Soldi sporchi di
Cosa Nostra portati in Svizzera, cambiati in dollari e riportati in Italia ripuliti. Era
unorganizzazione di ricilaggio bella e buona quella scoperta da unindagine
mirata della squadra mobile di Milano, coordinata dal pm milanese Ilda Bocassini. Sette le
persone arrestate, di cui quattro residenti nella Provincia di Varese, base logistica del
gruppo.
Emilio Angelo Perego, 51 anni, commercialista milanese con studio e abitazione in piazza
Duomo era il cervello. Da lui sono partite le indagini. Per il professionista meneghino
sono scattate le manette, dopo lordinanza di custodia cautelare emanata dal gip
Claudio Castelli. A finire nella rete degli
investigatori anche tre siciliani residenti a Cantello, le menti logistiche del
ricilaggio. Si tratta dei fratelli Leonardo e Paolo Rabbito, quest'ultimo in soggiorno
obbligato, di 67 e 58 anni, e del figlio di Leonardo, Marino, 31 anni, lunico
incensurato, al quale spettava il compito, dopo il cambio di valuta, di riutilizzare il
denaro. A questo scopo Marino Rabbito si era gią organizzato, intrattendo contatti, a
partire dallo scorso anno, con esponenti del mercato della droga spagnolo.
Gli inquirenti valutano in tre miliardi e settecento milioni la somma di denaro cambiata
in banche di Mendrisio.
I viaggi venivano appaltati ad alcuni contrabbandieri di rango,
passati dallo smercio di sigarette al traffico di somme mafiose. Si tratta di Vincenzo
Montini, 61 anni, residente a Lavena Ponte Tresa, figura storica del contrabbando
varesino, di Bruno Vanzini, 62 anni, residente a Garbagnate ma originario di S.Damiano al
Colle in provincia di Pavia e di Giovanni Epiro, 58 anni, di Como, ex guardia di finanza
gią condannato per contrabbando nel 1985. Mentre i siciliani gestivano i contatti con
alcune cosche del trapanese, facendo arrivare le somme di denaro, i lombardi si occupavano
del riciclaggio in senso stretto. Per questo lavoretto percepivano percentuali su ogni
viaggio che andavano dal tre al sette per cento per ogni cambio andato a buon fine.
Gli inquirenti tenevano sotto controllo i sette da tempo. A tradirli la poca dimestichezza
con i cambi di valute e una somma, 300 milioni, improvvisamente scomparsa, forse a causa
delle oscillazioni del dollaro, per la quale gli spalloni hanno cominciato a temere per
loro vita, esponendosi alle intercettazioni degli inquirenti. Il nervosismo creatosi nel
gruppo a seguito di questo episodio ha portato al passo falso. Tutti gli arrestati sono
accusati di ricilaggio con aggravante di aver agevolato le attivitą illecite di Cosa
Nostra.
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