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Ore 16.31.59
Giorno
07/06/07
Le sedie di Ionesco all'Aleph Teatro
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Jerago - Ha retto molto bene la versione proposta sabato 21 di "Le sedie" di Jonesco, che debutterà al teatro Studio di Milano mercoledì 24. Protagonisti l'Aleph teatro e Tullio Pericoli, autore dell'adattamento 
Buona l'anteprima: Un ottimo Jonesco a Jerago

Buon successo di pubblico per la rappresentazione dell’atto unico del 1952 di uno dei maestri del teatro dell’assurdo, che in questa versione debutterà al Teatro Studio di Milano mercoledì 24.

Nell’ora e un quarto della sua durata, il sentimento dell’estraniazione ha dominato senza contrasti la scena. I due personaggi di questa sorta di "monologo a due", chiamati Semiramide e il suo "Ciccino" (i bravissimi Adriana Asti e Giulio Ferrara), vivono da soli su un’isola priva di ogni collocazione nello spazio e nel tempo, fuorché un paradossale "Parigi è stata sommersa 400.000 anni fa", circondati dall’acqua del mare e "invasi" dai suoi inquietanti rumori (i rumori e le musiche sono di Michele Tadini).

Il dialogo ce li presenta in attesa di numerosi "ospiti", il cui arrivo viene annunciato via via dagli assordanti squilli di un campanello, e la cui "presenza" è segnalata unicamente dalle sedie su cui vengono fatti accomodare. Memorabile, al proposito, la battuta: "Non ci sono più sedie!", pronunciata all’indirizzo dei "ritardatari", su un palco occupato interamente da sedie vuote.

Due gli argomenti di discussione: un passato fatto di rinuncia e di impotenza e un futuro atteso e mai raggiunto, che si incarna alla fine nella figura dell’"oratore", personaggio muto e quanto mai enigmatico. Si passa senza soluzione di continuità da punte di frenesia a improvvisi silenzi, dal riso al pianto, il tutto inframmezzato da ripetizioni e cantilene.

Benché lo spettacolo, a detta del suo stesso ideatore Tullio Pericoli, pittore già "prestato" al teatro in qualità di scenografo per la Scala, abbia "ancora bisogno di qualche piccolo ritocco", la tenuta dell’insieme è fuori discussione, e anzi sono apprezzabilissime alcune trovate. Come le sedie che vengono sollevate da un finto pavimento concavo, o l’irruzione di Semiramide tra il pubblico, per creare un’ideale continuità tra le sedie del palcoscenico e le poltroncine del teatro, tra gli "ospiti" e gli spettatori, o il tuffo nel vuoto, con tanto di urlo e di tonfo, in occasione del sacrificio finale, inutile e immotivato come tutto il resto, in un mondo in cui "le sedie" hanno preso il posto tanto degli "uomini" quanto delle "città".

Vincenzo Garzillo

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