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nonostante la piovosa serata prealpina, si aspettava grandi cose da questa versione
dellopera più nota di Antoine de Saint-Exupéry, giudicata dagli attentissimi eredi
dello stesso scrittore-aviatore "il più riuscito adattamento teatrale", non è
certo rimasto deluso. E non erano nemmeno in pochi a farlo, visto il tutto esaurito del
Teatro Aleph.
Da tre anni Italo DallOrto porta in scena questo
spettacolo per lAssociazione Culturale Mannini, coadiuvato dal fratello Gianni
(autore delle belle musiche), da Erika Giansanti (attrice e co-autrice delle musiche),
Luisa e Margherita Guicciartani (coreografie), e dal piccolo Giulio Grappelli. Possiamo
dire "per la gioia di grandi e piccini", giacché, anche a tacere delle matinée
ad uso delle scolaresche, bastava una rapida occhiata al pubblico che applaudiva
festosamente, per notare una insolita e piacevole presenza di bambini e di ragazzi,
appassionati conoscitori delle vicende del curioso e malinconico principe.
Assai gradevoli e azzeccate le scene che facevano da
cornice a ciascuno dei tanti personaggi incontrati nel corso del viaggio. Il sovrano,
luomo daffari, il geografo, lubriaco passavano a bordo dei loro
"pianetini" e, dopo un breve scambio di vedute con il giovanissimo esploratore,
scomparivano dietro le quinte trascinandosi appresso la loro solitudine, le loro
idiosincrasie, i loro tic. Al contrario dellaviatore, della rosa, della volpe, che
riuscivano a intrufolarsi nella minuscola ma capiente interiorità del viaggiatore
stringendo con lui dei durevoli "legami" sentimentali.
Belle anche le coreografie, pensate per i movimenti del
serpente, monito sinuoso e inquietante della precarietà dellesistenza. Come non
riconoscere se stessi nelle figure che popolano questa avventura? Lo sguardo straniato di
un bambino rovescia tutte le abitudini, e così la vita può tornare ad essere ciò
che appare, uninfinita esplorazione di sé e del mondo nella tragica, ma
salvifica consapevolezza del proprio limite.
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