| Niente regali
elettorali, niente demagogia, ma un nuovo "Do ut des" tra Stato e Imprenditori,
quasi come se ci si intendesse tra affaristi intenzionati a "portare a casa"
l'oggetto dei loro interessi: il caso Franco Tosi si è rivelato oggi il possibile modello
della nuova contrattazione tra Governo e parti sociali. Dall'incontro del pomeriggio del
18 gennaio tra dirigenza della Franco Tosi, sindacati e ministero dell'industria,
tanto smentito da tutti nel corso di tutta questa settimana, è emerso infatti un
nuovo modo del governo di fare mediazione tra le parti. Aiuti
fiscali in caso di assunzione di cassintegrati, un sistema di pratica - formazione della
durata di sei mesi il cui costo verrà sostenuto principalmente dallo Stato in caso
di assunzioni di giovani sotto i 32 anni o persone in attesa di prima occupazione,
il sistema del credito di imposta: da queste norme già esistenti sono partite le
proposte fatte a Gianfranco Castiglioni, proprietario della Cagiva e nuovo patron della
Franco Tosi, dal ministro dell'industria Enrico Letta: "Ma il succo della
proposta non è questo, che in fondo è semplicemente un cumulo di possibilità già
esistenti nel mondo della contrattazione - precisa Francesco Boccia, consigliere economico
del ministro dell'Industria - quanto piuttosto la possibilità di dedurre integralmente
gli affitti degli immobili acquisiti dagli imprenditori a favore degli assunti, e un
sistema che permetta di calcolare il "coefficente occupazionale"
dell'operazione, un bonus che possa essere restituito all'imprenditore nel momento in cui
decidesse di effettuare investimenti nel mezzogiorno, attraverso la compartecipazione
dello Stato all'investimento, in maniera proporzionale al numero di persone che ha
occupato".
Detto in termini più rozzi: se l'imprenditore decide di assumere
ora operai "pescando" da un bacino dove c'è ne sono tanti con la
specializzazione che cerca e che nella sua zona di produzione manca, non solo verrà
aiutato a cercar loro un posto per stabilizzarsi, con formule fiscali convincenti,
ma riceverà una sorta di "bonus" governativo, da utilizzare in caso di futuri
investimenti nel mezzogiorno. Quando infatti deciderà di effettuare questi investimenti,
lo Stato parteciperà alle sue spese in ragione di quanta manodopera avrà assunto
precedentemente con questo sistema.
Un pacchetto ingegnoso, che alle massaie dedite alle raccolte punti
non è per niente ignoto, e che proprio con lo stesso meccanismo psicologico delle
raccolte punti tende ad "imbrogliare" l'imprenditore, convincendolo ad
accumulare lavoratori, e perciò sgravi fiscali, per ottenere un vantaggio imprenditoriale
poi - in un punto d'Italia "da riqualificare", scelto dal Governo - che rende
più vivace l'attività dell'impresa e nello stesso tempo di nuovo virtuoso il circolo
dell'offerta di lavoro in Italia.
"C'è una premessa di fondo alla sostanza dell'accordo proposto
oggi alla dirigenza della Franco Tosi - prosegue Boccia - oggi c'è in tema di lavoro una
legislazione che consente svariate soluzioni in tema di mobilità: proposte che
valgono al nord come al sud, e tra le quali ci sono quelle citate nell'accordo, come la
possibilità di credito di imposta, il periodo di prova e formazione eccetera. Ma di
fronte alle esigenze della Tosi, come di molte altre aziende del nord, perchè sono tante
quelle nella condizione dell'azienda legnanese, si deve cercare una corsia preferenziale
in grado di risolvere le contraddizioni. Quello che il ministro ha cercato di fare è
stato quello di realizzare un accordo a doppio filo con sindacati e governo, che
consentisse di trasferire efficacemente nomi e conoscenze. I sindacati sono in grado di
dire per esempio, in un settore come quello metalmeccanico, dove i lavoratori sono in
esubero, quali sono i bacini dove più facilmente gli imprenditori possono trovare ciò
che cercano. La soluzione che cercavamo al ministero dell'industria insomma era quella che
permetteva di incrociare nel paese la domanda - che c'è - e l'offerta - che c'è -
di lavoro in Italia"
Perchè proprio la Franco Tosi di Legnano si è ritrovata ad essere
apripista di questa nuova proposta di Governo? "Il Ministero segue da mesi il caso
Franco Tosi, come molti altri simili al suo. La richiesta esplicita che ci è giunta e il
fatto che per dimensioni ed esigenze quello dell'azienda era "un caso da
manuale" ha fatto il resto".
Per diversi giorni però queste trattative sono state smentite e
minimizzate, sia dall'azienda che dai sindacati. Qui si era in una condizione paradossale:
sotto i riflettori di tutta Italia per questa possibilità di lavoro che emergeva, e nella
condizione di dubitarne per quello che azienda, politici e sindacati
sostenevano,,,"Questo discorso ha fatto emergere innanzitutto alcune contraddizioni:
la prima è che si continua a sostenere che il paese va male e poi saltano fuori le
richieste di posti di lavoro a migliaia. Inoltre, in nessun territorio fa piacere
ammettere che non ci sono operai. Così si incominciano a sciorinare cifre di tutti i
generi. Ma i dati sono dati: in Lombardia la disoccupazione tocca il 4%, nel sud supera il
20%. I disoccupati, statisticamente, non sono al nord. E lo stesso Castiglioni oggi ha
detto in tutta sincerità una frase a commento delle notizie circolate negli ultimi
giorni, che suonava pressapoco così: nel legnanese ci sono migliaia di disoccupati, ma
vogliono fare tutti i direttori generali. Si può fare tutta la demagogia che si vuole sul
fatto che la Lombardia non ha bisogno dei terroni e degli extracomunitari, ma se poi si
vuole parlare delle esigenze reali delle aziende è questo il modello. Se poi certe
cose siano state dette semplicemente perchè, di fronte alla notizia che la Franco Tosi di
Legnano è disposta ad assumere operai al sud, una parte del territorio si sia incazzato
nero, questo può essere anche comprensibile, ma non ha niente a che vedere con le
risposte di un governo moderno di fronte alle necessità dell'oggi"
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