Daniele Marantelli, consigliere regionale e guida
provinciale dei Ds, lo trovo sempre scatenato: alla tv e su tutta la carta stampata. Per
questo suo impegno da Gavroche o da Giobatta Perasso detto il Balilla, lo rispetto in modo
particolare, anche quando forza le situazioni per conquistare spazio nei mezzi di
comunicazione, come domenica sulla "Prealpina". Vero che Marantelli ha detto
chiaro e tondo che la sua era una provocazione, ma a me è parso improprio proporre un
comitato di saggi per lospedale di Circolo, non per mettere sotto
tutela il direttore Carlo Lucchina, ma per rafforzare il rapporto dellistituzione
con la città. Simpatico monello della nostra vicenda
politica, e comunque generoso e trasparente in ogni occasione, Marantelli probabilmente
cercava il modo di agganciarsi alle recenti polemiche tra i vertici di ospedale e
Università e anche di far conoscere alla commissione regionale, in visita domani al
"Circolo", il suo parere sulla situazione attuale del nosocomio, dove oltre alle
polemiche per la nomina dei primari si registrano insoddisfazione in alcuni settori della
classe medica cè stata e ci sarà una fuga verso altri lidi malumori
per problemi di organici tra gli infermieri, il difficile rilancio di reparti in passato
trascurati al pari dellattenzione nei confronti dei paramedici impegnati in compiti
che richiedono grande professionalità.
Marantelli però non solo ha risparmiato sassate al direttore
generale Lucchina, da troppo poco tempo insediato per essere il cireneo, ma nella sua
analisi lo ha addirittura elogiato indicandogli peraltro le vie da percorrere per
risolvere i problemi.
Lanalisi non è stata invece esauriente in ordine alle cause
remote della necessità della costituzione del comitato di saggi che aiuti Lucchina nel
rapporto con la città.
Posso tentare io di individuarle ricordando innanzitutto che la
conferma del forte legame del territorio con lospedale sino agli Anni 80 è venuta
anche da gesti visibili e importanti come le donazioni, che hanno avuto una notevole
funzione sociale e di promozione scientifica.
Lultima grande donazione risale a una quindicina di anni fa:
finirono nelle casse quattro miliardi ricavati dalla vendita di un palazzo regalato da una
benefattrice di Leggiuno.
Erano gli anni dellinizio di una politica debordante a livello
nazionale, male accettata anche a Varese dove di lì a poco sarebbe saltato il coperchio
della corruzione e sarebbe esploso, poi per essere male utilizzato, il fenomeno della
Lega.
E se allospedale non cerano stati scandali, anzi
addirittura leader prestigiosi, la replica di rituali come la lottizzazione,
lallontanamento di esponenti della società civile, lo spazio dato a tecnici e
amministratori forestieri siamo agli Anni 90 - la miriade di cambi di gestione ai
vertici del nosocomio, la mancata soluzione di problemi come quelli del Pronto Soccorso,
del 118 e dei tempi di attesa per gli esami, e cito solo levidenza macroscopica, non
potevano non allontanare i varesini più affezionati e pure i potenziali donatori. La
controprova del disastro combinato dalla politica allospedale la si è avuta
dallesplosione della medicina privata, favorita anche da riforme teoricamente valide
ma da noi in particolare non bene attuabili per mancanza di adeguate strutture da
destinare allattività "tra le mura" dei medici ospedalieri.
Parlare allora oggi di un comitato di saggi, probabilmente indicati
dalla politica, significa rendere ancora più diffidenti i
cittadini. Il recupero del rapporto dellospedale con il territorio deve avvenire a
piccoli passi, fatti anche dalla gente, in un clima di fiducia e di certezza
dellefficienza, cioè dopo che si è dimostrato con i fatti che la sanità e il
"Circolo" sono di nuovo bene in sella, che in viale Borri i cittadini in
qualsiasi momento possono trovare efficaci risposte ai loro problemi di salute.
I nostri piccoli passi possono essere rappresentati da contributi
anche minimi, sufficienti per consentire laggiornamento professionale
di giovani medici, tecnici, infermieri o per lacquisizione di apparecchiature.
A dare lesempio dovrebbero essere i partiti. Sarebbe la prima
lottizzazione più gradita e forse lavvio ufficiale del recupero del vecchio e
produttivo rapporto con il territorio.
E la politica che oggi più che mai deve essere saggia.
Lo ricordo anche a un protagonista positivo come Daniele Marantelli.
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