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Ore 16.31.43
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07/06/07
 
Varese - La provincia di Varese ha due ministri leghisti nella squadra di governo decisa da Berlusconi. Promossi ed esclusi, ecco cosa ne pensa la gente 
Musi lunghi a Cazzago, soddisfazione misurata a Gemonio. Lozza spera nella scorta

Fiumi d'inchiostro sono stati versati per il "totoministri", conclusosi questa mattina coi titoli dei giornali che danno per certa la composizione della neonata squadra del secondo governo Berlusconi.
La provincia di Varese porta al suo attivo due ministri - Bossi alle riforme istituzionali e Maroni al welfare - e tra gli esclusi dagli incarichi di prim'ordine nell'esecutivo figura il nome di Giancarlo Giorgetti, sindaco di Cazzago e iniziale candidato proprio per il dicastero alle politiche sociali e dato come possibile sottosegretario non si sa ancora di quale ministero.

Promossi e bocciati ecco i commenti della gente che tutti i giorni vede le facce che oggi alle 11 hanno iniziato a giurare fedeltà alla Costituzione nelle mani del Presidente Ciampi.

No comment secco giunge dal Palazzo, a Gemonio, dove il sindaco Franzetti e il suo vice Ravani non hanno nulla da dire sulla promozione, anche se tra i cittadini, per strada, si apprende che il "gemoniese" Bossi risiede sulla carta a Torino: ogni tanto si fa vedere per il paese e nella sua abitazione di via Verbano dove vive con la famiglia. 
Contenti della recente promozione i vicini di casa, a partire dalla signora Giacomina, 88 anni, dirimpettaia del Senatur, che non sa cosa sia la devolution ma le va bene lo stesso, purché a Roma vada Bossi.
Al bar del paese l'Umberto viene descritto come una brava persona, alla mano, anche se l'abitudine a vederlo in televisione copre forse un po' troppo la recente promozione, tanto per citare i commenti di qualche anziano che gioca a carte. Anche Andrea Scaglia, responsabile della protezione civile di Gemonio, si augura che sia un ministro attivo e che si occupi - non nascondendo un pizzico di campanilismo -  un po' anche del paese e dei suoi problemi.
 
Nel complesso si vive un'aria di tranquilla e sommessa soddisfazione, che viene tradita solo dagli sguardi degli attivisti della locale sezione, appagati dalle scelte del Cavaliere.

Musi lunghi a Cazzago Brabbia, 700 «e rotti» abitanti, come dice la signora Mariangela Villa, titolare di una posteria, secondo la quale «non è giusto che Maroni abbia fatto le scarpe al Giancarlo, mi ricordo ancora quando giocava a pallone nel campetto del paese, l'è propri un brav fioeu». Più "tecnico" nel commento Claudio Bossi, leghista, ovviamente conoscente di Giorgetti che spera almeno in un incarico come sottosegretario in qualche dicastero, magari in quello guidato da Tremonti, l'economia.
Dello stesso parere un altro commerciante, Paolo Maffioli, titolare della cartoleria - l'unica - che si dice dispiaciuto della sostanziale bocciatura del suo sindaco.

Si arriva a Lozza, paese di Maroni. Vista l'ora, le 12.30, subito alla trattoria di via Veneto, dal signor Gaetano Alma, che da dietro il banco spiega che gli fa piacere che Maroni sia ministro. Perchè? «Perchè quando nel 94' era agli interni - spiega - c'era in giro più polizia, sa, di notte non si sa mai...».
E anche Mimmo Guarnaccia, titolare della macelleria, parla di sicurezza, di polizia. «Lozza non è un paese violento ma come commerciante mi sentivo più tutelato dagli agenti che la notte giravano per il paese». Sulla scelta di preferirlo a Giorgetti, iniziale papabile per il ministero del welfare, Guarnaccia dice, senza nascondere l'evidente soddisfazione, che «si tratta di una scelta di coalizione».

Andrea Camurani

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