| I mutui usurari
non abitano qui. Così sembrerebbe alla cronista dopo aver fatto una breve indagine tra le
banche della zona, alla ricerca di quanto colpiscano i varesini le notizie relative al
decreto del governo sui mutui usurari, e quanto questi li abbiano spinti a rivolgersi agli
istituti di credito per avere ulteriori informazioni. Alla
banca popolare di Bergamo - Credito Varesino sono lapidari: "Noi non abbiamo fatto
mutui a tasso fisso fino al 1999" rispondono dalla direzione generale " e quindi
di clienti con problemi legati a tassi su mutui a tasso fisso troppo alti non ne
abbiamo".
Una situazione simile c'è anche alla Banca Popolare di Luino e di Varese: "Qui abbiamo una situazione
sostanzialmente a posto" spiegano "Noi proponiamo mutui prevalentemente con
tassi variabili: le pochissime operazioni a tasso fisso, sono legate alle agevolazioni con
Artigiancassa. Mutui che sembrerebbero esclusi, secondo il decreto, dalla possibilità di
rinegoziazione o di adeguamento automatico. Noi, in ogni caso, abbiamo già parlato
con Artigiancassa per vedere se è il caso di fare qualcosa ugualmente anche per questi
tassi. Tra i nostri clienti c'è stata qualche richiesta di chiarimenti: 8 in tutto, in tutti i nostri 53 sportelli che sono sparsi per la
Lombardia, ma concentrati in provincia. 8 richieste su 4000 mutui accesi:
lo consideriamo un numero irrisorio".
Anche all'agenzia
varesina del Monte dei Paschi di Siena il direttore Riccardo Neri è tranquillo: "Non
abbiamo ricevuto nessuna segnalazione in questo periodo sul settore mutui a proposito dei
tassi usurari. Ma noi ci siamo ritrovati senza problemi concreti nell'immediato per un ben
preciso motivo - spiega - Quando, tre o quattro anni fa si era presentato per la prima
volta il problema dei tassi - allora la "scusa" era l'euro, ma c'erano anche dei
mutui a tasso fisso molto alti - la banca aveva già autonomamente concesso senza
difficoltà la rinegoziazione dei tassi: ricordo 2 o 3 mutui che erano al 13 fisso e sono
stati portati al 6,50% due anni fa. Avendo "giocato d'anticipo" e magari
esagerato con la prudenza anni fa, ora ci ritroviamo senza sostanzialmente reclami o
ansietà sulla questione".
Niente panico, dunque, tra i risparmiatori, più che altro
perché la maggior parte di loro non è toccata dal decreto. Che è molto preciso e
circostanziato nel definire quali sono le tipologie di mutuo che possono godere della
ridefinizione dei tassi. Secondo il governo, essi devono
infatti "Essere a tasso fisso; risultare tuttora in essere
alla data del 31 dicembre 2000 e prevedere rate in scadenza successivamente al 2 gennaio
2001, nella sostanza quindi essere state stipulate non oltre il 31 dicembre 2000, non
prevedere il concorso dello Stato o di altri enti pubblici nel pagamento delle rate (non
essere agevolati); essere stati stipulati nella forma di mutui; rientrare nella
categoria dei mutui individuata con il decreto del ministro del Tesoro, del bilancio e
della programmazione economica".
Una volta identificati i mutui che rientrano in questa categoria
questi saranno però automaticamente ridefiniti dalle banche, secondo quello che il decreto del governo
prevede: nessun bisogno di rinegoziare, dunque, a meno che non si provi a concordare un
ulteriore abbassamento del tasso al di sotto del 12,21% previsto, una possibilità che è
esplicitamente contenuta nel decreto. E che potrebbe essere
scavalcata da ulteriori notizie dell'ultim'ora, visto che nella discussione al Senato del
decreto cominciata il 16 gennaio c'è chi ha proposto l'abbassamento della soglia al 10%,
che corrisponde al limite massimo del tasso usurario, anche a conferma di una recente
sentenza della Cassazione.
Tutto è bene quel che finisce bene? Forse, ma di tutta questa
vicenda un particolare va ricordato sui mutui a tasso fisso che si sono rivelati usurari:
che, contrariamente a quel che si pensa quando si stipula questi tipi di contratto
("Lo faccio perché so sempre quanto pago, è fisso perciò è più sicuro e
certo") impegnarsi per dieci anni o più su di un tasso unico per tutta la durata del
mutuo non è una decisione presa "con i piedi di piombo", ma la sottoscrizione
di un contratto speculativo, e i rischi che si presentano in un investimento del genere
sono molto più alti di quelli che si hanno con un investimento fatto a tasso variabile:
una indicazione che vale per mutui, ma anche - in maniera speculare - anche per i
BTP e le altre obbligazioni a lungo termine a tasso fisso.
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