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07/06/07

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Il piccolo principe in scena a Jerago
 
Teatro - "Il piccolo principe", Aleph Teatro, Jerago, 8 febbraio 2001
Accoglienza festosa per il "Piccolo Principe" in versione Dall’Orto

Chi, nonostante la piovosa serata prealpina, si aspettava grandi cose da questa versione dell’opera più nota di Antoine de Saint-Exupéry, giudicata dagli attentissimi eredi dello stesso scrittore-aviatore "il più riuscito adattamento teatrale", non è certo rimasto deluso. E non erano nemmeno in pochi a farlo, visto il tutto esaurito del Teatro Aleph.

Da tre anni Italo Dall’Orto porta in scena questo spettacolo per l’Associazione Culturale Mannini, coadiuvato dal fratello Gianni (autore delle belle musiche), da Erika Giansanti (attrice e co-autrice delle musiche), Luisa e Margherita Guicciartani (coreografie), e dal piccolo Giulio Grappelli. Possiamo dire "per la gioia di grandi e piccini", giacché, anche a tacere delle matinée ad uso delle scolaresche, bastava una rapida occhiata al pubblico che applaudiva festosamente, per notare una insolita e piacevole presenza di bambini e di ragazzi, appassionati conoscitori delle vicende del curioso e malinconico principe.

Assai gradevoli e azzeccate le scene che facevano da cornice a ciascuno dei tanti personaggi incontrati nel corso del viaggio. Il sovrano, l’uomo d’affari, il geografo, l’ubriaco passavano a bordo dei loro "pianetini" e, dopo un breve scambio di vedute con il giovanissimo esploratore, scomparivano dietro le quinte trascinandosi appresso la loro solitudine, le loro idiosincrasie, i loro tic. Al contrario dell’aviatore, della rosa, della volpe, che riuscivano a intrufolarsi nella minuscola ma capiente interiorità del viaggiatore stringendo con lui dei durevoli "legami" sentimentali.

Belle anche le coreografie, pensate per i movimenti del serpente, monito sinuoso e inquietante della precarietà dell’esistenza. Come non riconoscere se stessi nelle figure che popolano questa avventura? Lo sguardo straniato di un bambino rovescia tutte le abitudini, e così la vita può tornare ad essere ciò che appare, un’infinita esplorazione di sé e del mondo nella tragica, ma salvifica consapevolezza del proprio limite.

Vincenzo Garzillo

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