| Sesto
Calende, Somma Lombardo e Cardano al Campo sono pronti dal 2
luglio ad ospitare nelle case che hanno messo a disposizione, i
profughi stranieri che chiedono asilo politico nel nostro paese.
Con il progetto denominato "Solidarietà e diritto"
hanno infatti aderito al programma nazionale per l'accoglienza e
assistenza degli asilanti promosso dal ministero dell'interno,
d'intesa con l'Acnur, Alto commissariato delle nazioni unite per i
rifugiati e l'Anci, Associazione nazionale dei comuni italiani.
Varese e Caronno Varesino gli altri due comuni che hanno raccolto
l'invito della provincia e del sindacato per quella che
rappresenta una prima risposta al problema dell'accoglienza. Un
fenomeno di cui si è registrato una costante crescita per la
presenza nel territorio dell'hub di Malpensa. E proprio qui
partirà prossimamente uno sportello di orientamento per gli
asilanti gestito dalla Caritas e dal Cir, il consiglio italiano
per i rifugiati. Sono queste le associazioni, come testimonia
Mario Lotti del Cir, che hanno segnalato l'insufficienza di spazi
per i nuclei familiari e la carenza di opportunità per
l'integrazione sociale dei rifugiati. In questa direzione sono
andati i comuni più vicini a Malpensa siglando un accordo che
permetterà loro di ospitare nuclei familiari per un totale di 17
persone ( 5 a Sesto, 5 a Cardano e 7 a Somma). "Un progetto
che consente di passare dal volontariato all'appoggio delle
istituzioni, sfruttando appunto una rete di comuni, che
rappresentano già un territorio omogeneo, che condivide altri
progetti, come quelli legati all'infanzia e lo sportello unico per
gli immigrati" ha spiegato nella presentare il progetto
l'assessore alle politiche sociali di Sesto Claudio Carabelli.
Non un problema di ordine pubblico, come
diceva nei giorni scorsi l'assessore Annamaria Bottelli
nell'illustrare il medesimo progetto a Varese,
ma la necessità di garantire diritti a persone che appartengono
già ad una fascia debole. Con questo spirito è stato promosso il
progetto dagli assessori alle politiche sociali dei paesi
coinvolti, Enrico Franzioni di Cardano, Patrizia Brambilla di
Somma e dal sindaco di Sesto Calende Roberto Caielli. Insieme alla
necessità di uscire dall'improvvisazione con un preciso impegno
del pubblico. "L'accoglienza finora è stata molto aleatoria
e questo ha procurato disorientamento fra gli asilanti" ha
detto Lotti del Cir. Servono programmi di integrazione,
formazione, orientamento e supporti tecnici giuridici. La sinergia
fra comuni, volontariato, sindacato e Cir servirà a seguire in
tutte le sue esigenze il rifugiato per sei mesi. Gli
enti hanno messo a disposizione le strutture, la Caritas si
occuperà dell'assistenza, il Cir del supporto tecnico e
consulenze giuridiche. Della formazione si occuperà il sindacato
e in questo territorio anche l'associazione Cittadini del mondo, in
cui sono coinvolti lavoratori stranieri che hanno deciso di
diventare partner attivi dell'accoglienza.
E se nel protocollo di Varese la posizione
del sindacato è più defilata, non si può dire lo stesso in
quello siglato fra i comuni del territorio Ticino-Malpensa. "Varese
pensa di essere autosufficiente e di non avere bisogno della forza
sociale nei confronti di problematiche così specifiche - ha detto
Flavio Nossa della Cgil - via Pola (dove saranno ospitati gli
asilanti ndr.) è comunque un'esperienza positiva, anche se
non ha assolutamente senso porre il problema sul piano della
sicurezza sociale, anzi i fatti successi a Varese dimostrano
proprio il contrario, visto che rappresentano la parte più
debole, gli stranieri diventano vittime di speculazione e anche di
cose più gravi come nel caso di Joshua Morgan". Ma alla fine
quello che conta è che qualcosa inizia a muoversi e la
partecipazione di Varese al progetto rappresenta per il
sindacalista una presenza importante. Il prossimo passo è quello
di sollecitare tutte le amministrazioni, anche quelle più
piccole. Perchè i tre comuni che partecipano hanno dimostrato che
la collaborazione frutta. "Questo progetto - precisa Nossa -
registra un'inversione di tendenza per una provincia non
abituata a esercitare politiche di solidarietà, per la prima
volta si comincia a parlare di immigrazione non solo in termini di
sicurezza, ma di azione positiva che in questo caso accompagna nel
loro iter gli asilanti".
Ad incoraggiare anche le piccole
amministrazioni dovrebbero essere in futuro gli alti gradi di
finanziamento. Il progetto che riguarda i tre comuni costa 150
milioni ed è stato finanziato interamente, in parte dall'otto per
mille e in parte dal Fer, il fondo europeo per i rifugiati. Questo
progetto sperimentale rappresenta un'alternativa alla possibilità
attuale per l'asilante di richiedere il contributo previsto di
34mila lire giornaliere per 45 giorni, un periodo in genere
nettamente inferiore ai tempi di ottenimento dello status di
rifugiato politico. "Non sappiamo bene come si evolverà il
progetto dopo il 31 dicembre - ha detto Carabelli - ma ci sono
già comuni come Angera che hanno chiesto di aderire". |