| Lavoratori
e sindacati dello stabilimento Castellanzese si sono presentati, come da accordo, alle 15
precise in via Monterosa 93 a Milano, alla sede generale della Techint Pomini. Ma la
controparte aziendale, che aveva promesso per oggi un incontro in cui avrebbero spiegato
il piano di rilancio, non si è presentata: l'incontro che avrebbe dovuto spiegare ai
lavoratori come rilanciare una azienda che fino all'anno scorso contava 500 dipendenti e
ora ne annovera circa 300 per una produzione che si limita a macchinari per gomma
plastica, e a rettifiche (un tipo particolare di macchine utensili) è stato rinviato, per
la seconda volta e dopo richieste sindacali durate almeno un paio d'anni, in un giorno
imprecisato di luglio. "E a questo punto
cominciamo ad essere preoccupati seriamente" spiega Mario Ballante, della segreteria
della Fim di Varese "Anche perchè a giugno c'è la scadenza del bilancio, e se
dovessero emergere dei problemi o delle perdite significative, dubitiamo che per luglio ci
sarà un piano di recupero da discutere, ma ben altro..."
La storia della Pomini di Castellanza non è più la storia
della famiglia Pomini da molti anni: passata ad una multizionale per un breve periodo e
poi alla Techint della famiglia Rocca, ha perso per strada diverse funzioni e un certo
numero di lavoratori. I primi 100 lavoratori delle acciaierie sono stati trasferiti a
Milano nella sede centrale, altri 100 trasferiti poi in una azienda austriaca, la
Voest-Alpine, con cui la Pomini Techint ha una joint venture. Ora, dei 300 rimasti, quelli
più a rischio sono gli operai che si occupano delle rettifiche: "Alla Pomini sono
rimasti tre settori: il primo è quello che si occupa di
produzione di macchinari per gomma plastica, il secondo della produzione di rettifiche, e
infine l'officina. In effetti, c'e un calo costante di commesse in tutti i settori, ma specialmente nel settore delle
rettifiche, un settore che incide direttamente sull'officina, che lavora su questi
macchinari. Il prodotto in effetti è tecnologicamente buono ma con costi sproporzionati,
e va in qualche modo ridefinita la politica di lavoro. Fino ad ora sono stati richiesti
dall'azienda tre mesi di integrazione ordinaria a blocchi. Ma dal mese scorso sembra tutto
tranquillo. Sembra: perchè questo segnale, l'ennesimo rinvio dell'incontro sul piano di
recupero, non dà buone speranze"
E' così che il pullman di lavoratori Pomini si è
ritrovato davanti alla sede milanese della Techint: per una sorta di "sciopero
preventivo, "Anche se a scioperare -
conclude Ballante - a essere assente oggi è stata in realtà l'azienda, non
presentandosi all'incontro".
Se i cinquanta in presidio in via Monterosa a Milano hanno
incassato la solidarietà della RSU della sede centrale e un gentile "non è
possibile" di fronte alla richiesta di essere ricevuti dalla direzione Techint, a
Castellanza lo sciopero è andato a gonfie vele: l'adesione è stata pressoché totale,
l'azienda si è fermata per tutto il pomeriggio.
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