«Questo
infortunio mortale è una sconfitta per tutti - dice Marino
Mazzola della Fillea Cgil-. È sufficiente passare davanti al
cantiere e dare un'occhiata alle impalcature e ai parapetti
predisposti sui balconi per capire che questa tragedia era
annunciata».
Via Aleardi è deserta, un susseguirsi continuo di cantieri, il
sole batte forte sui palazzi in costruzione, qualche operaio è
ancora all'interno del piano da cui è precipitato il giovane
lavoratore magrebino, ma nessuno parla. Davanti ai cancelli,
chiusi con il lucchetto, ci sono i sindacalisti della Fillea,
protagonisti, loro malgrado, di un macabro rito. Solo qualche mese
fa era toccato ad un giovane lattoniere, emigrato dal Sud Italia,
anch'egli precipitato da un ponteggio nel cuore di Busto Arsizio.
Questa volta si tratta di un immigrato, un giovane marocchino di
39 anni: si chiamava Kadiri Abdelghani Hassani, residente a Solbiate
Arno.
(da sinistra: Marino Mazzola, Claudio Croci,
Umberto Colombo, Vincenzo Annesi)
Secondo
i sindacalisti Claudio Croci e Vincenzo Annesi il problema sta
tutto nella mancanza di effettività delle rls, che nell'edilizia
hanno un ruolo fittizio, in quanto nominate dal datore di lavoro,
che ha tutto l'interesse a non autodenunciarsi.
Il quadro si chiude se si considera la forte frammentazione del
settore.
«È indubbio - continua Croci - che la presenza di una
miriade di piccole e piccolissime imprese aggrava la situazione e
impedisce un serio controllo nei cantieri. Le leggi ci sono, ma
il vero problema è che la sicurezza viene percepita dagli imprenditori
come un costo in più, e pertanto viene trattata come tutti gli
altri costi, cioè si pensa solo a tagliare».
La prossima si preannuncia
come una settimana dura per tutto il comparto. Umberto Colombo,
della segreteria provinciale della Cgil, annuncia un'iniziativa
forte di protesta.
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