Nell’estremo nord della Provincia di Varese
esiste una struttura di prima accoglienza e di supporto ai giovani
completamente immersa nel verde. E’ l’Asilo Mariuccia di Porto
Valtravaglia, celebre struttura milanese nata all’inizio del
secolo e tuttora attiva. Non ci si fa quasi caso, sulla strada che
porta nella parte alta del paese, alla targa "Villa
Ersilia", che dà il benvenuto al complesso di numerose
palazzine, alcune nuove, altre ristrutturate e squisitamente d’inizio
secolo, dove soggiornano una cinquantina di giovani, tutti minori,
e numerosi dipendenti della struttura, oltre ovviamente agli
immancabili obiettori.
Qui incontriamo Alessandro Curti e Bruno
Campagnani, responsabili della struttura, che spiegano come si
lavora e quali siano le finalità dell’Asilo Mariuccia. Sono
presenti diversi passaggi attraverso i quali i minori, spessissimo
su intervento del Tribunale, accedono alla struttura.
«Il centro rappresenta spesso il punto d’arrivo
di minori allontanati dalle famiglie o con piccoli precedenti
penali o ancora extracomunitari che giungono in Italia senza avere
nessun appoggio – dice Bruno, da anni educatore nella struttura
– che vengono accolti dal servizio di pronto intervento.
Questa struttura, attiva dal 1986 dispone in tutto di 8 posti. Il
passaggio dal pronto intervento dura circa tre mesi e consente di
svolgere sul minore un’attività di osservazione e
accoglienza».
Passato questo periodo, qualora il Tribunale o i
comuni responsabili del minore lo dispongano, subentra un altro
passaggio, quello relativo alla Comunità di accoglienza
Intermedia, o CAI.
«Il CAI – prosegue Bruno – dispone di 8 posti per periodi
medio lunghi, da sei mesi a un anno, ed è la struttura più
recente in quanto attivata nel marzo di quest’anno. E’
soprattutto destinata ai ragazzi extracomunitari o italiani che,
passato il periodo di osservazione, non hanno ancora una
collocazione precisa. Chi frequenta il CAI deve possedere tuttavia
un minimo di progetto in campo scolastico piuttosto che
lavorativo».
A questo proposito si attivano diversi contratti
di tirocinio presso le aziende della zona o gli enti territoriali
come la Comunità Montana che per un periodo limitato permettono
al ragazzo di apprendere nuove professioni per arricchirlo di un
bagaglio spendibile nel mondo del lavoro.
Esiste anche un CAP, dedicato ai piccoli dai 5-6
anni fino ai 10-11 anni: benché tra le finalità istituzionali
dell’Asilo Mariuccia rientrino sicuramente quelle di carattere
educativo, sia per i bambini, che per i ragazzi più grandi, sono
le strutture scolastiche esterne a fornire il maggior apporto
didattico.
«Il modello consistente nel racchiudere all’interno
della struttura sia laboratori che aule di studio – afferma
Alessandro – rappresenta uno standard "chiuso" e
superato. Oggi puntiamo a far si che i ragazzi escano dalla
struttura per condurre una vita il più normale possibile».
Le altre strutture sono il CAM e il CAF,
rispettivamente la Comunità alloggio maschile e femminile. Qui i
giovani vivono: chi studia, chi lavora, fino al raggiungimento
della maggiore età. Poi accade che molti se ne vanno, ma per
altri vi è la possibilità di far parte del "gruppo
appartamento": si tratta di alloggi situati a Laveno e a
Varese che offrono così la possibilità a chi è maggiorenne e ha
un impiego di beneficiare di un appartamento col supporto
saltuario di un educatore. «Ma attenzione – conclude Bruno –
in questo caso è vero che diamo al ragazzo l’appartamento in
comodato d’uso, ma viene trattenuto dallo stipendio un importo
pari all’affitto mensile: sono soldi che abituano il giovane a
costruirsi una vita oltre che sul lavoro anche sul risparmio.
Questo è l’ultimo passaggio della nostra opera educativa: si va
da una contrattualità col ragazzo pari a zero, come avviene per
il pronto intervento, ad un’altissima contrattualità, proprio
nel gruppo appartamento».
Che futuro hanno strutture come questa, che di
fatto rimangono IPAB e non ricevono sovvenzioni dai comuni se non
le rette per gli affidi dei minori e i contributi regionali per
appianare i deficit di bilancio?
Difficile dirlo, anche se una tendenza per il
futuro è rappresentata certamente dall’aumento di stranieri che
arrivano nel nostro paese e necessitano di una prima accoglienza:
l’80% degli arrivi all’Asilo Mariuccia è rappresentato da
extracomunitari di origine maghrebina e albanese, tale da
obbligare numerosi operatori a cimentarsi con l’arabo, anche se
diversi sono i ragazzi che provengono dall’America Latina.
Un’altra tendenza che ci viene segnalata dagli
educatori è l’aumento dell’età media da 11-12 anni ai 15-16,
fattore che certamente necessita di una particolare attenzione,
anche alla luce delle effettive possibilità che centri come
questo hanno nel far divenire uomini ragazzi che altrimenti
potrebbero conoscere il carcere minorile, come nel caso della
"messa alla prova", una misura che per reati minori il
Tribunale prende di frequente proprio per evitare il carcere ai
giovani con problemi, dirottandoli in strutture come l’Asilo
Mariuccia.