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Ore 16.33.12
Giorno
07/06/07
Assemblea 2001
"Una relazione equilibrata e piena di spunti"

D'Amato si "smarca" da Berlusconi, ma lancia un altolà al sindacato

Economia forte, politica debole
"Da domani non sarà più così"

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"Dobbiamo tornare a pensare in grande"

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D'Amato ruba la platea a Vago e al ministro Letta

Assemblea 2001
La relazione di Vago

Univa

La relazione di D'Amato all'assemblea di Confindustria

Varese - La relazione del Presidente Marino Vago ha centrato tutta la sua attenzione sul ruolo del sistema impresa e del territorio  
"La competitività è la nostra stella polare"

Marino Vago è stato coraggioso. Con sicurezza e chiarezza ha liquidato la questione politica nazionale con quattro battute, "dopo tante parole, è il momento della verifica dei fatti". E con la stessa velocità si è districato dall'affannoso dilemma new o old economy, "siamo in presenza di tre forze diverse, ma con effetti ugualmente importanti: la globalizzazione, l'innovazione, le liberalizzazioni. Tre forze che, quasi a complicarci ulteriormente la vita, hanno trovato come grande alleato la velocità. mai in passato i cambiamenti erano stati così rapidi e repentini".

Il centro della relazione è stato invece il sistema impresa  e il suo rapporto con il territorio. 
"La capacità competitiva delle imprese non dipende solo dalla loro efficienza, ma dipende anche da fattori di sistema, da come sono organizzati e come funzionano il sistema-Paese e i sistemi locali". Parole del presidente della Confindustria D'Amato e che Vago ha fatto interamente propri. Allora si capisce perché subito dopo afferma che "la competitività è il termometro indispensabile per valutare il grado di accoglienza che il sistema politico e sociale offre alla dimensione dell'impresa". 
Da questo momento il ragionamento di Vago si sposta tutto sul nostro territorio per cercare di analizzare quale sia la situazione varesina. 
Dopo che con eleganza ha strigliato una stampa poco attenta e superficiale, parte con una domanda niente affatto retorica. "Di quanta opacità soffre il nostro territorio?" Sono tante e diverse le risposte. Una la possiamo definire di stampo teorico. "Anche se miti e ideologie sono crollati, resta dura a morire l'idea corrente secondo cui nelle imprese non vi può essere che un angosciante sfruttamento. E fatica a diventare dimensione culturale condivisa il guardare realisticamente a esse come ad una possibilità di utilizzare e valorizzare le potenzialità di ogni persona". Ma poi Vago si interroga se tanta disattenzione non dipenda anche dal fatto che a Varese "l'imprenditoria costituisce ormai un dato acquisito". "Industria quindi è un compagno di viaggio" e meriti vanno anche al sindacato che "ha impostato sul pragmatismo e sulla razionalità la propria rappresentanza del mondo del lavoro".

Il passaggio successivo di Vago è coraggioso. Affronta apertamente, anche se sempre con toni pacati, con le multinazionali considerandole responsabili di far sentire l'impresa "lontana". "L'extraterritorialità di alcune realtà di medie e grandi dimensioni. L'appartenenza a un gruppo multinazionale o l'essere unità produttive con centri direzionali esterni sono elementi che rientrano in maniera indubbiamente positiva nella dinamica di crescita complessiva dell'economia: tuttavia spesso il territorio guarda loro ancora con ingiustificata diffidenza. C'è anche la difficoltà di confrontarsi con interlocutori politici che abbiano peso a livello nazionale nella loro dimensione locale".
La parte finale della relazione è quella che mette il dito nella piaga delle cose da fare e fin qui non fatte. Occorre creare le condizioni per uno sviluppo locale e quindi si deve partire dalle infrastrutture. "Siamo la provincia delle piccole o grandi incompiute, e in proposito il nostro album è particolarmente voluminoso". A queste va aggiunto "un limite nella scarsa predisposizione alla finanza da parte dell'imprenditoria locale".

Varese "ha tutte le caratteristiche per creare e sfruttare le occasioni: ma ha bisogno di scrollarsi di dosso una mentalità, diciamo, misurata e riflessiva, forse particolaristica, che spesso la caratterizza". Malgrado tutto questo Vago è comunque sicuro che "agli uomini d'impresa spetta la grande responsabilità di portare i valori della creatività, dello sviluppo, del benessere diffuso. È questa la sfida che noi vogliamo raccogliere".

Un Marino Vago sicuro, più diretto di quello ascoltato un anno fa. La sua è stata una buona relazione. Peccato per due punti non affrontati con altrettanto sicurezza. La compatibilità ambientale e il valore del lavoro e del mondo che lo rappresenta. Non basta infatti riconoscere pragmatismo e razionalità al sindacato per mettere al centro, oltre all'impresa, anche il valore dei lavoratori. Così come non risulta chiara l'impossibilità di proseguire in un modello di sviluppo solo quantitativo e non qualitativo. Ma forse è pretendere troppo e non ci si può dimenticare che quello di Villa Ponti stamattina era il tempio della Confindustria. 

Marco Giovannelli

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