Leffetto, e che effetto, di Saibene continua eccome per
Milano. Le azioni di Varese, targate Lombardi, scendono, ma con attenuanti. Alla fine sono
18 i punti di distacco, ma ma Varese, subito il break cruciale allinizio del secondo
quarto ha giocato alla pari, non riuscendo tuttavia a recuperare quei 10, 12punti presi in
pochi minuti, grazie aad una iniziale, velenosa percentuale da fuori di Milano. Gli
arbitri non hanno aiutato i Roosters, costretti a giocare gran parte della ripresa senza
Pozzecco, ingenuo a farsi fischiare un tecnico, e Vescovi. Messi così non era facile,
davanti ad una Milano che ritrova il suo pubblico e soprattutto un gioco spettacolo e
determinazione da vendere e soprattutto ha da spendere la classe di Iuzzolino, 28 punti, 5
assist, e miglior uomo in campo. Match spumeggiante e veloce,
con Milano avanti sempre e che trova, in particolare, le bombe di Iuzzolino a scavare un
solco di dieci lunghezze, 32-22 alla fine del primo quarto. Milano tiene il vantaggio in
doppia cifra anche nel secondo quarto, ancora con fini percentuali da fuori ma anche
grazie ad un preciso Rusconi. Pozzecco, al suo terzo fallo è chiamato in panchina per
Davolio, mentre Milano è al + 17 con lennesima bomba di Iuzzolino. Milano è grinta
in difesa, scioltezza e agilità in attacco. Pozzecco, incredibile, è richiamato in
campo, entra urla qualcosa e gli viene fischiato il tecnico. E dallaltra parte il
diluvio, +19 per i padroni di casa.
Burditt al solito è presente, e riporta i suoi al
12. Basta una forzatura di Pozzecco e un errore al tiro perché Milano tagli il
campo con due contropiede spaccagambe per il nuovo + 20. Varese non crolla, il finale almeno è grintoso, alla sirena si è sul 56-42, con
Pozzecco a quota 15 punti. Difende bene Varese, al
rientro con Davolio su Iuzzolino, Roosters a 10, ma il piccolo americano, ex Verona
e Roma, infila la sua quinta bomba. Vescovi si mangia quattro punti facili da sotto e
arriva al suo quarto fallo. Adecco tranquilla torna a + 15. Altre brutte per Varese.
Fischiato uno sfondamento inesistente a Pozzecco e il play è già fuori per cinque falli.
Lombardi è costretto a spendere più energie a frenare il Poz furioso in panchina che a
guidare la squadra.
Tenace, e qualcosina di più, Albertone Burditt, in attacco e in
difesa rubando spesso danticipo, ma non può da solo presidiare tutta larea.
Fuori anche Cecco per falli, Burditt, anche lui, punito da una coppia arbitrale non sempre
lucida ed equidistante. Il terzo quarto si chiude in affanno, la bomba allo scadere di
Wucherer tiene ancora a galla i galletti, 80-66. La tripla iniziale di Davolio riaccende
le speranze. Ancora Burditt, encomiabile per i suoi 40 minuti filati, per il 9. Le
scelte arbitrali sconcertano. Si vede anche il presidente Bulgheroni arriva a bordo campo
a gridare tutto il suo disappunto. Mentre Milano si registra per il nuovo + 14. Varese ha
sprecato tutte le sue energie. Gioca con 7 uomini: Di Giulio, Zanus Fortes e Allegretti
non vedono il campo, e senza Pozzecco e Vescovi la strada della rimonta, già difficile,
diventa impossibile. Fuori anche Cazzaniga, entra Di Giuliomaria. Varese si trova a +11 a
poco più di quattro minuti dalla fine. Rusconi riesce, guarda un po, ad infilare
anche sei liberi consecutivi, coronando in ogni caso una partita di tutto rispetto, seppur
di contorno al sontuoso Iuzzolino. Dallaltra parte cè ancora tempo per vedere
lo sfogo brutto anche di Di Giuliomaria chiamato in panchina dopo aver commesso quattro
falli e un tiraccio. Rivede il campo anche Zanus per gli scampoli, ma lo spirito non
basta.
Il match, nonostante la buona volontà, è ormai chiuso nella
cassaforte milanese. Il punteggio finale, 109-91 è dato anche dalla bomba di Marco Baldi,
ma questo è già folclore. Come folclore simpatico sono i cori degli ultrà milanesi,
tratti dal repertorio di Cochi e Renato, ed è un bel sentirli anche in un palazzetto, per
quanto indirizzati per lo più alla ormai imprescindibile Samantha De Grent. Nonostante
abbia visto il suo Poz giocare per metà partita, per lei e per i suoi tifosi di
Milano stasera la vita lè béla.
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