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16.33.15 |
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07/06/07
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| Arcisate
– Diciassette minori
affidati ai servizi sociali dal tribunale, nove allontanati dalla
famiglia. Una spesa di bilancio che nel giro di tre anni si è
dilatata smodatamente. Il Comune affronta un’emergenza contando
su un assessore e un’assistente sociale |
"La
prevenzione? un’impresa
da titani! |
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Arcisate:
un piccolo comune della Valceresio. 9.500 abitanti. Nell’ultimo
triennio le spese dei servizi sociali si sono dilatate in modo
esponenziale: dai 94 milioni del 1999, ai 154 del 2000 ai 425 di
quest’anno, su un bilancio totale di 15 miliardi. I minori
affidati con decreto del tribunale dei minori al comune sono 17 di
cui 9 sono stati allontanati dalle proprie famiglie e risiedono in
comunità alloggio.
"Da quando sono assessore ai servizi sociali, circa un anno e
mezzo – racconta Marilena Trezzi – ne ho viste veramente di
tutti i colori. La situazione è estremamente più problematica di
quello che si può pensare. Lo scorso anno nel giro di due mesi
sono stati allontanati 4 minori. A volte capita che un affidamento
ti piova tra capo e collo, cioè il tribunale dei minori ti affidi
un bambino e tu non te lo aspettavi o perché non sapevi veramente
nulla, come ci è capitato in un caso, o perché non ci
attendevamo il precipitare delle cose pur seguendo la
situazione."
Arcisate è, storicamente, un luogo di flussi migratori: la
vicinanza con la Svizzera ne ha fatto un posto di partenza per
tanti frontalieri. La cittadina, però, non si è mai evoluta
culturalmente e socialmente. La presenza, inoltre, di numerosi
servizi, il distretto Asl, il consultorio, gli ambulatori, la
rendono un punto di riferimento per l’intero circondario.
I servizi sociali sono composti dall’assessore
e da un’assistente: "Per quattro mesi sono rimasta anche da
sola e ho dovuto arrangiarmi. Ho fatto persino degli
accompagnamenti. Mi piacerebbe che i politici, intendo quelli che
gestiscono il potere a livello generale, si rendessero conto di
quella che è la realtà. Molto più problematica e complessa di
quella che pensiamo." Nonostante il grosso impegno, il
rammarico dell’assessore Trezzi è quello di non riuscire a
raggiungere tutte le realtà problematiche. "Noi possiamo
intervenire solo quando veniamo a conoscenza dei casi. Purtroppo
avere notizie non è così facile. Manca la collaborazione tra i
vari operatori. E spesso c’è un muro di omertà o di paura che
impedisce di alzare il velo su situazioni tragiche"
La
prevenzione è il chiodo fisso dell’assessore ai servizi
sociali: "Nel mese di novembre abbiamo organizzato un
incontro sulla pedofilia: abbiamo avuto un enorme successo di
pubblico. La gente è venuta per sapere, per informarsi. Certe
iniziative andrebbero ripetute ma il tempo è quello che è e gli
uomini e i mezzi pure. Ribadisco, però, che una maggiore
collaborazione tra operatori porterebbe vantaggi enormi."
Intanto, però, rimane da affrontare l’emergenza, quotidiana,
problematica: "Un’altra grossa questione è la
disponibilità di posti nei centri di accoglienza. La penuria è
una costante. Quando arriva il decreto di allontanamento inizia la
ricerca affannosa della comunità. È capitato a volte, visto che
la legge ci obbliga a prendere in carico il minore, che assistenti
sociali si siano portati a casa il minore in attesa del
posto."
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Alessandra Toni |

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