Luigi Meneghello ha speso metà della sua vita in
Inghilterra e si vede. Così questa mattina, alla cerimonia durante la quale gli è stato
attribuito il Premio Chiara alla carriera, si è amabilmente preso gioco dei
riconoscimenti letterari, del mondo dei critici; e anche di se stesso. Ma sempre con un
levigato e dolcissimo humour che siamo abituati a riconoscere in chi vive al di là della
Manica. Tutto è bene quel che finisce bene comunque, così
lo scrittore veneto ha ritirato il premio che per un problema di salute poi risolto non
potè ricevere alcuni mesi fa; nel corso della cerimonia che si è svolta nel salone della
Camera di Commercio l'autore de "I piccoli maestri", di "Libera nos a
malo" ha fatto sfoggio di understatement fin dall'inizio: aveva preso la parola da
due minuti scarsi quando si è interrotto e ha chiesto al pubblico "Mi sto dilungando
troppo?".
Prima di lui critici e organizzatori del premio Chiara avevano tenuto il
microfono per una mezz'oretta abbondante. «Ringrazio tutti per i complimenti che mi
rivolgete - ha detto Meneghello - li accolgo con un misto di stupore e riconoscenza.
Vorrei vederli scritti,così che anch'io possa crederci meglio!». E' poi partito con le
sue divertenti stoccate; primo destinatario il mondo austero della letteratura accademica.
«Provo una certa resistenza verso certe forme della cultura italiana di cui pure io sono
fatto. Una di queste è il tono aulico, eccessivamente solenne. In Inghilterra questo non
esiste, la gente scrive come parla. Anni fa un illustre studioso italiano venne in
Inghilterra a tenere una lezione su Machiavelli: doveva semplicemente dire che lo
scrittore nacque nel 1513 ma lo fece con un'enfasi tale che tradotta in inglese faceva
solo ridere». Sentite poi cosa dice Meneghello dei riconoscimenti letterari: «Sono una
buona cosa, a patto che accanto al meccanismo del premio ci sia quello della punizione;
piccole punizione corporali, diffide, squalifiche da infliggere a chi non avrebbe dovuto
mai scrivere». Una soave cattiveria, detta da uno che sta per ricevere un premio
letterario, accolta con un gran battimani. Meneghello non ha poi dimenticato che
l'appuntamento era dedicato a Piero Chiara: «E' uno scrittore che ho sempre trovato
stimolante e riposante, ci sono aspetti in lui a me convenzionali. Proprio in questi
giorni ho riletto alcune sue pagine: mi è venuta una gran voglia di conoscre i suoi
luoghi, Luino, il lago Maggiore, che in vita mia non ho mai visitato». Finale di discorso
con omaggio di modestia: «Non ho mai parlato della mia opera in temrini di libri; li ho
sempre chiamati "roba che ho scritto". Non ho mai pensato di aver avuto una
carriera. Da bambino avevo una sola aspirazione, partecipare alle Olimpiadi del 1940 e
vincere tre gare da niente, i 100 metri, la maratona e il salto con l'asta. C'è stata di
mezzo una guerra e non ho potuto realizzare il mio sogno!»
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