In
occasione del primo anniversario della riapertura del Museo Civico
dei Fossili di Besano, sabato 16 giugno alle ore 15.30, presso
Villa Azzurra verranno presentati nuovi importanti reperti
preistorici rinvenuti nei recenti scavi. Si tratta dei resti di un
dinosauro molto particolare e dall'aspetto bizzarro: il
Tanistrofeo o Rettile Giraffa, per il particolare collo lungo e
sottile. Reperti che verranno quindi ad arricchire le già
importanti collezioni esposte nel Museo Civico dei Fossili dei
Besano.
La presentazione sarà a cura di Stefania Nosotti, ricercatrice al
Museo di Storia Naturale di Milano, che terrà una conferenza
sulle caratteristiche, l'anatomia e i modi di vita del rettile.
Si tratta in realtà di due esemplari in eccellente stato di
conservazione, che sono stati estratti dallo scavo di Sasso Caldo
e che risalgono a circa 235 milioni di anni fa (Periodo Triassico
dell'Era Mesozoica): di essi verranno rese note le ipotesi
formulate circa la postura e la funzione del collo, facendo il
punto sullo stato delle conoscenze attuali.
Fin dai tempi della sua scoperta, infatti,
nel tardo Ottocento, il tanistrofeo ha rappresentato un enigma per
i paleontologi. Inizialmente interpretato come un rettile volante,
è stato in seguito riconosciuto come un rettile acquatico,
caratterizzato da un collo serpentiforme di dimensioni
spropositate rispetto al corpo, che gli ha meritato il soprannome
di "rettile giraffa".
Il Tanistrofeo avrebbe rapporti di parentela più stretti con i
dinosauri, essendo remoto cugino dei coccodrilli e dei rettili
volanti. Gli esemplari adulti raggiungevano una lunghezza di 6
metri o più. Il solo collo era più della metà dell'intera
lunghezza corporea. Il cranio era molto piccolo e armato di denti
a una sola punta. Gli arti erano piuttosto lunghi, quello
posteriori più lunghi degli anteriori e la coda era anch'essa
molto lunga, ma più breve del collo. L'habitat ideale per il
Tanistrofeo erano mari tropicali in ambiente costiero di tipo
caraibico, dove il rettile nuotava e si cibava soprattutto di
molluschi cefalopidi e piccoli pesci.
I materiali rinvenuti rivestono una grande
importanza per la scienza: in primo luogo perché documentano, a
un secolo di distanza dalla prima scoperta, la presenza del
Tanistrosauro a Besano. Dopo la perdita, infatti, in epoca bellica
del primo esemplare, rinvenuto dal paleontologo Francesco Bassani,
non sono stati più rinvenuti resti consistenti in territorio
italiano. I nuovi esemplari, in un perfetto stato di
conservazione, mettono in luce nuovi particolari dell'anatomia del
tanistrofeo rilevanti nel contesto del dibattito scientifico in
corso. |