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successo di pubblico per la rappresentazione dellatto unico del 1952 di uno dei
maestri del teatro dellassurdo, che in questa versione debutterà al Teatro Studio
di Milano mercoledì 24.
Nellora e un quarto della sua durata, il
sentimento dellestraniazione ha dominato senza contrasti la scena. I due personaggi
di questa sorta di "monologo a due", chiamati Semiramide e il suo
"Ciccino" (i bravissimi Adriana Asti e Giulio Ferrara), vivono da soli su
unisola priva di ogni collocazione nello spazio e nel tempo, fuorché un paradossale
"Parigi è stata sommersa 400.000 anni fa", circondati dallacqua del mare
e "invasi" dai suoi inquietanti rumori (i rumori e le musiche sono di Michele
Tadini).
Il dialogo ce li presenta in attesa di numerosi
"ospiti", il cui arrivo viene annunciato via via dagli assordanti squilli di un
campanello, e la cui "presenza" è segnalata unicamente dalle sedie su cui
vengono fatti accomodare. Memorabile, al proposito, la battuta: "Non ci sono più
sedie!", pronunciata allindirizzo dei "ritardatari", su un palco
occupato interamente da sedie vuote.
Due gli argomenti di discussione: un passato fatto
di rinuncia e di impotenza e un futuro atteso e mai raggiunto, che si incarna alla fine
nella figura dell"oratore", personaggio muto e quanto mai enigmatico. Si
passa senza soluzione di continuità da punte di frenesia a improvvisi silenzi, dal riso
al pianto, il tutto inframmezzato da ripetizioni e cantilene.
Benché lo spettacolo, a detta del suo stesso
ideatore Tullio Pericoli, pittore già "prestato" al teatro in qualità di
scenografo per la Scala, abbia "ancora bisogno di qualche piccolo ritocco", la
tenuta dellinsieme è fuori discussione, e anzi sono apprezzabilissime alcune
trovate. Come le sedie che vengono sollevate da un finto pavimento concavo, o
lirruzione di Semiramide tra il pubblico, per creare unideale continuità tra
le sedie del palcoscenico e le poltroncine del teatro, tra gli "ospiti" e gli
spettatori, o il tuffo nel vuoto, con tanto di urlo e di tonfo, in occasione del
sacrificio finale, inutile e immotivato come tutto il resto, in un mondo in cui "le
sedie" hanno preso il posto tanto degli "uomini" quanto delle
"città".
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