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Ore 16.30.17
Giorno
07/06/07
 
Castellanza - Reazione dei dipendenti della ditta di Castellanza di fronte al rischio di una riduzione di addetti nel settore rettifiche
Piena adesione allo sciopero della   Pomini

Lavoratori e sindacati dello stabilimento Castellanzese si sono presentati, come da accordo, alle 15 precise in via Monterosa 93 a Milano, alla sede generale della Techint Pomini. Ma la controparte aziendale, che aveva promesso per oggi un incontro in cui avrebbero spiegato il piano di rilancio, non si è presentata: l'incontro che avrebbe dovuto spiegare ai lavoratori come rilanciare una azienda che fino all'anno scorso contava 500 dipendenti e ora ne annovera circa 300 per una produzione che si limita a macchinari per gomma plastica, e a rettifiche (un tipo particolare di macchine utensili) è stato rinviato, per la seconda volta e dopo richieste sindacali durate almeno un paio d'anni, in un giorno imprecisato di luglio.

"E a questo punto cominciamo ad essere preoccupati seriamente" spiega Mario Ballante, della segreteria della Fim di Varese "Anche perchè a giugno c'è la scadenza del bilancio, e se dovessero emergere dei problemi o delle perdite significative, dubitiamo che per luglio ci sarà un piano di recupero da discutere, ma ben altro..."

La storia della Pomini di Castellanza non è più la storia della famiglia Pomini da molti anni: passata ad una multizionale per un breve periodo e poi alla Techint della famiglia Rocca, ha perso per strada diverse funzioni e un certo numero di lavoratori. I primi 100 lavoratori delle acciaierie sono stati trasferiti a Milano nella sede centrale, altri 100 trasferiti poi in una azienda austriaca, la Voest-Alpine, con cui la Pomini Techint ha una joint venture. Ora, dei 300 rimasti, quelli più a rischio sono gli operai che si occupano delle rettifiche: "Alla Pomini sono rimasti tre settori: il primo è quello che si occupa di produzione di macchinari per gomma plastica, il secondo della produzione di rettifiche, e infine l'officina. In effetti, c'e un calo costante di commesse in tutti i settori, ma specialmente nel settore delle rettifiche, un settore che incide direttamente sull'officina, che lavora su questi macchinari. Il prodotto in effetti è tecnologicamente buono ma con costi sproporzionati, e va in qualche modo ridefinita la politica di lavoro. Fino ad ora sono stati richiesti dall'azienda tre mesi di integrazione ordinaria a blocchi. Ma dal mese scorso sembra tutto tranquillo. Sembra: perchè questo segnale, l'ennesimo rinvio dell'incontro sul piano di recupero, non dà buone speranze"

E' così che il pullman di lavoratori Pomini si è ritrovato davanti alla sede milanese della Techint: per una sorta di "sciopero preventivo,  "Anche se a scioperare - conclude  Ballante - a essere assente oggi è stata in realtà l'azienda, non presentandosi all'incontro".

Se i cinquanta in presidio in via Monterosa a Milano hanno incassato la solidarietà della RSU della sede centrale e un gentile "non è possibile" di fronte alla richiesta di essere ricevuti dalla direzione Techint, a Castellanza lo sciopero è andato a gonfie vele: l'adesione è stata pressoché totale, l'azienda si è fermata per tutto il pomeriggio. 

Stefania Radman

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