| Un pubblico attento alla presentazione, presso il Circolo di
Belforte, dell'ultimo romanzo di Ierina Dabalà (Macchione Editore, Lire 22.000). Attento
e anche un po' commosso, perché la maggior parte dei presenti era passata attraverso gli
indimenticabili anni della prima rivolta globale e i giovani percepivano tutto il fascino
di quella età ormai lontana.
Il romanzo narra la vita di due ragazze, due amiche,
attraverso lo svolgersi di vicende normali: gli amori, lamicizia, il quotidiano,
calati però nella realtà di un periodo straordinario, che è stato la cornice di una
generazione, in cui si sono ritrovati anche i sogni e le speranze della generazione
precedente, quella della Resistenza.
Anche se molto si è pubblicato in termini di
saggistica su tale periodo ( 68 e dintorni), poco invece si è prodotto in campo
letterario. Tanto più apprezzabili e rilevanti quindi sono queste pagine, che ci
consentono di fare un tuffo allindietro, negli anni delle lotte, delle
manifestazioni studentesche ed operaie, dei grandiosi proget, dei sogni e delle generose
illusioni.
Francesco Maresca, consigliere comunale DS, ha
analizzato laspetto letterario del libro, evidenziando le "cornici"
intercalate alla narrazione che, prendendo le mosse dal presente, raccontano i fatti
passati e li rivedono con gli occhi delladulto che non ha ancora abbandonato i
"sogni dei ventanni". Ha quindi dato lettura di alcuni brani altamente
significativi e ricchi di pathos, dai quali emerge la vigorosa e matura capacità
narrativa della scrittrice.
Aurelio Penna, presidente di Università Popolare,
ha invece colto l'occasione, che il libro fornisce, per riconsiderare quell'intenso
periodo storico, sottolineandone gli aspetti positivi (moltissimi), così come quelli
negativi e contraddittori; e per evidenziare come molte delle conquiste di allora hanno
radicalmente cambiato la nostra società, ampliando gli spazi di consapevolezza e di
libertà, sia a livello collettivo che individuale.
Per cui - questa è stata la conclusione di Penna -
noi dobbiamo guardare al Sessantotto non solo con gli occhi della nostalgia, come a un
qualcosa che è irrimediabilmente finito, ma invece come a un passaggio, a un momento di
quella lotta incessante per la democrazia e l'emancipazione umana, che oggi più che mai
continua, anche se in un contesto e con modalità assai diverse da allora.
Ierina Dabalà
"I cieli dei vent'anni". Nous allons changer le monde
Macchione Editore
Lire 22.000
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