Torna a
Varese-laghi
E-mail

 

Ore 16.31.06
Giorno
07/06/07
 
Varese - Pier Fausto Vedani analizza la proposta del segretario provinciale dei DS Marantelli che chiede l'istituzione di un comitato di saggi da affiancare al direttore dell'ospedale
È la politica la ragione del disamore di Varese per il suo ospedale 

Daniele Marantelli, consigliere regionale e guida provinciale dei Ds, lo trovo sempre scatenato: alla tv e su tutta la carta stampata. Per questo suo impegno da Gavroche o da Giobatta Perasso detto il Balilla, lo rispetto in modo particolare, anche quando forza le situazioni per conquistare spazio nei mezzi di comunicazione, come domenica sulla "Prealpina". Vero che Marantelli ha detto chiaro e tondo che la sua era una provocazione, ma a me è parso improprio proporre un comitato di saggi per l’ospedale di Circolo, non per mettere sotto tutela il direttore Carlo Lucchina, ma per rafforzare il rapporto dell’istituzione con la città.

Simpatico monello della nostra vicenda politica, e comunque generoso e trasparente in ogni occasione, Marantelli probabilmente cercava il modo di agganciarsi alle recenti polemiche tra i vertici di ospedale e Università e anche di far conoscere alla commissione regionale, in visita domani al "Circolo", il suo parere sulla situazione attuale del nosocomio, dove oltre alle polemiche per la nomina dei primari si registrano insoddisfazione in alcuni settori della classe medica – c’è stata e ci sarà una fuga verso altri lidi – malumori per problemi di organici tra gli infermieri, il difficile rilancio di reparti in passato trascurati al pari dell’attenzione nei confronti dei paramedici impegnati in compiti che richiedono grande professionalità.

Marantelli però non solo ha risparmiato sassate al direttore generale Lucchina, da troppo poco tempo insediato per essere il cireneo, ma nella sua analisi lo ha addirittura elogiato indicandogli peraltro le vie da percorrere per risolvere i problemi.

L’analisi non è stata invece esauriente in ordine alle cause remote della necessità della costituzione del comitato di saggi che aiuti Lucchina nel rapporto con la città.

Posso tentare io di individuarle ricordando innanzitutto che la conferma del forte legame del territorio con l’ospedale sino agli Anni 80 è venuta anche da gesti visibili e importanti come le donazioni, che hanno avuto una notevole funzione sociale e di promozione scientifica.

L’ultima grande donazione risale a una quindicina di anni fa: finirono nelle casse quattro miliardi ricavati dalla vendita di un palazzo regalato da una benefattrice di Leggiuno.

Erano gli anni dell’inizio di una politica debordante a livello nazionale, male accettata anche a Varese dove di lì a poco sarebbe saltato il coperchio della corruzione e sarebbe esploso, poi per essere male utilizzato, il fenomeno della Lega.

E se all’ospedale non c’erano stati scandali, anzi addirittura leader prestigiosi, la replica di rituali come la lottizzazione, l’allontanamento di esponenti della società civile, lo spazio dato a tecnici e amministratori forestieri – siamo agli Anni 90 - la miriade di cambi di gestione ai vertici del nosocomio, la mancata soluzione di problemi come quelli del Pronto Soccorso, del 118 e dei tempi di attesa per gli esami, e cito solo l’evidenza macroscopica, non potevano non allontanare i varesini più affezionati e pure i potenziali donatori. La controprova del disastro combinato dalla politica all’ospedale la si è avuta dall’esplosione della medicina privata, favorita anche da riforme teoricamente valide ma da noi in particolare non bene attuabili per mancanza di adeguate strutture da destinare all’attività "tra le mura" dei medici ospedalieri.

Parlare allora oggi di un comitato di saggi, probabilmente indicati dalla politica, significa rendere ancora più diffidenti i cittadini. Il recupero del rapporto dell’ospedale con il territorio deve avvenire a piccoli passi, fatti anche dalla gente, in un clima di fiducia e di certezza dell’efficienza, cioè dopo che si è dimostrato con i fatti che la sanità e il "Circolo" sono di nuovo bene in sella, che in viale Borri i cittadini in qualsiasi momento possono trovare efficaci risposte ai loro problemi di salute.

I nostri piccoli passi possono essere rappresentati da contributi anche minimi, sufficienti per consentire l’aggiornamento professionale di giovani medici, tecnici, infermieri o per l’acquisizione di apparecchiature.

A dare l’esempio dovrebbero essere i partiti. Sarebbe la prima lottizzazione più gradita e forse l’avvio ufficiale del recupero del vecchio e produttivo rapporto con il territorio.

E’ la politica che oggi più che mai deve essere saggia. 
Lo ricordo anche a un protagonista positivo come Daniele Marantelli.

Pier Fausto Vedani

Torna all'inizio dell'articolo