Un 2000 da promuovere con
riserva. Un 2001 che dovrebbe confermare l'andamento positivo. Questa, in estrema sintesi,
l'analisi dello scorso anno e delle prospettive future dell'Unione degli Industriali della
provincia di Varese.
Lo scorso anno, iniziato con un grande ottimismo, ha conosciuto un rallentamento della
crescita nella seconda metà a causa di congiunture sfavorevoli : l'andamento negativo
della borsa, il raffreddamento della new economy, la fragilità dell'euro.
Uno scenario che ha contribuito a frenare la macchina economica senza, però, fermarla.
Così, nota indubbiamente positiva, il comparto industriale varesino è tornato a macinare
guadagni, dopo anni di stasi.
Sono diminuite del 50% le ore di cassa integrazione. I dati sull'occupazione sono
confortanti, anche se la provincia si assesta su un 5,6% decisamente superiore al dato
regionale del 4%. Gli investimenti, indicatore preziosissimo, sono aumentati e per il
futuro il trend appare confermato.
Il quadro appare, dunque, quanto meno confortante. Esistono, però, alcune problematiche che minacciano
la crescita: la campagna elettorale in corso che, esacerbando gli animi, crea un clima di
sfiducia, la normativa in tema di liberalizzazione delle fonti di energia che crea sempre
nuovi ostacoli al reperimento di fonti più convenienti in una logica di neo
protezionismo. Inoltre, nella nostra provincia si sommano le difficoltà a reperire mano
d'opera sia per la mancanza di specializzazione sia per la forte concorrenza del Canton
Ticino che pesca nel nostro bacino lavoratori approfittando del vantaggio economico.
"Davanti a queste difficoltà - commenta il direttore di Univa Antonio Colombo (nella foto assieme al Presidente Vago) - si deve ragionare con calma.
Si tratta di un problema innanzitutto culturale, perché anche nella nostra provincia
esistono sacche di disoccupazione che si dovrebbero agevolare prima di pensare a
migrazioni dall'estero e dal sud con i gravi oneri sociali che comporta e le notevoli
ripercussioni in caso di rallentamento o frenata della crescita economica."
Gli industriali di Varese sono
molto preoccupati dalla concorrenza dell'imprenditoria ticinese :"Si va verso
l'integrazione della Svizzera grazie agli accordi bilaterali - spiega il presidente di
Univa Marino Vago (nella foto)- il problema, però, è la
fase transitoria attuale, in cui molte clausole salvaguardano spiccatamente il partner
svizzero. Non è equo che il frontaliere benefici dei redditi maturati in un paese che ha
un livello di contribuzione differente e contemporaneamente si avvantaggi di servizi, come
quello dell'assistenza sanitaria o del trattamento di disoccupazione, in un altro stato a
fronte di una contribuzione limitata. Gli imprenditori svizzeri nei periodi di espansione
pescano a piene mani nei nostri territori, ma quando sono in fase recessiva ci passano il
fardello del mantenimento."
A limitare le potenzialità del nostro territorio inoltre, intervengono limiti di natura
infrastrutturale. Mancano i collegamenti e i progetti che ci sono si scontrano spesso con
l'opposizione degli enti locali. "Temevo - afferma Vago -che il finanziamento della
Pedemontana sarebbe rimasto escluso. E in quel caso non avrei potuto dar torto al Ministro
dei Lavori Pubblici vista la ferma opposizione dei comuni interessati dall'opera."
E quanto a difficoltà di dialogo con gli enti locali, Vago cita altri due esempi:
Obiettivo due, dove la realtà imprenditoriale luinese e gallaratese spesso non riesce a
trovare pieno sostegno negli enti locali in merito alla progettualità finanziabile con
fondi europei; e privatizzazione delle municipalizzate, campo in cui le realtà locali,
pensando più ai propri protagonismi ed interessi, hanno snobbato l'idea di consorziarsi
mettendo in comune esperienza e know how seguendo molteplici esperienze analoghe in
Italia, per scendere in campo singolarmente. "Su Aspem - conclude Vago - non
riteniamo ancora conclusa la partita. Certo è che la politica di Enel in questo settore
dovrebbe servire da sprone, per non trovarsi impreparati domani a dover sostenere il
mercato concorrenziale."
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