| Nellalbum dei miei ricordi cè un posto
anche per Il Corsaro. Più che un posto è un posticino, quanto basta però
per non dimenticare che il simbolo-mascotte che campeggiava sulla testata della rivista
uscì dalla punta della mia matita. Limbeccata me la diede Alfredo Casati,
limponente e vulcanico general manager della squadra biancorossa. Erano i tempi
doro. In omaggio al presidente Giovanni Borghi, Casati mi suggerì di evidenziare in
qualche modo il simbolo Ignis: è per questa ragione che il focoso Corsaro si ritrovò una
faccia da frigorifero.
Ma il
mio impegno non finì lì. Cedendo alle pressioni di vari colleghi, accettai di firmare
una rubrica satirico-umoristica cui dettero un titolo che non poteva essere più banale:
Ridiamoci sopra.
La prima puntata (ottobre 68) fu un
disastro. Tanto che, un mese dopo, mi sentii in dovere di aprire con queste precise
parole: Protesto. Protesto e accuso di concorrenza sleale il correttore di bozze.
Nella prima puntata di questa rubrica ha cercato di far ridere alle mie spalle. Alcune
frasi me le ha cambiate, sia pure
parzialmente. Tanto per fare un esempio, Pietro Carmignani è diventato Paolo. Un amico
che non nomino, perché Franco Giannantoni mi ha detto: Guai a te se fai il mio
nome, ha tentato di consolarmi dicendo
che non si trattava di concorrenza sleale, bensì di mancanza di fiducia. In altre parole,
il correttore di bozze non crede nelle mie doti di umorista e cerca di supplire. In che
modo? Eccovi un esempio. Io avevo scritto che secondo Heriberto, il tedesco Haller non
gira e bisogna ricostruirlo. E commentavo: roba da
rudere. Ebbene, il
correttore ha corrotto, pardon, ha corretto, facendo ridere
al posto di rudere. Così è chiaramente
dimostrato che io faccio, tuttal più rudere, ma chi fa veramente ridere è lui.
Roba da rodere (il fegato).
La
solenne strigliata troncò sul nascere la carriera di un involontario umorista, il quale
si rivelò da allora un correttore che più
corretto non si può. Nella
seconda puntata pubblicai anche una vignetta, la prima di una lunghissima serie. Si
riferiva allincontro che il Varese avrebbe dovuto disputare contro il Lanerossi
Vicenza. Un tifoso diceva a un altro: - Un fatto è certo: il Lanerossi è una squadra che
gioca coperta.
Per
chi ha meno di 40 anni, sento lobbligo di chiarire che Lanerossi,
azienda sponsor dei vicentini, produceva coperte. La vita del Varese fu (ed è tuttora?) un
succedersi di crolli e di trionfi: crolli e trionfi che Il Corsaro ha
puntualmente annotato, soffrendo ed esultando. Col trascorrere degli anni (e
adesso, con larrivo del 2001, possiamo dire anche dei secoli), ho perso di vista il
Franco Ossola. A dire il vero, me ne sono allontanato a poco a poco, via via
che gruppi di tifosi andavano trasformandosi in teppisti
intolleranti e intollerabili. Ci torno solo con la mente, per riassaporare tempi in cui
col calcio si poteva ancora sorridere.
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