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07/06/07
 
Bambini & famiglia
www.villaggiososmorosolo.it
Morosolo - Il Villaggio Sos di Morosolo accoglie ormai da 15 anni bambini allontanati dalle famiglie con difficoltà di inserimento. Alcuni restano anche dopo la maggiore età
Un piccolo Villaggio come una vera famiglia

Uno spazio di accoglienza di tipo familiare e di sostegno affettivo per i bambini allontanati dalla famiglia, è quanto si propone oggi il Villaggio Sos di Morosolo, una struttura perfettamente organizzata in piccoli gruppi familiari, dove i bambini vivono una vita assolutamente normale. Se non fosse che questi bambini non vivono con la propria famiglia, ma con delle "mamme" convenzionali, le educatrici, che hanno il compito di dare ai bambini l'affetto e la sicurezza di cui hanno bisogno per crescere come in un normale nucleo familiare. 
Allontanati dalla famiglia con una sentenza del Tribunale dei Minori, a causa di difficoltà o problemi che vanno dalla tossicodipendenza o alcolismo dei genitori a problemi psichici o psicologici fino al disagio economico, i bambini, dopo essere stati affidati ai Servizi Sociali del Comune di appartenenza, vengono poi affidati a strutture specifiche, che sono in grado di accoglierli ed educarli anche per molti anni, proprio come i Villaggi Sos.

Sparsi in tutto il mondo, i Villaggi Sos sono tre in Lombardia e sette in tutta Italia. Quello di Morosolo nasce ufficialmente il 1° ottobre del 1985, quando arriva la prima "mamma", Emilia, che apre la prima casa del Villaggio.
Finora dalla struttura sono usciti più di cento bambini. Attualmente ci sono 31 ospiti, tra bambini, ragazzi e giovani mamme in difficoltà, seguiti da 15 educatori  e circa 30 volontari. Si tratta di una struttura molto bene organizzata, che si estende su una superficie di 20.000 mq di terreno con 9 unità abitative, un campo sportivo polivalente, un campo giochi per i più piccoli e un Centro Diurno.

"La peculiarità principale del nostro Villaggio - spiega Silvano Basili, direttore del Villaggio di Morosolo - è quella di garantire al bambino la possibilità innanzitutto di rientrare nella sua famiglia di origine, quindi lavorare insieme al ragazzo e alla famiglia, attraverso i Servizi Sociali, per arrivare a questo scopo. Quattro sono i principi su cui si basa la nostra attività: il villaggio, la casa, la mamma, che vive stabilmente nel villaggio dedicandosi a tempo pieno alla crescita e all'educazione dei bambini, e la fratellanza, fratelli e sorelle naturali, infatti, vivono sempre insieme nello stesso nucleo familiare. I bambini, da 0 a 18 anni, vengono accolti nelle case indipendentemente dall'età, dal sesso e dalla religione, ma solo in base alla compatibilità e alla stessa tipologia di progetto.
Ma la cosa importante è che non c'è un limite di permanenza nel nostri villaggi, se non la consapevolezza di non potere più offrire loro un aiuto. Noi possiamo ospitare i ragazzi fino ai 18 anni, dopo di che questi sono liberi di scegliere che cosa fare. Molti restano anche oltre, per continuare a studiare o perché non si sentono ancora autonomi".

E' questa una delle peculiarità del Villaggio Sos, l'essere un villaggio aperto, costituito da diverse piccole comunità, dove è possibile entrare e uscire dalle case in base alle esigenze e ai bisogni relazionali dei singoli individui, ogni casa infatti costituisce un progetto. Diversi sono i progetti avviati negli ultimi tempi dal villaggio di Morosolo, due in particolare sono rivolti alle giovani mamme con figli che si trovano in difficoltà e alle ragazze preadolescenti, mirati alla promozione e alla crescita di un'autonomia personale. Alcuni bambini, poi, quelli rimasti orfani o in stato di abbandono, soprattutto neonati, possono essere adottati e quindi il Villaggio li accompagna all'adozione, in collaborazione naturalmente con i Servizi Sociali.

"Di recente sono uscite dal nostro villaggio due sorelle ultra ventenni in piena autonomia - racconta il direttore Silvano Basili - con un lavoro, che abbiamo aiutato a trovare con il progetto "Avviamento al lavoro" e con una casa. Questo è il compendio del nostro progetto, il fine ultimo  cui vorremmo arrivare con tutti i nostri ospiti: arrivare a portare tutti i ragazzi alla piena indipendenza, ma soprattutto alla gestione della libertà. Queste due ragazze ritengo che abbiano realizzato il progetto della loro vita".

All'interno del Villaggio, inoltre, i ragazzi conducono una vita assolutamente normale, a seconda dell'età, vanno a scuola, fanno sport e praticano ognuno i propri hobby. 
"La vita è quella di una famiglia normale, - afferma Basili - ci sono delle regole da seguire e noi provvediamo economicamente alla loro istruzione e alle attività collaterali, che ogni ragazzo pratica.  Ma le difficoltà lasciano sempre il segno. Molti bambini, che frequentano le scuole pubbliche di Morosolo, Casciago e Varese, hanno difficoltà di apprendimento e spesso la maggior parte di loro non si identifica in una classe, forse anche perché da un certo punto di vista sono dei privilegiati a scuola, perché seguito con più attenzione".

In tutto questa attività una componente fondamentale è costituita dal fattore economico. I costi di una struttura di accoglienza e soprattutto dei servizi che offre sono notevoli. Ma allora come si sostiene un Villaggio Sos?
"Naturalmente i Comuni pagano una retta per il mantenimento del bambino che ci affidano, -  spiega Basili - ma non sono sufficienti per garantire agli ospiti tutto ciò di cui hanno bisogno. Fondamentali sono le donazioni dei privati, che devo dire alcune, fondamentali, sono costanti nel tempo e grazie alle quali possiamo mantenere un alto livello della qualità del servizio. I problemi economici di strutture come la nostra non sono pochi,  oggi lavorare con i ragazzi è molto difficile, ci sono delle responsabilità gravose e bisogna dare risposte concrete alle singole necessità, non solo palliativi, e non tutti sono in grado di farlo".

Loredana Sbrana

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