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Ore 16.32.14
Giorno
07/06/07
La relazione congiunturale Univa
 
Varese -  Un 2000 positivo ma non esaltante, un 2001 dall'alto potenziale. Univa stila il bilancio consultivo e fa previsioni sull'andamento del comparto industriale varesino
Tante buone notizie e qualche preoccupazione

Un 2000 da promuovere con riserva. Un 2001 che dovrebbe confermare l'andamento positivo. Questa, in estrema sintesi, l'analisi dello scorso anno e delle prospettive future dell'Unione degli Industriali della provincia di Varese. 
Lo scorso anno, iniziato con un grande ottimismo, ha conosciuto un rallentamento della crescita nella seconda metà a causa di congiunture sfavorevoli : l'andamento negativo della borsa, il raffreddamento della new economy, la fragilità dell'euro.
Uno scenario che ha contribuito a frenare la macchina economica senza, però, fermarla. Così, nota indubbiamente positiva, il comparto industriale varesino è tornato a macinare guadagni, dopo anni di stasi. 
Sono diminuite del 50% le ore di cassa integrazione. I dati sull'occupazione sono confortanti, anche se la provincia si assesta su un 5,6% decisamente superiore al dato regionale del 4%. Gli investimenti, indicatore preziosissimo, sono aumentati e per il futuro il trend appare confermato.
Il quadro appare, dunque, quanto meno confortante. 

Esistono, però, alcune problematiche che minacciano la crescita: la campagna elettorale in corso che, esacerbando gli animi, crea un clima di sfiducia, la normativa in tema di liberalizzazione delle fonti di energia che crea sempre nuovi ostacoli al reperimento di fonti più convenienti in una logica di neo protezionismo. Inoltre, nella nostra provincia si sommano le difficoltà a reperire mano d'opera sia per la mancanza di specializzazione sia per la forte concorrenza del Canton Ticino che pesca nel nostro bacino lavoratori approfittando del vantaggio economico. "Davanti a queste difficoltà - commenta il direttore di Univa Antonio Colombo (nella foto assieme al Presidente Vago) - si deve ragionare con calma. Si tratta di un problema innanzitutto culturale, perché anche nella nostra provincia esistono sacche di disoccupazione che si dovrebbero agevolare prima di pensare a migrazioni dall'estero e dal sud con i gravi oneri sociali che comporta e le notevoli ripercussioni in caso di rallentamento o frenata della crescita economica."

Gli industriali di Varese sono molto preoccupati dalla concorrenza dell'imprenditoria ticinese :"Si va verso l'integrazione della Svizzera grazie agli accordi bilaterali - spiega il presidente di Univa Marino Vago (nella foto)- il problema, però, è la fase transitoria attuale, in cui molte clausole salvaguardano spiccatamente il partner svizzero. Non è equo che il frontaliere benefici dei redditi maturati in un paese che ha un livello di contribuzione differente e contemporaneamente si avvantaggi di servizi, come quello dell'assistenza sanitaria o del trattamento di disoccupazione, in un altro stato a fronte di una contribuzione limitata. Gli imprenditori svizzeri nei periodi di espansione pescano a piene mani nei nostri territori, ma quando sono in fase recessiva ci passano il fardello del mantenimento." 
A limitare le potenzialità del nostro territorio inoltre, intervengono limiti di natura infrastrutturale. Mancano i collegamenti e i progetti che ci sono si scontrano spesso con l'opposizione degli enti locali. "Temevo - afferma Vago -che il finanziamento della Pedemontana sarebbe rimasto escluso. E in quel caso non avrei potuto dar torto al Ministro dei Lavori Pubblici vista la ferma opposizione dei comuni interessati dall'opera."
E quanto a difficoltà di dialogo con gli enti locali, Vago cita altri due esempi: Obiettivo due, dove la realtà imprenditoriale luinese e gallaratese spesso non riesce a trovare pieno sostegno negli enti locali in merito alla progettualità finanziabile con fondi europei; e privatizzazione delle municipalizzate, campo in cui le realtà locali, pensando più ai propri protagonismi ed interessi, hanno snobbato l'idea di consorziarsi mettendo in comune esperienza e know how seguendo molteplici esperienze analoghe in Italia, per scendere in campo singolarmente. "Su Aspem - conclude Vago - non riteniamo ancora conclusa la partita. Certo è che la politica di Enel in questo settore dovrebbe servire da sprone, per non trovarsi impreparati domani a dover sostenere il mercato concorrenziale."

Alessandra Toni

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