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punto di partenza è quell'aumento dei buoni pasto del 25%,
una cifra veramente alta da "digerire" per i genitori
che devono affidare i propri figli alle mense scolastiche
varesine, e che comporta un aumento di spese di oltre trecentomila
lire l'anno per ogni ragazzino che resta in mensa a mangiare ogni
giorno. Ma la protesta dei genitori che sta circolando sotto forma
di petizione
tra le scuole elementari in questo periodo di consegna delle
pagelle, coinvolge anche e soprattutto la qualità dei servizi di
questa sempre più importante parte dell'"offerta
formativa" destinata ai ragazzi delle elementari.
Così, a parlare di mense scolastiche
abbiamo coinvolto Mario Cremona,
genitore di un bimbo alle elementari di Casbeno, addetto
volontario al controllo mensa di quel circolo e facente parte
della commissione mensa del comune di Varese. Un impegno, il suo,
che si è naturalmente riversato sul coordinamento genitori mensa,
costituito da circa un anno e ora protagonista della che sta
circolando in questi giorni.
Quando è nato il comitato genitori?
«Il comitato è nato lo scorso anno sull'onda dell'emozione
seguita al ritrovamento dei topi nelle mense, ed è costituito da
alcuni genitori che si occupano del controlllo delle mense nei
vari circoli scolastici a cui si sono ovviamente aggiunti genitori
preoccupati per la salute dei loro figli. A parlare in
assessorato, per esempio, ci siamo andati in una dozzina».
Come funziona il rapporto tra assessorato
ai servizi educativi e genitori?
«C'è dialogo, ma per dare un'idea dei tempi necessari per
attivare un'innovazione, ci sono voluti due anni circa per
riuscire a comprare un pelacarote... come genitori avevamo fatto
notare che le carote cotte non erano mangiate da nessuno, mentre
le carote crude piacevano un pò di più. Questo però comportava
l'acquisto di un attrezzo per affettare le carote, niente di
speciale come costo, ma non c'era verso di fare deliberare
l'acquisto al comune. Al pelacarote ci siamo arrivati solo dopo lo
scandalo dei topi, e dopo l'evidenza che la stampa ha dato a tutte
le questioni sulle mense scolastiche. Insomma, all'insalata di
carote crude nel menù ci siamo arrivati, in fondo, grazie ai
topi».
Allora fu sotto i riflettori anche la
ditta appaltatrice del servizio, la Ristochef. Ora come va?
«Il contratto di appalto è stato poi vinto ancora dalla
Ristochef, che non è stata la ditta vincitrice: più precisamente
la ditta che ha vinto è stata esclusa, ed è stata chiamata la
Ristochef che risultava seconda. Non so come sia andata e quale
sia il motivo dell'esclusione, non sono in grado di giudicare.
però mi è dispiaciuto, perchè non mi sembrava avessero fatto un
buon lavoro».
Qualche buon frutto del dialogo tra
assessorato e genitori comunque c'è, mi sembra...
«Alcune richieste dei genitori, in effetti, sono state
accettate di buon grado, come la merenda: fino ad oggi i bambini
che rimanevano al doposcuola si trovavano in condizioni un pò da
'senza famiglia', mangiavano a merenda gli eventuali avanzi di
pane e frutta della mensa. Chi mangiava poco a pranzo era in
difficoltà, e così l'abbiamo fatto presente. Una proposta che è
stata subito accettata volentieri dall'assessorato».
Anche gli alimenti biologici fanno parte
delle richieste accettate di buon grado dall'assessorato ai
servizi educativi...
«E' vero, ma è anche
necessario precisare che di biologico, nel capitolato che resterà
in vigore fino alla fine del 2002, è previsto solo l'acquisto di
mele e pere: non bisogna quindi immaginare che le mense di
Varese si siano convertite totalmente a questo modo di
mangiare».
Quali sono invece le richieste non ancora
accettate dall'assessorato?
«Noi abbiamo chiesto un maggior controllo in sede di
preparazione del cibo, un controllo che è possibile soltanto con
persone che lavorano sul posto e hanno un interesse specifico. In
particolare avevamo chiesto che a controllo delle mense ci fossero
due tecnologhe, figure specialistiche che effettuano i controli di
qualità sul cibo e verificano la corrispondenza delle forniture a
ciò che le mense hanno richiesto: questo numero non era campato
per aria, ma frutto di una analisi rispetto alla popolazione
scolastica e agli usi nelle altre provincie italiani e negli altri
paesi. Un numero sottostimato, perchè stando ai nostri calcoli ce
ne vorrebbero circa tre o quattro. La situazione invece a
tutt'oggi è di una tecnologa sola a verificare il buon andamento
di tutte le mense cittadine, perdipiù a contatto
temporaneo».
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