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Ore 16.30.22
Giorno
07/06/07
Carnevale Bosino: una tradizione lunga un secolo

Varese ieri ed oggi: l'importanza sociale della Famiglia Bosina

Varese – Clemente Maggiora e Mario Lodi, sono tra i primi fondatori dell'Associazione cittadina. Il Forum di questa settimana indaga sulla storia e l'attività della Famiglia Bosina
Famiglia Bosina: cinquant'anni di storia e tradizione 

Custode del dialetto, delle usanze e della storia di Varese, la Famiglia Bosina, da oltre cinquanta anni, anima la città nel segno della trazione. Importante memoria storica di ciò che altrimenti andrebbe perduto. Tra i suoi fondatori Clemente Maggiora (nella foto) e Mario Lodi.


Quando è nata la Famiglia Bosina?
Mario Lodi: Il numero del settimanale varesino "Il Matocco" del 7 maggio 1947 riportava a grandi lettere il titolo "È nata la Famiglia Bosina". Al giorno successivo, ovvero l’8 maggio festa di San Vittore, si deve far risalire la nascita della Associazione. La data ufficiale di fondazione va ricercata nel 1955 quando uscì il primo numero del Calandari in cui furono pubblicati i nomi di tutti i soci fondatori. Ogni anno da allora nella festa di San Ambrogio viene presentato il numero del Calandari, con le cronache dell’anno precedente.

Come è nata l’idea di istituire una associazione di questo genere?
Clemente Maggiora: L’idea era quella di riunire la gente bosina e conservare le tradizioni, il dialetto e la storia di Varese. Si voleva evitare che questo patrimonio andasse disperso in una città che aumentava sempre di più per numero di abitanti e dimensioni territoriali. Ricordiamo che nel 1927 Varese contava 27mila cittadini e nel 1958 ne aveva ormai oltre 42mila.

Qual è l’origine del nome?
C.M. Bosino è l’appellativo con cui vengono chiamati da sempre i varesini. L’origine del nome però è controversa. Esistono diverse tesi: c’è chi attribuisce la derivazione dalla Val Bossa, chi lo vede come un soprannome da Sant’Ambrogio. I varesini, infatti venivano soprannominati ambrogini ed infine bosini. La terza tesi vuole il nome come appellativo con il quale i milanesi chiamavano i contadini della nostra zona. Allora Varese era un contado circoscritto dal vellone, a forma ellittica entro il quale vi era il borgo.

Quali sono le attività della Famiglia Bosina?
M.L. Vi è naturalmente una grande attenzione per il dialetto, una lingua che ormai si sta esaurendo e che in pochi, soprattutto tra i giovani, parlano. In questo senso abbiamo ristampato tutta l’opera, anche inedita, di Speri della Chiesa, il più grande poeta varesino. Abbiamo compilato un vocabolario bosino, dopo un’accurata ricerca sulla lingua e la terminologia del dialetto. Abbiamo inoltre ristampato le cronache di Varese dell’Adamollo e del Borri. Purtroppo bisognerebbe avere tempo e denaro per andare a recuperare tutti quei documenti preziosi che sono ancora conservati nell’archivio di Stato, nel registro notarile e nell’archivio delle parrocchie di Varese e Como (una volta infatti la città era provincia di Como ndr).
Organizziamo poi il Carnevale ed altre manifestazioni.

Come vive finanziariamente l’Associazione?
C.M Per alcuni anni la Famiglia Bosina ha goduto di un significativo appoggio di due banche: il Credito Varesino e la Popolare di Luino. La maggior parte delle entrate però arrivano dalla quota associativa degli aderenti, che oggi sono circa 190. In alcune occasioni, come il carnevale, un importante aiuto ci viene dal Comune di Varese.

In che modo si può entrare a far parte della Famiglia Bosina?
C.M. Questo è un tasto piuttosto dolente, poiché chi redasse lo statuto negli anni cinquanta mise come unica condizione la residenza a Varese da più di venti anni, con l’unico scopo di preservare la tradizione locale. Con il ricambio sociale che esiste oggi, una tale condizione è un assurdo. L’unico modo sarebbe cambiare lo statuto, ma non è cosa semplice. Alla assemblea, infatti dovrebbe essere più dei due terzi degli associati, un numero che noi non raggiungeremo mai.

Hanno partecipato al forum: Erika La Rosa, Loredana Sbrana, Michele Mancino, Pierfausto Vedani

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