| Giovanni
Valcavi ieri sera ha donato allateneo varesino, del quale è stato uno dei
fondatori, sette volumi di importanti documenti attinenti ai primi anni della sua storia ,
un libro di memorie personali e alcune lettere autografe di Camillo Golgi e Alessandro
Volta. Una cerimonia semplice con buona
partecipazione anche se gli impegni istituzionali e
qualche acciacco hanno impedito che fossero presenti tutti coloro che si sono impegnati
per lo sviluppo dellUniversità dallavvio,si era nel 1972, dei primi corsi di
medicina gemmati da Pavia, ai recenti giorni dellautonomia e al tempo presente che
è quello di una crescita rigogliosa.
Una serie di brevi interventi in una atmosfera ben lontana
dal reducismo perché chi ha vissuto e vive la realtà accademica guarda sempre al futuro
ed è giovane anche se ha i capelli bianchi.
Dall avvocato Valcavi a un altro grande varesino, il
rettore Mantegazza dellUniversità di Milano, per finire a Renzo Dionigi, rettore
dellateneo dellInsubria, sono arrivate sintetiche ed efficaci testimonianze in
ordine al percorso e ai traguardi dellistituzione accademica cittadina.
Il professor Mantegazza ha rivelato che i primi contatti
per avere lUniversità, Varese li prese con Milano, ma mamma Mantegazza fece
affettuose pressioni sul figlio perché si rinunciasse a favore di Pavia come auspicava un
loro stretto congiunto, grande docente a Pavia.
E Pavia fu e senza problemi perché lateneo sul
Ticino era da sempre il preferito dai varesini.
Alla cerimonia, che è stata un forte momento di unione tra
generazioni che, sempre per amore dellUniversità, hanno conosciuto anche
contrapposizioni, graditissima
l assenza della Varese che verso lateneo ha
manifestato un disimpegno culturale e di apporti superiore a quello di Pappalardo.
E la Varese che negli ultimi trentanni ha fatto
laureare i suoi figli a due passi da casa.Si ironizza su scozzesi e genovesi, ma Arpagone
abita qui.
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