Sensibilizzare
e attirare l'attenzione pubblica sui disagi delle popolazioni che
vivono nel territorio che accoglie l'hub di Malpensa. Questo era
lo scopo della manifestazione di protesta, annunciata da qualche
giorno, promossa dal coordinamento dei sindaci. Quale occasione
migliore se non il Giro d'Italia, che proprio oggi, nella sua
ultima tappa la Arona-Milano, passava proprio dai comuni che
maggiormente accusano il peso dello scalo aeroportuale. E così
sul ponte di ferro, a confine fra Piemonte e Lombardia si sono
riuniti trenta sindaci in tricolore e con i gonfaloni dei loro
comuni, i comitati di cittadini, Unicomal e Covest i due
principali, e rappresentati di altre associazioni o partiti come
Legambiente e Rifondazione Comunista. In totale un centinaio di
persone che hanno rallentato lo svolgimento dell'ultima tappa del
Giro. Questo era appunto lo scopo dell'iniziativa, concordato nei
giorni scorsi anche con i vertici dell'organizzazione del Giro
d'Italia. Per evitare il blocco si è arrivati ad un compromesso
con il direttore organizzativo Carmine Castellano. E' stato lui a
precedere i corridori e ad accogliere le richieste dei sindaci
nella persona di Francesco Viale, primo cittadino di Castelletto Ticino.
A
un Castellano accerchiato (nella
foto), è stata affidata
una lettera da consegnare sul palco delle premiazioni finali al
sindaco di Milano Gabriele Albertini e al presidente della Regione
Roberto Formigoni. "Siamo portatori di un vostro desiderio e
delle vostre richieste - ha detto il direttore - e credo che
in altri settori e ad alti livelli le cose devono essere prese
seriamente in esame ed eventualmente risolte". Terminata la
missione Castellano avrebbe dovuto subito ripartire per garantire
il normale svolgimento della corsa. Ma dalla folla è arrivata la
richiesta di bloccare i ciclisti e anche qualche ostacolo che ha
impedito la partenza della macchina di testa. Risultato: al
passaggio i corridori si sono trovati di fronte ad un imbuto e
hanno rallentato il ritmo. Se si esclude un Mario Cipollini
rilassato, la maggior parte degli atleti non ha affatto gradito
l'intoppo. "Occorre rispettare il loro lavoro" ha
implorato Castellano. E verrebbe da dire "di problemi ne
hanno già abbastanza".
Passato
l'intero gruppo dei corridori, è rimasto qualche disappunto fra i
manifestanti. Qualcuno forse avrebbe voluto bloccare i ciclisti.
Ma alla fine c'erano precisi accordi, che i sindaci hanno
rispettato "In questo modo è stata garantita la regolarità
della corsa - ha spiegato Claudio Brovelli, sindaco di Somma
Lombardo - e non sono state scaricate sui ciclisti delle
responsabilità che non sono loro e nello stesso è stato
sottolineato un disagio". Lo sviluppo del traffico,
autorizzato per quattrocento voli al giorno, ma passato ormai a
circa ottocento, l'assenza di una valutazione di impatto
ambientale, il blocco dei voli notturni, il no alla terza pista è
quanto contenuto nella lettera e ribadito da Francesco Viale che
aggiunge "Chiediamo in sostanza di avere un minimo di
possibilità di poter controllare la salute di questi territori e
la salute della gente e che nella commissione aeroportuale siano
inseriti anche i comuni piemontesi". Nessun attrito invece
con i comitati dei cittadini sulle modalità con cui si è svolta
la manifestazione. A confermarlo il presidente di Unicomal,
l'unione dei comitati del comprensorio di Malpensa, Beppe
Baranzini: "Questa iniziativa era ovviamente stata
concordata, perché mai ci sarebbe stato permesso di bloccare il
giro con la forza, e non era neppure nostra intenzione,
semplicemente c'è gente esasperata, quello che viviamo qui causa
forti tensioni e dunque può capitare che qualcuno avanzi
richieste più estreme e vada sopra le righe, ma è umano; nella
sostanza c'è unità di intenti e c'è stato accordo anche sul
senso di questa manifestazione che punta ad ottenere visibilità
con la speranza che la stampa se ne occupi anche a livello
nazionale, occupata in genere solo dalla voce della Sea".
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