| Sono stati resi noti
i particolari dell'operazione Skimmer che ha portato all'arresto
di 32 persone dedite alla clonazione di carte di credito. Il gioco
consisteva nel piazzare un apparecchio per la copiatura
elettronica dei dati, lo skimmer appunto, e trovare un commesso
compiacente pronto a far sfilare la carta del cliente sul
marchingegno.
Il resto era un giro d'affari pari a cinque
miliardi, diffuso anche all'estero e con base logistica Legnano.
Qui operavano il trentasettenne A.C., il capo dell'organizzazione,
molto influente nella malavita locale e vicino all'ndrangheta di
Cirò Marina. Il suo braccio destro era un altro legnanese, A.A.,
40 anni, esperto di informatica e principale mente del
gruppo.
E l'informatica era alla base del raggiro.
L'utilizzo di un particolare software permetteva infatti di
trasferire i dati impressi nello skimmer in carte bianche. Con una
stampante termografica, poi, le carte venivano "vestite"
con i colori e loghi dei circuiti di credito più famosi. Poi
venivano rivendute a 5 milioni l'una. Per i commessi implicati, il
premio era denaro, oppure l'utilizzo di alcune carte.
L'operazione, scattata all'alba del 25
giugno, ha coinvolto persone nelle province di Varese, Milano,
Novara, Udine, Chieti, Napoli e Lecce. L'inchiesta, coordinata dai
pm Luca Poniz e Stefano Aprile, partiva da un noto centro
commerciale di Rescaldina in gennaio. Nelle caserme dei
carabinieri di Parabiago, Cerro Maggiore e Legnano erano piovute
una serie di denunce di cittadini che dichiaravano di aver subito
la clonazione della propria carta di credito.
Analizzando gli episodi in questione, i
carabinieri si rendevano conto che tutti avevano effettuato
acquisti nel centro commerciale di Rescaldina. Scattava
un'attività di indagine all'interno dell'esercizio che dava però
esito negativo. Fino a quando, dopo una perquisizione, gli
elementi raccolti portavano a considerare la posizione di un
cassiere che si era licenziato da poco.
I colleghi testimoniavano di averlo visto
armeggiare con una "calcolatrice" sotto il banco. Alla
richiesta di spiegazioni, lui aveva risposto che si trattava di un
dispositivo atto ad accertare l'autenticità del bancomat. In
realtà, si trattava proprio dell'apparecchio per rubare i dati.
Venivano così identificate altre due persone, che avevano avuto
un ruolo importante nel piazzare lo skimmer all'interno
dell'esercizio commerciale. L'allargarsi dei controlli portava
così alla fitta rete di 32 complici in tutta Italia e all'estero.
Gli skimmer venivano piazzati
preferibilmente in negozi ubicati in centri commerciali o in
aeroporti, in alberghi, in pizzerie, ristoranti, night-club. Il
lavoro di contraffazione era quasi perfetto, con una sola pecca.
Alcune carte sequestrate presentavano il logo del circuito
"Visa" ma la serie numerica identificativa iniziava con
il numero 5, ovvero quella del circiuto "Mastercard";
mentre le carte "Visa" hanno come primo numero il 4.
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