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Varese-laghi
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Ore 16.33.01
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07/06/07
 
Varese - Gli assistenti sociali dell'Asl sempre in prima fila nei casi di disagio minorile. Dalla parte di chi soffre, attirandosi a volte le ire della gente che vogliono aiutare
Una missione da eseguire con il cuore e il cervello

pedofilia__.jpg (6544 byte)È un lavoro duro. Impegnativo. Lo è soprattutto perchè molti comuni del comprensorio hanno delegato all'Asl il compito di seguire il disagio dei minori, così la maggior parte della loro occupazione viene assorbita proprie dalle storie di bambini.
È un settore complesso, problematico e assai delicato. Ci si deve muovere con cautela e discrezione, rischiando spesso di attirarsi le ire di genitori furenti per l'invasione della propria privacy.
Gli assistenti sociali sono impegnati a 360 gradi: sia nei consultori dove aiutano genitori alle prese con problemi caratteriali del figlio, sia all'esterno per sostenere situazioni familiari problematiche su incarico del tribunale dei minori.
Lavorano in equippe, quando possono, e sono sempre a contatto con lo psicologo.
Di situazioni drammatiche ne vedono tante, troppe rispetto a quello che si può immaginare. " Spesso ci scontriamo con mentalità che si tramandano di padre in figlio - spiega l'assistente - e siamo costretti a coinvolgere il magistrato perchè ci oppongono un muro di ferro."
Di solito, il tribunale dei minori interviene in modo coercitivo e impone la collaborazione della famiglia con gli operatori. Nel caso di persistente chiusura, allora l'intervento diviene più drastico sino ad arrivare all'allontanamento del piccolo, che dura un periodo minimo di sei mesi. Il bambino viene così affidato all'amministrazione comunale che diviene il tutore, ne sopporta i costi di mantenimento e ne è responsabile.
"Allontanare un bambino non è mai cosa piacevole - commenta l'assistente sociale - e spesso risulta anche rischioso. In alcuni casi facciamo in modo che il momento più tragico avvenga in territorio neutro: din solito in comune. A volte ci facciamo scortare dalle forze dell'ordine."
Tre i motivi più frequenti che inducono il tribunale ad agire con fermezza: la grave trascuratezza che può trascendere nell'abbandono, il maltrattamento fisico e psichico e gli abusi sessuali, che abbracciano anche la casistica degli atti di libidine.
Una volta "tamponata" l'emergenza, si opera per risanare la situazione :"non sempre si riesce a ad appianare i problemi. Allora si lavora per limitare il danno, perchè l'obiettivo è sempre quello di reinserire il bimbo nella propria famiglia, ma può capitare che ciò risulti impossibile, così si arriva all'adottabilità del piccolo e al suo allontanamento definitivo."
Di strutture recettive per bimbi maltrattati o con situazioni problematiche ne esistono parecchie sul territorio ma spesso non sono sufficienti:" Occorrerebbe maggior disponibilità in particolari casi, soprattutto quando i minori sono ormai adolescenti."
Gli assistenti sociali sono spesso nel mirino, come anticipavamo, capri espiatori di situazioni che non si ammettono: "È un lavoro estremamente pesante, anche perchè il personale è limitato. Mi capita persino di seguire una quindicina di casi contemporaneamente. Ma è anche avvenuto che un solo caso mi abbia assorbito per oltre due mesi. Dipende sempre dalla gravità e dalla complessità della situazione. Una cosa è certa: non dobbiamo mai lasciarci coinvolgere, mai perdere lucidità. Sarebbe un errore gravissimo con ripercussioni sul buon esito dell'intervento. Dobbiamo avere una corazza protettiva, pronti, però, ad allungare una mano per salvare chi ha bisogno."

Alessandra Toni

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