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Giorno
07/06/07

Al Cup il giorno dopo

Oltre un miliardo sottratto dalle tre impiegate infedeli

Il commento del direttore generale Carlo Lucchina

Varese – Per le tre imputate giusto il tempo di dirsi innocenti, mentre è confermato che il "mister X" che bazzicava negli uffici è un ex pentito 
Scandalo del CUP: interrogatori lampo, non chiariti i misteri dell'ospedale

«E’ stato un interrogatorio di poche domande, fatto da un giudice che non conosceva l’inchiesta»: Patrizia Esposito, avvocato difensore di Silvana Tibiletti, non nasconde la propria amarezza. Ieri mattina nel carcere di Monza gli avvocati contavano di poter chiarire molti aspetti dello scandalo esploso al centro di prenotazione dell’ospedale, dove tre persone sono state arrestate con l’accusa di aver fatto sparire oltre un miliardo pagato dai cittadini sotto forma di ticket. Il faccia a faccia tra le tre imputate e il magistrato monzese delegato per l’interrogatorio si è invece risolto in pochi minuti, giusto il tempo per far dire a Silvana Tibiletti, Cinzia Scalamandrè e Liliana Cervellin di sentirsi innocenti. Le questioni al centro dell’inchiesta non sono state dunque affrontate in profondità, né sono state avanzate per il momento istanze di scarcerazione: questa carta verrà comunque giocata nei prossimi giorni. Restano dunque irrisolti alcuni degli aspetti più sorprendenti della vicenda. Ad esempio, l’importo di un miliardo e 100 milioni contestato dai pm Sara Arduini e Francesco Paganini. La cifra, secondo quanto è trapelato, ha spiazzato gli stessi vertici dell’ospedale, che nella loro segnalazione alla procura avevano parlato di un ammanco di una settantina di milioni. I controlli dell’ente, per la verità facevano riferimento a due soli mesi (agosto e settembre 2000) ma gli stessi dirigenti ospedalieri si chiedevano da dove scaturisse la stima avanzata dalla procura, poiché i bilanci non avrebbero evidenziato una irregolarità tanto macroscopica; da notare che gli uffici di viale Borri incassano mediamente tra i 300 e i 350 milioni al mese. Secondo mistero: la presenza del pregiudicato nei locali del Cup di cui parla l’ordinanza di custodia cautelare. E’ confermato che si tratta di un ex collaboratore di giustizia sottoposto a programma di protezione (e dunque era ignota a tutti la sua vera identità) ma che dal momento in cui è esplosa la grana è stato allontanato da Varese. Come mai quell’uomo bazzicava liberamente in un ufficio pubblico frequentato dal pubblico? La direzione ospedaliera – ecco uno dei pochissimi particolari che trapelano dall’interrogatorio di Silvana Tibiletti – sarebbe stata al corrente di quella presenza.

Claudio del Frate

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