Fiumi
d'inchiostro sono stati versati per il "totoministri",
conclusosi questa mattina coi titoli dei giornali che danno per
certa la composizione della neonata squadra del secondo governo
Berlusconi.
La provincia di Varese porta al suo attivo due ministri - Bossi
alle riforme istituzionali e Maroni al welfare - e tra gli esclusi
dagli incarichi di prim'ordine nell'esecutivo figura il nome di
Giancarlo Giorgetti, sindaco di Cazzago e iniziale candidato
proprio per il dicastero alle politiche sociali e dato come
possibile sottosegretario non si sa ancora di quale ministero.
Promossi e bocciati ecco i commenti
della gente che tutti i giorni vede le facce che oggi alle 11
hanno iniziato a giurare fedeltà alla Costituzione nelle mani del
Presidente Ciampi.
No comment secco giunge dal
Palazzo, a Gemonio, dove il sindaco Franzetti e il suo vice Ravani
non hanno nulla da dire sulla promozione, anche se tra i
cittadini, per strada, si apprende che il "gemoniese"
Bossi risiede sulla carta a Torino: ogni tanto si fa vedere per il
paese e nella sua abitazione di via Verbano dove vive con la
famiglia.
Contenti della recente promozione i vicini di casa, a partire
dalla signora Giacomina, 88 anni, dirimpettaia del Senatur, che
non sa cosa sia la devolution ma le va bene lo stesso, purché a
Roma vada Bossi.
Al bar del paese l'Umberto viene descritto come una brava
persona, alla mano, anche se l'abitudine a vederlo in televisione
copre forse un po' troppo la recente promozione, tanto per citare
i commenti di qualche anziano che gioca a carte. Anche Andrea
Scaglia, responsabile della protezione civile di Gemonio, si
augura che sia un ministro attivo e che si occupi - non
nascondendo un pizzico di campanilismo - un po' anche del
paese e dei suoi problemi.
Nel complesso si vive un'aria di
tranquilla e sommessa soddisfazione, che viene tradita solo dagli
sguardi degli attivisti della locale sezione, appagati dalle
scelte del Cavaliere.
Musi lunghi a Cazzago Brabbia, 700
«e rotti» abitanti, come dice la signora Mariangela Villa,
titolare di una posteria, secondo la quale «non è giusto che
Maroni abbia fatto le scarpe al Giancarlo, mi ricordo ancora
quando giocava a pallone nel campetto del paese, l'è propri un
brav fioeu». Più "tecnico" nel commento Claudio
Bossi, leghista, ovviamente conoscente di Giorgetti che spera
almeno in un incarico come sottosegretario in qualche dicastero,
magari in quello guidato da Tremonti, l'economia.
Dello stesso parere un altro commerciante, Paolo Maffioli,
titolare della cartoleria - l'unica - che si dice dispiaciuto
della sostanziale bocciatura del suo sindaco.
Si arriva a Lozza, paese di Maroni.
Vista l'ora, le 12.30, subito alla trattoria di via Veneto, dal
signor Gaetano Alma, che da dietro il banco spiega che gli fa
piacere che Maroni sia ministro. Perchè? «Perchè quando nel 94'
era agli interni - spiega - c'era in giro più polizia, sa, di
notte non si sa mai...».
E anche Mimmo Guarnaccia, titolare della macelleria, parla di
sicurezza, di polizia. «Lozza non è un paese violento ma come
commerciante mi sentivo più tutelato dagli agenti che la notte
giravano per il paese». Sulla scelta di preferirlo a Giorgetti,
iniziale papabile per il ministero del welfare, Guarnaccia dice,
senza nascondere l'evidente soddisfazione, che «si tratta di una
scelta di coalizione».
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