"Leggere
le parole che Yossl Rakover rivolge all'Eterno accompagnate
dal commento che il maestro Emmanuele Lèvinas offre a noi
lettori è, a mio parere, una delle esperienze più fondanti
per l'ebraismo del futuro". Queste parole sono di Moni
Ovadia, uno dei massimi interpreti della cultura e del teatro
yiddish contemporanei. Yossl Rakover si rivolgerà a Dio,
attraverso l'interpretazione di Moni Ovadia, Il 6 luglio, in
una delle poche tappe nazionali della rappresentazione.
Nell'autunno del 1946 viene
pubblicato, su una rivista yiddish di Buenos Aires, un
racconto, un piccolo testo: "Yossl Rakover si rivolge a
Dio", un monologo che dà voce all’ultimo sopravvissuto
del ghetto di Varsavia prima della definitiva distruzione da
parte dei nazisti. L'autore è un tale Zvi Kolitz, un ebreo
lituano, che ha scritto il testo in una sola notte, chiuso in
una camera di albergo. Kolitz sulla rivista racconta anche
l'origine del testo, risalente ad un anonimo manoscritto
trovato casualmente nelle rovine del Ghetto di Varsavia, dopo
la distruzione ad opera dei nazisti. Una finzione letteraria
riuscita e probabilmente scritta nel destino dell'opera,
perché Yossl Rakover diventa una figura che acquista una sua
autonomia, una sua vita, distinta da quella del suo stesso
autore.
"Yossl Rakover s rivolge a
Dio" colpisce nel segno e diventa un testo quasi di
culto, tanto che Emmanuel Levinas lo definirà un salmo
moderno, "vero come solo la finzione può esserlo".
Un testo intenso, che rimanda con forza al lettore il dolore
per un destino non sempre comprensibile nel suo crudele
divenire, ma che è allo stesso tempo preghiera,
supplica sussurrata, accettazione in nome di un amore. Non è
il grido rauco di protesta che Giobbe rivolge al Dio
d'Israele. "Ma che cosa volete - urla Yossl- avete
vuotato il cielo e credete adesso che sotto un cielo vuoto
possa abitare un mondo devoto ed onesto? No, Dio ha nascosto
il suo volto al mondo, ed in questo modo lo ha consegnato agli
uomini ed ai loro istinti selvaggi; ritengo quindi assai
naturale che, quando la furia degli istinti domina il mondo,
chi rappresenta la santità e la purezza debba essere la prima
vittima".
La distruzione del popolo
d'Israele è la dimostrazione che questo popolo è il
prediletto? Uno scarto interpretativo imprevedibile e
suggestivo quello di Yossl Rakover, che impone una nuova
riflessione. Il mondo e il pensiero dopo la Shoah volevano
dimostrare che era cambiato persino il concetto di Dio (Hans
Jonas, il concetto di Dio dopo Auschwitz), che la
finitezza degli uomini riusciva a sconfinare e a determinare
"ciò che sarà". Yossl Rakover accetta e ama Dio,
nonostante la difficile prova. "Sempre ti amerò, sempre
sfidando la tua stessa volontà. Ascolta Israele, il Signore
è il nostro Dio, il Signore è uno…"
Moni Ovadia
"Yossl Rakover si rivolge a Dio"
6 luglio cortile di Palazzo Broletto Gallarate
(in caso di maltempo Teatro delle Arti)
inizio ore 21.30
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