I
trucchi privilegiati erano due: grazie al primo, il paziente pagava ma al terminale veniva
inserito come esente dal ticket; con il secondo veniva simulato un guasto al computer e al
paziente veniva rilasciata una semplice ricevuta scritta a mano; più tardi cera
tutto il tempo per manipolare ancora una volta i dati reali. In entrambi i casi il
risultato era sempre lo stesso: i soldi pagati dai cittadini per le prestazioni sanitarie
anziché nelle casse dellospedale finivano nella tasche di due impiegate e una
volontaria addette al centro di prenotazione unico (Cup) di viale Borri. Le tre sono state
colpite ieri mattina da unordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Ottavio
DAgostino su richiesta dei pubblici ministeri Sara Arduini e Francesco Paganini.
Molto grave laccusa, peculato (luso a fini personali di beni pubblici),
altissima la cifra che secondo laccusa le tre operatrici avrebbero occultato: 600
milioni nel 99 e mezzo miliardo nel 2000. Totale: un miliardo e 100 milioni.
Lordinanza ha colpito la responsabile del Cup Silvana Tibiletti e due operatrici,
Cinzia Scalamandrè e la volontaria Letizia Cervellin, tutte trasferite nel carcere di
Monza. Contro di loro ci sono le testimonianze di numerose colleghe, che da tempo si erano
rese conto dei "maneggi" operati dalla tre e soprattutto cè una verifica
contabile compiuta dallospedale e concretizzatasi in una denuncia presentata nel
novembre scorso alla procura dal direttore generale Carlo Lucchina. In quello stesso
periodo Silvana Tibiletti era stata trasferita ad altro incarico ma nonostante i gravi
sospetti che gravavano su di lei, aveva anche avviato una causa di lavoro contro
lospedale per mobbing. Il Cup è uno degli uffici chiave della sanità pubblica, lì
ogni mattina centinaia di malati restano in coda per vedersi fissare un esame
specialistico magari con mesi di attesa e pagando il ticket; ma il ritratto che emerge
dallordinanza del giudice DAgostino è ai confini della realtà: fino a che
non sono emerse delle denunce lufficio pareva godere di una sorta di
"extraterritorialità", dove la responsabile del servizio disponeva di ampio
margine dazione. Al punto che la Tibiletti, rappresentante anche di alcune
associazioni di protezione degli animali, si portava in ufficio quattro cani, nonostante
le proteste di altre operatrici. Secondo laccusa la responsabile avrebbe addirittura
imposto la presenza nei locali del Cup di un pregiudicato che stazionava costantemente con
compiti da "polizia privata". Il meccanismo così messo in piedi riusciva ad
aggirare anche tutti i controlli interni. Due, come detto, i trucchi a cui le tre
arrestate facevano ricorso; a chi richiedeva la prestazione veniva fatto pagare il ticket
(70 mila lire) ma agli occhi dellamministrazione ospedaliera veniva fatto passare
come esente da tale imposizione. Altrettanto spesso veniva simulato un malfunzionamento
dei computer del centro e venivano rilasciate ricevute provvisorie; quando il black out
terminava tutte le registrazioni arretrate venivano affidate alla Cervellin e alla
Scalamandrè le quali non provvedevano però allinserimento dei dati
nellelaboratore. Così, 70 mila lire alla volta, una cifra a nove zeri è stata
deviata verso le tre arrestate. Non è stato ancora stabilito quale fosse il perché di
questo enorme raggiro, se ci fossero impellenti necessità di denaro da parte di qualcuna
delle tre o se invece contavano semplicemente di farla franca grazie alle "maglie
larghe" dei controlli da parte dellente. Controlli che però sono puntualmente
giunti a compimento. |