|
Uno
spazio di accoglienza di tipo familiare e di sostegno affettivo
per i bambini allontanati dalla famiglia, è quanto si propone
oggi il Villaggio Sos di Morosolo, una struttura perfettamente
organizzata in piccoli gruppi familiari, dove i bambini vivono una
vita assolutamente normale. Se non fosse che questi bambini non
vivono con la propria famiglia, ma con delle "mamme"
convenzionali, le educatrici, che hanno il compito di dare ai
bambini l'affetto e la sicurezza di cui hanno bisogno per crescere
come in un normale nucleo familiare.
Allontanati dalla famiglia con una sentenza del Tribunale dei
Minori, a causa di difficoltà o problemi che vanno dalla
tossicodipendenza o alcolismo dei genitori a problemi psichici o
psicologici fino al disagio economico, i bambini, dopo essere
stati affidati ai Servizi Sociali del Comune di appartenenza,
vengono poi affidati a strutture specifiche, che sono in grado di
accoglierli ed educarli anche per molti anni, proprio come i
Villaggi Sos.
Sparsi in tutto il mondo, i Villaggi Sos sono tre in Lombardia e
sette in tutta Italia. Quello di Morosolo nasce ufficialmente il
1° ottobre del 1985, quando arriva la prima "mamma",
Emilia, che apre la prima casa del Villaggio. 
Finora dalla
struttura sono usciti più di cento bambini. Attualmente ci sono
31 ospiti, tra bambini, ragazzi e giovani mamme in difficoltà,
seguiti da 15 educatori e circa 30 volontari. Si tratta di
una struttura molto bene organizzata, che si estende su una
superficie di 20.000 mq di terreno con 9 unità abitative, un
campo sportivo polivalente, un campo giochi per i più piccoli e
un Centro Diurno.
"La peculiarità principale del nostro
Villaggio - spiega Silvano Basili, direttore del Villaggio di
Morosolo - è quella di garantire al bambino la possibilità
innanzitutto di rientrare nella sua famiglia di origine, quindi
lavorare insieme al ragazzo e alla famiglia, attraverso i Servizi
Sociali, per arrivare a questo scopo. Quattro sono i principi su
cui si basa la nostra attività: il villaggio, la casa, la mamma,
che vive stabilmente nel villaggio dedicandosi a tempo pieno alla
crescita e all'educazione dei bambini, e la fratellanza, fratelli
e sorelle naturali, infatti, vivono sempre insieme nello stesso
nucleo familiare. I bambini, da 0 a 18 anni, vengono accolti nelle
case indipendentemente dall'età, dal sesso e dalla religione, ma
solo in base alla compatibilità e alla stessa tipologia di
progetto.
Ma la cosa importante è che non c'è un limite di permanenza nel
nostri villaggi, se non la consapevolezza di non potere più
offrire loro un aiuto. Noi possiamo ospitare i ragazzi fino ai 18
anni, dopo di che questi sono liberi di scegliere che cosa fare.
Molti restano anche oltre, per continuare a studiare o perché non
si sentono ancora autonomi".
E' questa una delle peculiarità del
Villaggio Sos, l'essere un villaggio aperto, costituito da diverse
piccole comunità, dove è possibile entrare e uscire dalle case
in base alle esigenze e ai bisogni relazionali dei singoli
individui, ogni casa infatti costituisce un progetto. Diversi sono i progetti avviati negli ultimi
tempi dal villaggio di Morosolo, due in particolare sono rivolti
alle giovani mamme con figli che si trovano in difficoltà e alle
ragazze preadolescenti, mirati alla promozione e alla crescita di
un'autonomia personale. Alcuni bambini, poi, quelli rimasti orfani
o in stato di abbandono, soprattutto neonati, possono essere
adottati e quindi il Villaggio li accompagna all'adozione, in
collaborazione naturalmente con i Servizi Sociali.
"Di recente sono uscite dal nostro
villaggio due sorelle ultra ventenni in piena autonomia - racconta
il direttore Silvano Basili - con un lavoro, che abbiamo aiutato a
trovare con il progetto "Avviamento al lavoro" e con
una casa. Questo è il compendio del nostro progetto, il fine
ultimo cui vorremmo arrivare con tutti i nostri ospiti:
arrivare a portare tutti i ragazzi alla piena indipendenza, ma
soprattutto alla gestione della libertà. Queste due ragazze
ritengo che abbiano realizzato il progetto della loro vita".
All'interno
del Villaggio, inoltre, i ragazzi conducono una vita assolutamente
normale, a seconda dell'età, vanno a scuola, fanno sport e
praticano ognuno i propri hobby.
"La vita è quella di una famiglia normale, - afferma Basili
- ci sono delle regole da seguire e noi provvediamo economicamente
alla loro istruzione e alle attività collaterali, che ogni
ragazzo pratica. Ma le difficoltà lasciano sempre il segno.
Molti bambini, che frequentano le scuole pubbliche di Morosolo,
Casciago e Varese, hanno difficoltà di apprendimento e spesso la
maggior parte di loro non si identifica in una classe, forse anche
perché da un certo punto di vista sono dei privilegiati a scuola,
perché seguito con più attenzione".
In tutto questa attività una componente
fondamentale è costituita dal fattore economico. I costi di una
struttura di accoglienza e soprattutto dei servizi che offre sono
notevoli. Ma allora come si sostiene un
Villaggio Sos?
"Naturalmente i Comuni pagano una retta per il mantenimento
del bambino che ci affidano, - spiega Basili - ma non sono
sufficienti per garantire agli ospiti tutto ciò di cui hanno
bisogno. Fondamentali sono le donazioni dei privati, che devo dire
alcune, fondamentali, sono costanti nel tempo e grazie alle quali
possiamo mantenere un alto livello della qualità del servizio. I
problemi economici di strutture come la nostra non sono
pochi, oggi lavorare con i ragazzi è molto difficile, ci
sono delle responsabilità gravose e bisogna dare risposte
concrete alle singole necessità, non solo palliativi, e non tutti
sono in grado di farlo".
|