Riceviamo
e Pubblichiamo Le
scelte drastiche portano inevitabili conseguenze senza lasciare
via di ritorno: il contratto dei metalmeccanici e in particolare
il rapporto tra Fim, Fiom, Uilm mi sembra avviato su questa
strada. Nei prossimi giorni sarà “obbligatorio” fare quadrato
sulle scelte fatte dalla propria organizzazione, impedendo di
fatto, all’interno delle organizzazioni un ragionamento di
merito e alla maggioranza dei lavoratori di capire dove stanno le
differenze (sia con le controparti che all’interno del sindacato).
Dopo sei mesi dalla presentazione delle richieste, una serie di
incontri spesso infruttuosi, una rottura delle trattative a fine
aprile, scioperi dichiarati, organizzati e condotti unitariamente
a questo punto mi sembra che il sindacato nazionale non aveva
scelta: cercare strade per portare ad una dignitosa conclusione
una vertenza che rischiava seriamente di finire quest’autunno.
Ma qui nascono le differenze insormontabili e la scelta della
segreteria Fiom di confermare un giudizio estremamente negativo
alle offerte Federmeccanica (definite una proposta-truffa)
impedivano di fatto una valutazione unitaria di come proseguire la
vertenza e di come confrontarsi con i lavoratori. La convocazione
dell’attivo dei propri delegati e in misura più pesante di uno
sciopero di organizzazione potranno forse ricompattare l’unità
interna, ma di fatto chiudono tutte le possibilità di una
conclusione unitaria della vertenza. Gli stessi comunicati non
danno, a mio parere, una lettura corretta degli avvenimenti,
forzando di fatto il giudizio espresso dalle altre organizzazioni
e della proposta nel merito, ma la cosa più eclatante è la
mancanza di prospettiva che una scelta del genere porta in se. La
scelta della Fim (e in misura diversa della Uilm) di mantenere il
confronto con Federmeccanica sul merito della trattativa sindacale
diventa a questo punto difficile e complicata, ma è anche un atto
dovuto agli iscritti e ai lavoratori che si aspettano una
conclusione rapida e positiva della vertenza. In questo momento
difficile è giusto chiamare i lavoratori alla lotta, ma con l’obiettivo
reale di arrivare ad una conclusione positiva della vertenza (e
non ad una conclusione ad ogni costo come qualcuno, sbagliando,
vorrebbe). Questa conclusione positiva oggi mi sembra possibile,
ma andrà strappata alla trattativa con azioni di lotta nei
prossimi giorni convinto che a nessuno, tanto meno ai lavoratori,
serviranno forzature dei rapporti nelle aziende. Chiarezza delle
proprie opinioni o proposte non significa per forza scontro tra
organizzazioni. Le “diplomazie” non si sono comunque fermate,
come riporta puntualmente la stampa, tanto è vero che incontri
sono stati convocati da Federmeccanica per i prossimi giorni. Si
tratta di entrare nel merito delle questioni, ma non ci si può
sedere al tavolo e nello stesso tempo dichiarare che non ci sono
spazi per la trattativa. Come penso si debba concretamente
valutare il confronto con Confapi, l’altra organizzazione
padronale, che ha dimostrato, in questi mesi, un diverso
comportamento di Federmeccanica, sia sul metodo di trattativa che
nei contenuti delle proposte, anche se è mancato il coraggio di
una stretta finale alla trattativa. Le cifre di aumento salariale
che ambedue hanno offerto, anche se in quantità e con modalità
diverse, non bastano per concludere con una firma il contratto,
perché siamo ancora lontani dalle 135.000 lire mensili richieste,
ma non siamo certo nella situazione di fine aprile, quando di
fronte alle 85.000 lire mensili unitariamente si sono valutate
negativamente e proclamate 10 ore di sciopero. Lo sciopero è un
grosso sacrificio per i lavoratori e il sindacato lo deve
utilizzare nella misura migliore possibile, coinvolgendo tutte le
realtà dove ci sono lavoratori metalmeccanici. In ultimo
bisognerebbe ritrovare lo stesso spirito contrattuale per il
rinnovo del contratto dei lavoratori artigiani, ferma da quasi un
anno, ma forse questo non fa notizia… Siamo quindi ad un
passaggio delicato, l’importante è giocare la partita a carte
scoperte in modo che tutti i lavoratori abbiano in mano gli
elementi per valutare e per scegliere: lo stesso referendum tra i
lavoratori potrebbe divenire importante di fronte ad una ipotesi
concreta di accordo, il resto rischia di rimanere una grosso
dibattito culturale o politico. L’opinione pubblica che segue
attraverso i media la vicenda, difficilmente potrà dare una mano
a chiarire, lo stesso governo rimanda alle parti la definizione
della materia, anche se mi sembra inevitabile che lo stesso
ridefinisca i parametri dell’inflazione programmata (anzi
reale). Questo porterebbe un incremento automatico della copertura
salariale ed aiuterebbe a inquadrare meglio le tabelle circolate
in questi giorni. Infine rimarrebbe “nudo” il vero problema di
questo rinnovo: il recupero del buon andamento del settore e della
produttività generale che vale lire 19.000 mensili nella
richiesta iniziale che è stata di lire 135.000 mensili. Il futuro
della contrattazione in Italia non mi sembra in discussione se si
firmerà un contratto, semmai è la composizione dei due livelli e
il ruolo di quella decentrata che oggi mi sembra in pericolo
(copriamo appena un terzo delle aziende metalmeccaniche e spesso
si incontrano enormi difficoltà nella gestione dei premi di
risultato. E’ li, nel secondo livello, che vedo le nostre
difficoltà e la nostra debolezza e su quello dovremo concentrare
la nostra attenzione, perché sul ruolo solidale e di recupero
dell’inflazione del contratto nazionale nessuno (nel sindacato)
lo vuole mettere in discussione. Semmai sono gli industriali che
vorrebbero svuotare di contenuti la contrattazione, ma queste
arroganti posizioni si battono facendo concretamente e
positivamente i contratti e questa occasione l’avremo alla fine
del prossimo anno quando in discussione non ci sarà solo il
recupero salariale, ma anche la parte normativa e la definizione
delle regole. Se non si chiariscono questi aspetti, il rischio
sarà di una situazione tra le organizzazioni sindacali, all’interno
delle stesse realtà produttive, avvelenata da considerazioni che
andranno (perché di fatto lo sono già) oltre la stessa
valutazione di merito della conclusione del contratto dei
metalmeccanici, ma investirà il ruolo e il futuro del sindacato
in Italia e il ruolo contrattuale ad esso assegnato. E’ evidente
a tutti l’enorme differenza di interesse tra (tutte) le
organizzazioni sindacali e quelle padronali, ma delle regole si
dovranno pur definire e difendere, altrimenti vale solo il
rapporto di forza. Ma forse è proprio di questo che non si parla
da anni, ed è stato meglio che questa contraddizione sia esplosa.
La gente, i milioni di aderenti alle organizzazioni confederali, i
lavoratori in generale, le stesse controparti sono interessati a
definire i nuovi equilibri che si stanno determinando all’interno
del nostro paese: in politica sono più evidenti, in economia e
nel sociale non sono ancora chiari, e il sindacato ha un ruolo
primario in tutto ciò. Quello che è certo che il sindacato non
sarà più come prima…
Franzetti Rinaldo (Fim Cisl varese)
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