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07/06/07

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Perché riproporre il Corsaro

Un focoso Corsaro con la faccia da frigofero

Il "dietro le quinte" del Corsaro

Parlano il papà del Corsaro e un testimonial d'eccezione

Supporters Web Site del Club Amici del Varese
Società – La testimonianza di Gaspare Morgione. Dalla punta della sua matita scaturì il simobolo-mascotte del Varese calcio dei tempi d'oro
Un focoso Corsaro con la faccia da frigofero

Nell’album dei miei ricordi c’è un posto anche per “Il Corsaro”. Più che un posto è un posticino, quanto basta però per non dimenticare che il simbolo-mascotte che campeggiava sulla testata della rivista uscì dalla punta della mia matita. L’imbeccata me la diede Alfredo Casati, l’imponente e vulcanico general manager della squadra biancorossa. Erano i tempi d’oro. In omaggio al presidente Giovanni Borghi, Casati mi suggerì di evidenziare in qualche modo il simbolo Ignis: è per questa ragione che il focoso Corsaro si ritrovò una faccia da frigorifero.

Ma il mio impegno non finì lì. Cedendo alle pressioni di vari colleghi, accettai di firmare una rubrica satirico-umoristica cui dettero un titolo che non poteva essere più banale: “Ridiamoci sopra”. 
La prima puntata (ottobre ’68) fu un disastro. Tanto che, un mese dopo, mi sentii in dovere di aprire con queste precise parole: “Protesto. Protesto e accuso di concorrenza sleale il correttore di bozze. Nella prima puntata di questa rubrica ha cercato di far ridere alle mie spalle. Alcune frasi me le  ha cambiate, sia pure parzialmente. Tanto per fare un esempio, Pietro Carmignani è diventato Paolo. Un amico che non nomino, perché Franco Giannantoni mi ha detto: “Guai a te se fai il mio nome”, ha tentato  di consolarmi dicendo che non si trattava di concorrenza sleale, bensì di mancanza di fiducia. In altre parole, il correttore di bozze non crede nelle mie doti di umorista e cerca di supplire. In che modo? Eccovi un esempio. Io avevo scritto che secondo Heriberto, il tedesco Haller non “gira” e bisogna ricostruirlo. E commentavo: roba da… rudere. Ebbene, il correttore ha corrotto, pardon, ha corretto, facendo ridere al posto di rudere. Così è chiaramente dimostrato che io faccio, tutt’al più rudere, ma chi fa veramente ridere è lui. Roba da rodere (il fegato)”.

La solenne strigliata troncò sul nascere la carriera di un involontario umorista, il quale si rivelò  da allora un correttore che più corretto non si può. Nella seconda puntata pubblicai anche una vignetta, la prima di una lunghissima serie. Si riferiva all’incontro che il Varese avrebbe dovuto disputare contro il Lanerossi Vicenza. Un tifoso diceva a un altro: - Un fatto è certo: il Lanerossi è una squadra che gioca “coperta”.

Per chi ha meno di 40 anni, sento l’obbligo di chiarire che “Lanerossi”, azienda sponsor dei vicentini, produceva coperte. La vita del Varese fu (ed è tuttora?) un succedersi di crolli e di trionfi: crolli e trionfi che “Il Corsaro” ha puntualmente annotato, soffrendo ed esultando. Col trascorrere degli anni (e adesso, con l’arrivo del 2001, possiamo dire anche dei secoli), ho perso di vista il “Franco Ossola”. A dire il vero, me ne sono allontanato a poco a poco, via via che gruppi di tifosi andavano trasformandosi in  teppisti intolleranti e intollerabili. Ci torno solo con la mente, per riassaporare tempi in cui col calcio si poteva ancora sorridere.

                                       Gaspare Morgione   

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