Un triangolo nero con il vertice capovolto, a volte
affiancato dalla lettera z, che stava per zigeuner, "zingari". Questo era
il segno che individuava i rom nello Zigeunerlager, ovvero il campo degli zingari. Un marchio che, come la stella
gialla per gli ebrei, rappresentava lappartenenza ad una razza pericolosa, una
minaccia per la sublime razza ariana. I nazisti, nella loro ossessiva ricerca della
perfezione, avevano individuato teoricamente il gene che determinava listinto al
nomadismo: il wandertrieb. Pertanto lo zingaro era considerato ladro, truffatore,
assassino e nomade per cause genetiche. In questo modo, a distanza di mezzo secolo, erano
state riportate in vita con maggior vigore e con lavallo di una scienza fantasiosa
le teorie lombrosiane, nelle quali si sosteneva che lo zingaro aveva un istinto ladresco.
Insomma lo zingaro era predeterminato, nasceva ladro e delinquente e la logica conseguenza
era lincorreggibilità del suo comportamento. Numerosi
documenti testimoniano la loro presenza nei lager di Dachau, Lachenback,
Majdanek, Mauthausen, Buchenwald, Natzweilera, Ravensbruck,
Treblinka e ancora a Sobibor, Belzec, Gross-Rosen, Gusen,
Theresienstadt. Però la documentazione
più cospicua sulla deportazione degli zingari riguarda Auschwitz. Nel campo di sterminio,
per un certo periodo, ci fu una sezione appositamente riservata alle
famiglie zingare, anche se la presenza dei rom sarebbe
documentata prima della costruzione di un apposito campo per
loro. Lo Zigeunerlager entrò in funzione alla fine del febbraio 1943
e cessò di esistere ai primi di agosto del 1944, quando tutti coloro che vi erano,
fino a quel momento, sopravvissuti, vennero condotti nelle camere a gas. Il primo trasporto vi giunse il 26
febbraio 1943. A partire dai primi di marzo dello stesso anno vennero regolarmente
registrati trasporti di zingari dai territori occupati, tanto che in breve tempo
risultò superato il limite della capienza: 10mila persone.
Gli zingari vennero assimilati, dunque, agli ebrei nella
teoria razziale e di conseguenza anche al trattamento: deportazione e soluzione finale.
Gli storici parlano di 500mila rom morti nei campi di sterminio. Ma se sul genocidio del
popolo ebraico grava il pericolo costante del revisionismo storico, sul genocidio degli
zingari grava il pericolo delloblio, della dimenticanza più totale. Nei vari
processi ai nazisti responsabili di crimini contro lumanità non si è quasi mai
affrontato il problema del loro sterminio.
È solo nel 1980 che la Germania riconosce
loro la dignità di vittime, affermando che avevano subìto, durante il regime nazista, una
persecuzione razziale. È solo nel 1995 che si discute ufficialmente per la prima
volta, in un convegno internazionale, del genocidio degli zingari.
Perché una tale rimozione? Perché non si vuole ricordare?
Le risposte possono essere molte. Forse per la coscienza collettiva
- ammesso che una
coscienza collettiva esista - il peso di un genocidio è già troppo da sopportare.
Qualcuno sostiene che in realtà la negazione della questione zingara
nasconda un problema
concreto: il risarcimento dovuto alle vittime del nazismo. Perciò non affrontando la
questione si lascerebbe aperto il problema delle riparazioni dovute. Altri invece
sostengono che tra i rom sopravvissuti solo pochi hanno voluto raccontare e forse non
sempre cera qualcuno ad ascoltarli.
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