Secondo appuntamento pomeridiano per la stagione musicale
varesina. Protagonista il celebre violinista Ilya Grubert. Lartista lituano ha
offerto, al sempre nutrito pubblico varesino, pagine importanti della letteratura per
violino solo alternando brani in duo con la viola, grazie alla presenza della eccellente
Candida Thompson. Aprono le due parti del concerto assieme,
attraverso lesecuzione dei duetti per violino e viola K 423 e K424 di Wolfgang
Amadeus Mozart. I due brani furono composti da Mozart come dono ad un amico: Michael Haydn
(fratello del celebre Franz Joseph) e, nonostante non raggiunsero la notorietà di altri
lavori cameristici mozartiani, assurgono alle più alte vette della musica cameristica di
quel periodo. Ilya Grubert e Candida Thompson ne offrono uninterpretazione
ineccepibile ed elegante.
La violista lascia quindi la scena al violino solo di Grubert che
affronta una delle più alte sfide verso la musica per il suo strumento: la Partita per
violino solo BWV 1004 di Johann Sebastian Bach. La difficoltà del brano consiste nel
rendere una condotta polifonica "suggerita", mediante lutilizzo di uno
strumento di per sé monodico, attraverso lausilio di unardua tecnica
dellarchetto. Grubert affronta a memoria lintera suite conclusa dalla celebre
e monumentale ciaccona e tocca forse il più alto punto del concerto in quanto a contenuti
musicali.
La seconda parte ci sembra ancor più vicina al suo linguaggio e si
snoda, dopo il già citato duetto mozartiano, attraverso una sonata moderna, la n. 3 di
Eugene Ysaye, e quattro tra i ventiquattro Capricci di Niccolò Paganini. La prima
composizione è facente parte di un ciclo di sei, cui lautore dedica ad altrettanti
virtuosi del violino del suo periodo. Non hanno bisogno di presentazioni invece, le
composizioni paganiniane, vero punto nodale del repertorio per violino solo. Dopo due
interpretazioni intense ed ineccepibili, il concerto chiude ancora con il duo, attraverso
le note della Passacaglia di Haendel. Concepita per clavicembalo e trascritta e
rielaborata successivamente da Halvorsen, riassume lintero concerto attraverso una
variegata pluralità di stili compositivi.
I due chiudono tra nutriti applausi in un atteggiamento austero e
senza concedersi nemmeno ad un bis. Forse a simboleggiare linutilità ad
aggiungere altro ad un programma di assoluti contenuti musicali e condotto con
inesauribile maestria.
Prossimo appuntamento: 8 febbraio al Teatro Impero con i Berliner
Simphoniker e il pianoforte di Joaquìn Achucarro.
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