Oggi nellambito sportivo la comunicazione è
un servizio agli appassionati di una squadra e un bel business, lo confermano le
molteplici iniziative di abili imbonitori: pubblicazioni molto curate nella forma,
videocassette e cd, filmati, forte presenza sul mercato dellabbigliamento,
pubblicità accattivanti, il sito Internet. Quando nacque il
periodico "Il Corsaro", a Varese il massimo che si poteva registrare in fatto di
comunicazione a favore della squadra biancorossa erano le notizie, pubblicate dalla
Prealpina, della campagna abbonamenti e dellorario di partenza dei pullman del tifo
organizzato. Il Corsaro colmò vuoti impensabili e non a caso
visse per una decina di anni, tempo tutto sommato felice di una squadra destinata a
inevitabile declino dopo essere finita nelle mani di estranei alla realtà sociale ed
economica della città.
(nella foto sopra patron Borghi)
Il Corsaro nacque per merito di Egisto Marocco, presidente del
Varese Club e collaboratore della Prealpina, giornale dal quale egli
attinse lintera redazione del periodico. Anchio
accettai di collaborare, mi fu confezionata una rubrica dal
titolo stuzzicante, "Dietro le quinte", che firmai con uno pseudonimo che ai
tempi mi si attagliava perfettamente: Bonifacio Casini. E di allegri casini ne combinai,
sopportato dai dirigenti e dai giocatori, accettato invece dai
lettori che si divertivano anche se intuivano che dietro alle
mie storielle a volte cerano improbabili verità o lesatto contrario di quanto
affermavo. Per esempio chiamavo don Asta Peder un dirigente noto invece per la sua
collezione di gentili signore, ma non scherzavo indicando un talent scout biancorosso come
abile " scopritore di giovani". Il soggetto in questione amava fare la doccia
assieme ai suoi allievi alla fine della partita o degli allenamenti.
Il Corsaro venne varato dopo che i tifosi al seguito della squadra,
in altri stadi avevano visto periodici dal taglio artigianale e tuttavia molto utili.
Marocco ne fece un prodotto più che dignitoso, in grado di reggere nel tempo, di
diventare un appuntamento molto desiderato dai tifosi
biancorossi. Il giornale fu dunque un efficace strumento di comunicazione, anticipatore di
scelte e di indirizzi che negli anni avrebbero portato la comunicazione sportiva a grandi
livelli in tutto il settore degli audiovisivi, della pubblicità e del marketing.
Bonifacio Casini oggi direbbe che Egisto Marocco dovrebbe essere
insignito del premio Galileo Galilei. Non per avere guardato lontano come editore, ma per
avere visto, lui solo in uno stadio affollato, il Varese battere per 1 a 0 la Pro Patria.
Una "svista", chiamiamola così, finita con tanto di descrizione del gol
fantasma sulle colonne della Prealpina. Abbiamo riso ancora, lo sciagurato Egisto ed io,
ricordando lepisodio.
E io ricordo con nostalgia quei tempi fatti di passione pura, di
spalti affollati, di tifosi varesini civilissimi. Ce ne sono ancora oggi di tifosi veri,
ma sono minoranza rispetto a tanti altri, diretti eredi di Colleoni. Da un punto di vista
strettamente etimologico.
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