Che cosa ha
prodotto il recente incontro in Prefettura in tema di sicurezza e prevenzione degli
infortuni sui luoghi di lavoro? La domanda è d'obbligo, stante lo scarno documento
ufficiale che ne è scaturito. Le domande in realtà sono numerose. Ci sarà l'intervento
della task force del ministero del Lavoro, tanto caldeggiato dai sindacati? Saranno
potenziati gli organi ispettivi sul territorio e quale sarà la posizione e il ruolo degli
enti locali? A che punto è la costituzione degli organismi paritetici in tema di
sicurezza nel pubblico impiego?
L'ipotesi di un intervento della task force del Ministero sarebbe stata accantonata. Molti
i dubbi sollevati sia dall'Ispettorato del lavoro che dall'Asl. L'intervento della task
force avrebbe un effetto deterrente sulle imprese, ma circoscritto nel periodo di tempo in
cui opera, dopodiché tutto tornerebbe come prima, con un carico di lavoro in più per gli
organi ispettivi e con un impatto poco efficace sul rischio infortuni. La
controproposta avanzata dai rappresentanti dell'Ispettorato del lavoro è stata invece
quella di aumentare temporaneamente le risorse umane, portando a Varese funzionari
provenienti da altri ispettorati. Il Prefetto ha sollecitato
l'intervento e la collaborazione degli enti locali nella vigilanza sui cantieri, anche con
l'impiego della polizia municipale. «La vigilanza integrata- dice Renato Franchi,
responsabile dipartimento sicurezza della Cgil - è un tema che condividiamo, un'apertura
importante. Il ruolo degli enti in tema di controllo di appalti e subappalti è
fondamentale. Sulla sicurezza e sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro il territorio
sta dando dei segnali significativi. È stato siglato non più di un mese fa un accordo
con l'Api in cui si garantisce un ulteriore periodo di formazione di 32 ore per le
rls che vengono riconfermate per un secondo mandato. E' il primo accordo di questo tipo
che viene siglato in Italia. Con Univa la trattativa è in corso, siamo fermi sulle 20 ore
di formazione».
«Quello della vigilanza integrata - aggiunge Lorenzo Todeschini,
responsabile sicurezza della Cisl- è un aspetto importante, ma è necessaria una
formazione della polizia municipale affinché possa operare con efficacia. Occorre poi una
mappatura del coordinamento sul territorio in modo da avere sempre sotto controllo la
situazione. C'è anche un problema di cultura: occorre che le imprese non considerino la
sicurezza come un costo».
Posizione critica quella di Marco Molteni della Uil: «il rischio
vero è che queste riunioni diventino di circostanza, ogni sei mesi quando ci sono dei
morti. Delle proposte ci sono state, bisogna vedere poi cosa segue nei fatti. Ho
apprezzato l'intervento del presidente dell'associazione costruttori, che ha toccato il
nervo scoperto: ovvero il controllo delle imprese edili che vengono da fuori ad operare
sul nostro territorio. Se la cassa edile è in grado di verificare quasi in tempo
reale la regolarità o meno riguardo ai versamenti e ai contributi, lo stesso non si
puo' dire dell'Inps, che adotta il principio del silenzio assenso, e va a controllare solo
quegli appalti che hanno una certa consistenza. Quando interviene, spesso sono passati
mesi e dell'impresa si sono perse le tracce. È necessario poi che le casse edili
vengano messe in rete, questo consentirà di ridurre il tempo dei controlli. Da ultimo, ma
non meno importante, la costituzione di organismi paritetici in tema di sicurezza nel
pubblico impiego. Non si puo' più aspettare». |