"Togliere
parcheggi davanti a una stazione? Una follia". Jessica,
dipendente del bar di piazza Giovanni XXIII, ha le idee chiare. La
rivoluzione della sosta, decisa dalla scorsa amministrazione
comunale, aveva un controsenso evidente. Chi prende il treno usa
l'auto. E deve poter parcheggiare vicino, altrimenti soffre.
Bocciata l'idea di parcheggiare in via Torino, bocciata la
navetta, ma soprattutto bocciata la rimozione di posti auto per i
clienti dei negozi. "Una misura incomprensibile. Ora hanno
deciso di rimetterli - continua ridendo -, era ora, anche se era
molto meglio prima, quando il parcheggio era libero in tutta la
piazza".
Oggi, in quelle aree una
volta destinate alle auto, ovvero i posti all'interno delle aiule,
ci sono solo due motorini parcheggiati a sbafo e un gruppetto di
scout che suona la chitarra. "Parcheggi? Perché?". Non
é davvero una preoccupazione visibile, quella del posto auto, nel
call-center pakistano. Loro, i clienti che affollano i telefoni
diretti verso Islamabad, in piazza Giovanna XXIII in genere ci
vanno a piedi. E in ogni caso il call-center è un luogo
d'incontro di cui difficilmente si priverebbero.
Chi aveva un diavolo per
capello erano gli altri esercenti. Alcuni non hanno ancora voglia
di parlare. "Non so nulla" risponde il titolare del
negozio di ottica. "Non ho niente da dire" sorride, con
un mazzo di fiori in mano, il titolare del fioraio
Piantanida.
Secondo quanto deciso dal
sindaco Mucci mercoledì inizieranno i lavori. Nuove strisce blu e
due file per il parking, a pagamento, due ore massimo, mille lire
per ogni 60 minuti.
"Meglio che
niente" commenta decisa Nadia Viale, dipendente della Omnibus
viaggi. "In questi mesi molti clienti si sono lamentati della
mancanza di parcheggi, alcuni entravano già arrabbiati perché
avevano preso la multa. Fanno bene a ridare alla piazza alcuni
posti, però dovrebbero anche abolire l'obbligo di svolta destra
all'uscita, una misura senza senso".
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