Pecorini
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