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07/06/07
La nascita dell’Asilo più famoso di Milano
Porto Valtravaglia Immersa nel verde, la principale dipendenza della celebre struttura milanese dà appoggio a una cinquantina di minori. Un "giro" tra le diverse realtà di cui la struttura si fa carico
Asilo Mariuccia, la comunità alloggio dedicata ai giovani

Nell’estremo nord della Provincia di Varese esiste una struttura di prima accoglienza e di supporto ai giovani completamente immersa nel verde. E’ l’Asilo Mariuccia di Porto Valtravaglia, celebre struttura milanese nata all’inizio del secolo e tuttora attiva. Non ci si fa quasi caso, sulla strada che porta nella parte alta del paese, alla targa "Villa Ersilia", che dà il benvenuto al complesso di numerose palazzine, alcune nuove, altre ristrutturate e squisitamente d’inizio secolo, dove soggiornano una cinquantina di giovani, tutti minori, e numerosi dipendenti della struttura, oltre ovviamente agli immancabili obiettori.

Qui incontriamo Alessandro Curti e Bruno Campagnani, responsabili della struttura, che spiegano come si lavora e quali siano le finalità dell’Asilo Mariuccia. Sono presenti diversi passaggi attraverso i quali i minori, spessissimo su intervento del Tribunale, accedono alla struttura.

«Il centro rappresenta spesso il punto d’arrivo di minori allontanati dalle famiglie o con piccoli precedenti penali o ancora extracomunitari che giungono in Italia senza avere nessun appoggio – dice Bruno, da anni educatore nella struttura – che vengono accolti dal servizio di pronto intervento. Questa struttura, attiva dal 1986 dispone in tutto di 8 posti. Il passaggio dal pronto intervento dura circa tre mesi e consente di svolgere sul minore un’attività di osservazione e accoglienza».

Passato questo periodo, qualora il Tribunale o i comuni responsabili del minore lo dispongano, subentra un altro passaggio, quello relativo alla Comunità di accoglienza Intermedia, o CAI.
«Il CAI – prosegue Bruno – dispone di 8 posti per periodi medio lunghi, da sei mesi a un anno, ed è la struttura più recente in quanto attivata nel marzo di quest’anno. E’ soprattutto destinata ai ragazzi extracomunitari o italiani che, passato il periodo di osservazione, non hanno ancora una collocazione precisa. Chi frequenta il CAI deve possedere tuttavia un minimo di progetto in campo scolastico piuttosto che lavorativo».

A questo proposito si attivano diversi contratti di tirocinio presso le aziende della zona o gli enti territoriali come la Comunità Montana che per un periodo limitato permettono al ragazzo di apprendere nuove professioni per arricchirlo di un bagaglio spendibile nel mondo del lavoro.

Esiste anche un CAP, dedicato ai piccoli dai 5-6 anni fino ai 10-11 anni: benché tra le finalità istituzionali dell’Asilo Mariuccia rientrino sicuramente quelle di carattere educativo, sia per i bambini, che per i ragazzi più grandi, sono le strutture scolastiche esterne a fornire il maggior apporto didattico.

«Il modello consistente nel racchiudere all’interno della struttura sia laboratori che aule di studio – afferma Alessandro – rappresenta uno standard "chiuso" e superato. Oggi puntiamo a far si che i ragazzi escano dalla struttura per condurre una vita il più normale possibile».

Le altre strutture sono il CAM e il CAF, rispettivamente la Comunità alloggio maschile e femminile. Qui i giovani vivono: chi studia, chi lavora, fino al raggiungimento della maggiore età. Poi accade che molti se ne vanno, ma per altri vi è la possibilità di far parte del "gruppo appartamento": si tratta di alloggi situati a Laveno e a Varese che offrono così la possibilità a chi è maggiorenne e ha un impiego di beneficiare di un appartamento col supporto saltuario di un educatore. «Ma attenzione – conclude Bruno – in questo caso è vero che diamo al ragazzo l’appartamento in comodato d’uso, ma viene trattenuto dallo stipendio un importo pari all’affitto mensile: sono soldi che abituano il giovane a costruirsi una vita oltre che sul lavoro anche sul risparmio. Questo è l’ultimo passaggio della nostra opera educativa: si va da una contrattualità col ragazzo pari a zero, come avviene per il pronto intervento, ad un’altissima contrattualità, proprio nel gruppo appartamento».

Che futuro hanno strutture come questa, che di fatto rimangono IPAB e non ricevono sovvenzioni dai comuni se non le rette per gli affidi dei minori e i contributi regionali per appianare i deficit di bilancio?

Difficile dirlo, anche se una tendenza per il futuro è rappresentata certamente dall’aumento di stranieri che arrivano nel nostro paese e necessitano di una prima accoglienza: l’80% degli arrivi all’Asilo Mariuccia è rappresentato da extracomunitari di origine maghrebina e albanese, tale da obbligare numerosi operatori a cimentarsi con l’arabo, anche se diversi sono i ragazzi che provengono dall’America Latina.

Un’altra tendenza che ci viene segnalata dagli educatori è l’aumento dell’età media da 11-12 anni ai 15-16, fattore che certamente necessita di una particolare attenzione, anche alla luce delle effettive possibilità che centri come questo hanno nel far divenire uomini ragazzi che altrimenti potrebbero conoscere il carcere minorile, come nel caso della "messa alla prova", una misura che per reati minori il Tribunale prende di frequente proprio per evitare il carcere ai giovani con problemi, dirottandoli in strutture come l’Asilo Mariuccia.

Andrea Camurani

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