| Davide Rossini, Dario
Comerio, Pantaleone Manno, Kadiri Abdelghani Hassani.
Tutti trentenni, tutti morti in seguito ad incidenti sul lavoro,
tutti nella nostra provincia. A questo
triste elenco, purtroppo, si deve aggiungere anche Massimiliano
Lamberti, deceduto questo pomeriggio,
dopo tre giorni di agonia in un letto d'ospedale.
Cinque vite sacrificate sull'altare di un
diritto sancito dalla Costituzione. Un morto al mese, un
bollettino di guerra che impressiona. Un dolore civile che non si
lenisce nemmeno con le "buone" statistiche, che parlano
di flessioni e di situazione in miglioramento se si tiene conto
dell'alta densità produttiva del Varesotto. Ma le morti non
possono essere mai poche.
Cosa pensare poi dell'ultima, quella di Massimiliano Lamberti,
lavoratore di un'azienda farmaceutica di Origgio, rimasto
ustionato durante il caricamento di solventi in un essicatoio. La
rsu ha confermato che la sicurezza nella Clariant Lsm viene
rispettata, che i meccanismi di pronto intervento funzionano, come
nel caso del recente infortunio, che i delegati per la sicurezza
non vengono snobbati dalla proprietà, come invece spesso altrove
accade. Ciononostante si muore. Questo vuol dire che la sicurezza
sui luoghi di lavoro non sarà mai un dato acquisito, non sarà
mai una condizione stabile e che l'opera di
sensibilizzazione, di formazione e di controllo deve
continuare incessantemente, fino a diventare condizione immanente
del lavoro.
Cruciale sarà il ruolo di sensibilizzazione
delle istituzioni, a tutti i livelli, delle organizzazioni
sindacali e dei media. Alla Clariant i sindacati hanno convocato
un'assemblea generale dei lavoratori. «Il clima è teso - dice
Massimo Cantiani, della rsu - la morte di Massimiliano ha
sconvolto tutti. Come azione abbiamo deciso di devolvere quattro
ore di lavoro ciascuno alla famiglia. Ci stiamo attivando per
verificare tutte le procedure sulla sicurezza e sulla formazione.
Anche se da noi c'è attenzione a questi temi occorre insistere.
In questa azienda ci sono tante azioni rischiose e quella che
stava facendo massimo non era più rischiosa di altre. I problemi
nascono quando saltano i meccanismi di sensibilizzazione».
«Riteniamo positivo il lavoro dell'Asl -
dice Renato Franchi, del dipartimento unitario ambiente e
sicurezza Cgil, Cisl e Uil - il problema è che mancano risorse
umane e finanziare, se poi consideriamo che l'azione sul
territorio viene quasi totalmente assorbita dal lavoro per la
magistratura e quindi ad infortunio avvenuto, si capisce che resta
ben poco per prevenzione e formazione. Devo rilevare la
latitanza su questo tema del nuovo Prefetto. Noi avevamo fatto un
presidio lo scorso anno davanti alla prefettura e avevamo avuto un
colloquio con Valerio Lombardi, con il quale erano stati decisi
una serie di interventi. Ma il fatto che sia cambiata la persona,
non vuol dire che siano cambiate le funzioni e gli impegni presi.
È necessario che chi ha un ruolo così importante sul territorio
si spenda».
Secondo Salvatore Mantia, della Cisl
Ticino-Olona, diventa importante il ruolo delle autorità
centrali, del governo e dei ministeri. «Purtroppo è rimasta
ancora inascoltata la proposta fatta da Cgil, Cisl e Uil nel 1998,
e ribadita nella recente conferenza unitaria di Modena, che
chiedeva di riunificare in un unico ministero le competenze di
prevenzione e sicurezza in materia di lavoro».
|