| Non si facevano
mancare nulla Ali Abdellami e Ami Hamin, due giovani marocchini
che avevano scelto come luogo di spaccio i boschi di Cairate e
Gorla Maggiore, meglio se seduti comodamente su una tavola
imbandita, al fresco, con pollo e coca cola davanti, mentre i
tossici facevano la fila, in attesa di acquistare la dose.
Insomma un pic-nic dello spaccio, scoperto
sabato scorso, con una retata e alcuni arresti, ma portato a
termine ieri, con le manette ai due organizzatori. Il mercato
bucolico delle sostanze prende piede a partire dall'intensificarsi
dei controlli nella zona stazione di Gallarate. Così, spacciatori
e consumatori, si mettono in macchina, e raggiungono le mete dove
avviene lo scambio.
I carabinieri di Gallarate sono arrivati ai
marocchini dopo l'inseguimento di un'automobile di tossicodipenti.
Questi li hanno portati dritti drittti a Milano, in viale Certosa,
dove hanno caricato in auto i due capi del giro. Poi hanno girato
l'auto e sono ritornati verso Gallarate. Al casello di Busto
Arsizio i carabineri li bloccano e li portano in caserma. Nel
frattempo, i cellulari dei due marocchini squillano in
continuazione. Tutti i consumatori della zona sanno che devono
arrivare e quindi chiamano, si informano sul luogo del pic-nic,
danno indicazioni, chiedono appuntamenti. Durante gli arresti di
sabato scorso, i carabineri erano rimasti stupiti dalla massa di
clienti che continuava ad arrivare. Si parla di un chilo, un chilo
e mezzo di eroina e cocaina smerciata ogni giorno.
E le modalità erano ancora più bizzarre.
La roba infatti veniva spesso nascosta nella nuda terra e i due
marocchini erano prelevati e poi riportati a casa. In cambio, come
pagamento, ricevevano denaro, ma non solo. Anche catenine d'oro o
addirittura servigi, come l'incombenza di ripulire il prato dopo
il rendez-vous.
Al momento dell'arresto uno dei due
marocchini ha dichiarato di essere minorenne. I carabineri lo
hanno così spedito dritto drittto all'ospedale dove, un esame
radiologico, ha palesato la maggiore età del giovane. Una delle
tante bugie. I due ragazzi infatti sono clandestini con un
campionario di nomi falsi dichiarati praticamente ad ogni fermo.
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